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Recentemente Huawei è stata colta in flagrante a “truccare” i risultati dei banckmark. L’azienda si è subito giustificata spiegando come il boost prestazionale sia legato all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale presente sugli smartphone di ultima generazione. Infatti quando il terminale rileva un’operazione ad alto carico si attiva in automatico una sorta di “performance mode”.

Questa scelta si è resa necessaria, secondo Huawei, per influenzare gli utenti che guardano molto più ai risultati di un benchmark che all’effettiva esperienza d’uso. Infatti il boost prestazionale è stato scoperto durante l’esecuzione del programma 3DMark. Immediatamente dopo la scoperta, i terminali P20, P20 Pro, Nova 3 e Honor Play sono stati esclusi dalla classifica.

Per riparare alla figuraccia fatta, Huawei ha anche comunicato che gli utenti potranno scegliere liberamente di attivare la “modalità performance” a seconda delle necessità. Infatti l’arrivo della nuova EMUI 9.0 introdurrà anche un nuovo toggle per attivare la modalità a prescindere dall’analisi dell’app in uso a seguito dall’intervento dell’IA.

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3DMark si è mostrata disponibile a reinserire gli smartphone rimossi dall’elenco non appena la “modalità performance” sarà disponibile per tutti gli utenti. Huawei, in collaborazione con UL, ha anche dichiarato che si sta lavorando alla creazione di uno standard per il benchmarking al fine di unire le esigenze dei produttori e dei consumatori. In questo modo si potranno effettuare dichiarazioni stampa supportate dei fatti e non da trucchetti vari.

Ovviamente Huawei non è il primo produttore che falsifica i ristati di un benchmark, ma è in ottima compagnia considerando che, in passato, anche Samsung, OnePlus e HTC hanno truccato i risultati per far apparire i propri smartphone più performante di quanto realmente fossero.