5G

Stiamo per entrare nell’era della rete 5G già dalla fine del 2019, con lo scopo di poter disporre di un numero altissimo di dispositivi collegati a una stessa cella per realizzare l'”internet delle cose”. Oltre ai soliti device, anche smartwatch, reti di sensori, gli elettrodomestici e le automobili saranno collegati tra loro per mezzo della rete.

Con il 5G verranno inoltre sviluppati sistemi di automazione industriale, sistemi di controllo automatico del traffico, e la telechirurgia, grazie a velocità di connessione maggiori anche di una rete in fibra. Per ottenere ciò, saranno usate antenne più piccole e fitte, con una stazione radio base ogni 500-1000 metri e fasci di onde radio più stretti mirati ai reali utilizzatori.

Tuttavia, l’introduzione della rete di quinta generazione ha sollevato molte preoccupazioni sui possibili rischi per la salute umana. Altri casi di dibattimento sono di tipo sociologico per le implicazioni di una tecnologia così pervasiva, oppure si discute dei rischi di sicurezza informatica.

5G: sembra che non ci siano rischi per la salute

Le preoccupazioni sulla salute derivano dalla precedente generazione 4G, in cui i ripetitori di telefonia cellulare sono diventati l’argomento di migliaia di studi che, in definitiva, non hanno trovato un rischio elevato e confermato. Sono state citati alcuni studi di un ricercatore svedese che ha notato un aumento tumori cerebrali in utilizzatori molto assidui dello smartphone. Ma la stessa American Cancer Society ha concluso che il rischio è debole e non è possibile stabilire un nesso di causa-effetto per chi si è ammalato.

Anche gli studi dell’Istituto Ramazzini e del National Toxicology Program USA sui ratti, esposti a un livello relativamente elevato di onde radio, sono deboli e parzialmente contraddittori e non trovano connessioni di causa-effetto. Per giunta, sembra che il 5G favorisca un’esposizione minore per chi usa il telefono, questo grazie alle nuove frequenze utilizzate che vengono assorbite molto meno dal corpo umano.

Risulta però difficile stabilire quale sarà il livello effettivo di esposizione, anche se in Commissione trasporti il dott. Alessandro Vittorio Polichetti dell’Istituto Superiore di Sanità ha concluso che “il 5G è assolutamente una tecnologia sicura“.

Semmai c’è da preoccuparsi per l’avanzata in questo settore delle industrie cinesi, le quali hanno sviluppato una grossa competenza sul 5G. Non è assurdo pensare a uno scenario in cui dipenderemo  completamente dalla Cina in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni. Trova fondamento altresì la paura che la sicurezza delle informazioni che navigano nella rete non sia effettivamente protetta: tra l’altro, le aziende cinesi non sono peggiori di quelle nostrane (vedi Facebook con Cambridge Analytica).