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Piramide di Giza: le novità sui nuovi incredibili ritrovamenti

scritto da Niccolò Marrocco 11/07/2019 0 commenti 1 Minuti lettura
piramide-di-Giza
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L’antico Egitto ha molti simboli che ricordano lo splendore della civiltà che lo ha popolato e la Piramide di Giza è forse il più imponente. Grazie al suo stato di conservazione e ai dubbi legati alla sua costruzione si è ritagliata un posto nel cuore degli archeologi, che ogni giorno continuano a studiarla. Probabilmente se analizziamo tutti i monumenti del medesimo periodo storico, la Piramide è l’opera di ingegneria più importante e significativa. Questo nei secoli le ha permesso di guadagnare il nome di “meraviglia del mondo”.

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Tra gli aspetti irrisolti legati alla sua costruzione ne ritroviamo uno, di cui andremo a parlare oggi. Dopo quasi 50 anni dalla prima scoperta possiamo infatti comprendere le modalità di trasporto dei materiali dal luogo di estrazione. Le travi di legno rinvenute non lasciano spazio ad alcun dubbio, sarebbe stata utilizzata una flotta navale.

Piramide di Giza: la flotta di navi del Faraone Khufu

Dopo anni di ricerche e ricostruzioni è finalmente stato possibile proiettare il documentario: “Great Pyramid of Egypt: The New Evidence”. All’interno dello stesso sono concentrate tutte le conoscenze sulle antiche Piramidi, incluse le varie tecniche di costruzione. Alla fine della visione si è inoltre parlato di una serie di ricerche che dovrebbero partire a breve. Il film è stato molto apprezzato dagli storici che hanno affermato:

“Ottenere 170.000 tonnellate di calcare di alta qualità per rivestire la piramide era la più grande sfida di Khufu“ e che “Nessuno ha mai saputo con certezza quanta pietra sia stata portata a Giza per completare la costruzione in poco più di un quarto di secolo“.

Le travi rinvenute avrebbero finalmente confermato le convinzioni degli storici. L’antica Piramide di Giza infatti sarebbe stata costruita servendosi di una flotta navale. In particolar modo le navi sarebbero state impiegate per il trasporto e l’estrazione dei materiali necessari alla costruzione, siti nel logo di Torah. Quest’ultimo è infatti raggiungibile solo via mare, ecco spiegata la necessità di una grande quantità di imbarcazioni.

La prima volta che i reperti furono analizzati correva l’anno 1954, ma solo oggi è stato possibile collegare tutto con un filo logico. Le tecnologie utilizzate in precedenza non erano infatti in grado di fornirci dettagli certi sulla questione.

Eissa Zidane, la sovraintendente al ritrovamento avrebbe confermato tutte le supposizioni, affermando inoltre: “Questo è lo stesso periodo delle piramidi di Khufu, quindi sappiamo che è la barca del re Khufu“.

 

grande piramide di gizamisteri piramidepiramide di Khufu
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Niccolò Marrocco

Appassionato di Tecnologia a 360°. Mi sono avvicinato a questo mondo specializzandomi nell'ambito mobile e droni.

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