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Il mercato del nucleare è molto fiorente in Russia, motivo per il quale è uno dei paesi nei quali sono accaduti più disastri in assoluto. L’incubo di Chernobyl del 1986 ha accompagnato la popolazione per svariati anni, nonostante la volontà del governo di dimenticare. Recentemente si è tornati a parlare del paese dell’est, dopo la scoperta di una nuova, pericolosa, nube radioattiva in rapido movimento verso l’Europa occidentale. Molte di queste radiazioni sono infatti arrivate fino in Norvegia, dove sono state registrate dai centri metereologici locali.

Come spesso accade in Russia il governo ha negato ogni coinvolgimento, nonostante le dinamiche fossero state quasi del tutto scoperte. Sarebbe infatti avvenuto un incidente, legato ad un test missilistico dei nuovi missili Burevestnik. L’epicentro del nuovo disastro ambientale sarebbe il poligono di Nenoska, non lontano dalla cittadina di Severodvinsk.

Nube radioattiva: in Russia si teme il ripetersi di Chernobyl

La società che si occupa della costruzione dei missili per conto del governo russo è Rosatom. La stessa era stata incaricata di testare i nuovi Burevestnik direttamente dal presidente. Non è la prima volta che l’azienda è coinvolta in scandali ambientali legati all’energia nucleare, come quello di pochi mesi fa, in cui si registro un’altra fuga di materiale radioattivo.

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Secondo le ricostruzioni dell’incidente, uno dei missili lanciati sarebbe stato difettoso e non sarebbe esploso. Questo avrebbe portato al recupero in mare e alla successiva esplosione su una delle zattere di lancio. La peculiarità di questo nuovo ordigno risiede nel sistema di propulsione che sfrutta un vero e proprio reattore nucleare miniaturizzato.

Dai rilievi aerei effettuati dopo l’8 agosto sembrerebbe che una delle piattaforme di Nenoska sia effettivamente quasi affondata, nonché spostata rispetto alla sua posizione originaria. Una maggior conferma della criticità dell’accaduto la si evince dalla chiusura del tratto di mare corrispondente ai test. Il governo russo ha infatti proibito ogni sorta di attività marittima nella zona dell’esplosione.