Sono due mesi che me lo ritrovo tra i piedi. O meglio, che mi giro per il giardino e me lo trovo a brucare l’erba con quella sua andatura un po’ goffa, un po’ decisa, che hanno tutti i robot tagliaerba quando funzionano. E ogni tanto, ahimè, che me lo ritrovo fermo a metà prato con la lucetta rossa lampeggiante e la solita notifica sull’app: sovraccarico motore, riavviare manualmente. Vabbè.
Avevo le mie riserve, sarò onesto. Ne avevo provato un altro qualche estate fa e l’esperienza mi aveva lasciato un retrogusto acido di picchetti, fili tagliati dai cani e mappature andate a remengo dopo il primo temporale. Stavolta, mi sono detto, magari va meglio. In parte è andata così, in parte no.
Il RoboUP Raccoon 2 SE è arrivato da me in beta, prima del lancio ufficiale di marzo, e l’ho messo subito alla frusta in due scenari volutamente molto distanti tra loro: 300 metri quadri pianeggianti del giardino della villa fuori Roma, scenario da manuale per la categoria, e i circa 3000 metri quadri del campo di tiro con l’arco del CUS Roma dove insegno, con dislivelli importanti, alberi, paglioni e tutto il bordello di un terreno semi sportivo. Esagerato? Eccome se è esagerato. Ma in due mesi di rotazione tra i due ambienti ho capito una cosa che vale la pena dirla subito: questo robot ha intuizioni interessanti e limiti seri, e il bilancio finale dipende da quanto sei tollerante verso i piccoli intoppi quotidiani.
Il punto di partenza è chiaro. Niente filo perimetrale interrato, niente antenna RTK piantata sul tetto, niente app obbligatoria, niente abbonamenti. Apri, monti il paraurti, posizioni la base, premi un bottone e parte. La promessa “Unbox in 1, Mow in 2” stampata sulla scatola è sostanzialmente vera. Poi, però, c’è la convivenza quotidiana con un dispositivo che non sempre fa quello che dovrebbe, e qui il giudizio si complica parecchio.
Unboxing
La scatola arriva con un peso che si fa sentire, sui 14 chili abbondanti, ma non al punto di farti gemere quando la sollevi. Il packaging è un piccolo capolavoro di sobrietà: tutto cartone, niente di quel polistirolo che si sbriciola sulla scrivania e ti ritrovi a raccogliere per due giorni. Apprezzo. È una di quelle cose piccole che ti dice qualcosa sulla cura del produttore.
Dentro trovi il robot, la base di ricarica, l’alimentatore con cavo abbastanza lungo, il paraurti frontale da montare separatamente sotto il muso (operazione da quattro viti, brugola compresa nella confezione), una manciata di picchetti per ancorare la stazione al terreno, due “beacon” magnetici per i corridoi stretti se hai più zone, tre set di lame di ricambio già in dotazione e un piccolo manuale cartaceo essenziale.
Mi spiego meglio sui beacon, perché ammetto che all’inizio non avevo capito a cosa servissero. Sono dei dischetti magnetici da posizionare sul terreno quando devi guidare il robot da una zona di prato a un’altra attraverso un passaggio stretto, tipo un corridoio di mattonelle. Funzionano come segnaposti virtuali. Inutili nel mio scenario villa, perché il giardino è un’unica area chiusa, ma utili se hai un giardino frazionato.
Il manualetto cartaceo è scarno ma chiaro, con disegni tipo IKEA, e c’è un QR code che porta alla guida estesa. Niente pippe, niente fogli A4 stampati in dieci lingue di cui otto incomprensibili. La dotazione, a conti fatti, è generosa: ti danno ricambi sufficienti per la prima stagione e mezzo, e questo non è scontato in una fascia di prezzo medio bassa.
Design e costruzione
Esteticamente il piccolo procione (perché Raccoon in inglese significa proprio procione, scoperta dell’ultima settimana) ha una sua personalità. Non è il robot più bello che abbia visto, ma neanche il più cafone. Le linee sono pulite, la livrea grigio scuro con dettagli neri e un tocco di arancione sul pulsante centrale gli dà un’aria onesta da attrezzo da giardino, non da gadget pretenzioso. Sta sul prato senza darti fastidio agli occhi, e se hai la villa in pietra come la mia, ci si integra in modo discreto.
In mano pesa intorno ai 12 chili, che lo rende facile da spostare anche per mia madre quando deve riportarlo dentro per il rovescio improvviso. C’è una maniglia recessa sul retro, ben pensata, che permette di prenderlo al volo senza sporcarsi le mani con l’erba bagnata sotto. Quasi tutti i competitor hanno qualcosa di simile, sì, ma qui è messa proprio nel punto giusto.

I materiali sono plastiche dure di buona fattura. Niente di sorprendente, ovvio: a questi prezzi non puoi pretendere magnesio o alluminio. Però le plastiche sono spesse, gli accoppiamenti sono fatti bene e dopo due mesi di sole, pioggia, un paio di temporali estivi seri e Anubi che ci ha fatto cose strane sopra (lascio all’immaginazione), non ho un graffio degno di nota. La protezione IPX6 dichiarata regge: l’ho lasciato sotto pioggia leggera per pura curiosità sperimentale, e niente, lui se ne va in stazione e basta.
Sotto trovi due ruote motrici anteriori grandi, gommate, con tassellature profonde, e una ruota posteriore più piccola che fa da pivot. Il disco di taglio è centrale, con tre lame oscillanti libere di pivottare se incontrano qualcosa di duro. Larghezza di taglio dichiarata: 20 cm. Non è tantissimo, e in effetti su prati grandi si paga in tempi di lavoro. Ma per giardini sotto i 500 metri quadri è in linea con la categoria.
Una cosa che ho notato e che mi ha fatto piacere: il sensore pioggia è in posizione esposta, sul lato superiore, e funziona davvero. Niente storie da “ah ma quello non si attiva mai” tipiche dei modelli più economici. Quando piove, lui torna a casa. Punto.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Modello | RoboUP Raccoon 2 SE |
| Area massima consigliata | 500/600 m² |
| Larghezza di taglio | 20 cm |
| Altezza di taglio | 30/80 mm regolabile elettricamente, 12 livelli |
| Lame | 3 lame oscillanti su disco rotante |
| Batteria | 5 Ah agli ioni di litio |
| Autonomia dichiarata | 150 minuti |
| Tempo di ricarica | 70 minuti |
| Pendenza massima dichiarata | 36% (20°) |
| Larghezza minima passaggio | 80 cm |
| Altezza erba massima gestibile | 12 cm |
| Rumorosità | circa 56 dB |
| Peso | circa 12 kg |
| Navigazione | vSLAM + INS, fotocamera AI, no RTK, no filo perimetrale |
| Connettività | Wi Fi 2.4 GHz, Bluetooth, aggiornamenti OTA |
| Sensori | telecamera AI, paraurti fisici, sensori sollevamento e inclinazione, sensore pioggia |
| Impermeabilità | IPX6 |
| Zone gestibili | fino a 3 (con beacon per corridoi stretti) |
| Modalità di taglio | random, parallelo a L su mappa, parallelo target area sotto 80 m², spot mowing, comando remoto |
Hardware e tecnologie di navigazione
Qui c’è la vera scelta progettuale del produttore, e va capita bene perché spiega tutto il resto. Il RoboUP Raccoon 2 SE non usa né filo perimetrale né antenna RTK. Si appoggia a un sistema vSLAM più INS, dove la sigla difficile la traduco subito: una telecamera AI che osserva il terreno davanti a sé, riconosce dove c’è erba e dove no, e una centralina inerziale che misura accelerazioni e rotazioni per capire come si sta muovendo nello spazio. Detto in soldoni, il robot “vede” il giardino come lo vedresti tu se camminassi a quattro zampe.
La fotocamera è angolata verso il basso, quasi a guardarsi le scarpe per intenderci, e questo le permette di leggere il margine prato/non prato in modo abbastanza affidabile. Il sistema è addestrato, secondo il produttore, a riconoscere oltre 300 tipi di ostacoli comuni da giardino. Mobili, vasi, giocattoli, cuccioli, attrezzi. La promessa è ambiziosa, e nella pratica direi che funziona al 90%. Quel 10% rimanente è dove emergono i limiti più seri, e ne parlo dettagliatamente nella sezione test.
C’è poi un secondo livello di sicurezza: il paraurti frontale è munito di sensori a impatto. Se per qualche motivo la telecamera non vede in tempo un ostacolo (succede di notte, succede con piante basse e sottili, succede con oggetti molto scuri), il robot lo tampona piano, registra la posizione e cambia rotta. Funziona in modo prevedibile e mai aggressivo. Mi è capitato di vederlo “annusare” un paglione del campo di tiro e poi voltarsi educatamente, come se chiedesse permesso.
Sotto trovi anche sensori di sollevamento e inclinazione: se per qualunque motivo viene alzato dal terreno o ribaltato, le lame si fermano in meno di un secondo. L’ho testato, sì, con un guanto di pelle robusto, perché certe cose vanno verificate. Le lame si bloccano davvero in modo immediato. Per chi ha bambini o animali è una rassicurazione importante, e va detta.
Una piccola nota tecnica per i fissati: il disco di taglio è “floating”, ovvero galleggia leggermente rispetto al telaio. Questo permette al robot di adattarsi a piccole irregolarità del terreno senza scalpare il prato in zone più alte. Sulla carta è una bella idea. Nella pratica, come vedrete tra poco, è anche una delle cause del fastidioso problema di sovraccarico motore che mi ha accompagnato per tutta la durata del test.
App companion: utile, non indispensabile
Una delle cose più intelligenti del prodotto è che l’app non è obbligatoria. Se hai un giardino unico e ben definito, premi il pulsante centrale del robot e parte. Mappa da solo, taglia, torna in stazione. Punto. Per un anziano o per uno che non ha voglia di smanettare, è oro colato.
Ma se vuoi sfruttarlo davvero, l’app serve. Si chiama RoboUP, c’è per Android e iOS, ed è gratuita. Tradotta in italiano in modo decente, niente di drammatico, qualche piccolo errore di localizzazione qua e là che stanno probabilmente sistemando con gli aggiornamenti. La connessione iniziale è via Bluetooth, poi il robot si aggancia al Wi Fi di casa e da quel momento puoi pilotarlo da remoto.
Le funzioni principali sono quelle che ti aspetti: visualizzazione della mappa con percentuale di lavoro completato, possibilità di definire fino a tre zone distinte e programmarle in modo separato, regolazione elettrica dell’altezza di taglio (cosa che mi ha sorpreso, perché in questa fascia di prezzo di solito hai una rotellina meccanica da girare a mano), pianificazione settimanale con orari precisi, scelta tra modalità random o parallelo a L, modalità target per piccole zone sotto gli 80 metri quadri da fare in linee parallele veloci, comando remoto manuale tipo radiocomando.
Quello che invece manca, e va detto, è una vista live del lavoro in corso. Vedi la mappa statica e una percentuale, ma non hai il puntino che si muove in diretta. Boh, ci farei la pace. In compenso le notifiche push funzionano sempre. Anzi, fin troppo: nel mio caso, durante i due mesi di test, ho ricevuto una valanga di notifiche di errore. Sovraccarico motore. Robot fermo. Riprendere manualmente. Ne riparlo dopo.
Una cosa onesta sull’esperienza app dopo due mesi: ho ricevuto due aggiornamenti OTA, entrambi installati senza problemi, e con il secondo ho notato un piccolo miglioramento nella precisione della mappatura automatica. Vuol dire che il produttore ci sta lavorando sopra, e questo è un segnale buono per chi compra adesso. Speriamo che lavorino anche sul firmware del controller motore, perché lì serve davvero un intervento.
Prestazioni e autonomia: i numeri ballano
Sulla carta, 150 minuti di autonomia con ricarica in 70. Sulla carta. Nella pratica i numeri ballano in base a un sacco di variabili: altezza dell’erba, pendenza, modalità scelta, temperatura ambiente. Diciamo che nei miei test, sui 300 metri quadri della villa con erba a 5 cm di altezza desiderata e prato già curato, ho misurato in media 140/145 minuti prima del rientro automatico in stazione. Qualcosa in meno del dichiarato, ma siamo lì. Onesto.
Quando il prato era più alto, dopo una settimana di pioggia e abbandono, l’autonomia è scesa a circa 120 minuti. Logico: il motore lavora di più, il consumo aumenta. Nessuna sorpresa. La cosa interessante è che il robot gestisce da solo i cicli: se la batteria scende sotto il 20%, torna in stazione, si ricarica e poi riprende esattamente da dove aveva interrotto. Sempre che, ovviamente, non si sia bloccato nel frattempo per qualche errore.
Ed ecco il punto. La batteria sarà anche da 150 minuti, ma se in mezzo a un ciclo lui si pianta tre volte per sovraccarico motore e devi andare a riavviarlo a mano, l’autonomia teorica diventa irrilevante. Il problema, che ho avuto in entrambi gli scenari, si manifesta soprattutto quando l’erba è leggermente più alta del normale, o quando trova un fitto di trifoglio, o quando c’è uno strato di umidità residua sotto. In quei casi, il sistema rileva un assorbimento di corrente troppo alto sulle lame, taglia tutto per protezione e ti notifica via app.
La ricarica in 70 minuti l’ho verificata in modo abbastanza maniacale: con batteria scarica all’osso ho misurato 73 minuti effettivi a una temperatura ambiente di 22 gradi. In estate, sopra i 30, sale a circa 80 minuti perché il sistema di gestione termica della batteria rallenta la corrente di carica. Cosa giusta, sia chiaro: meglio avere una batteria che dura tre anni piuttosto che una ricarica veloce e poi celle gonfie a metà stagione.
Sui consumi elettrici siamo intorno ai 4/5 kWh al mese se lo fai lavorare tre volte a settimana. Niente di drammatico in bolletta. Considerando che il motore stesso è da circa 30W in funzionamento normale, è un dispositivo davvero efficiente dal punto di vista energetico.
Test sul campo: due scenari opposti, qualche delusione
Ora, la parte interessante. L’ho usato in due contesti deliberatamente diversi per capire dove finisce e dove regge davvero. E qui devo essere brutalmente onesto.
Scenario uno: villa fuori Roma, 300 metri quadri pianeggianti. Il setup è durato 25 minuti netti, paraurti compreso. Mappatura automatica al primo tentativo, riuscita al primo colpo. Ho posizionato la base in un angolo riparato sotto la pergola, ho premuto il pulsante e lui è partito da solo a fare il giro perimetrale di riconoscimento. Dopo circa 18 minuti aveva costruito la sua mappa e ha iniziato a tagliare. Da quel momento ho impostato un programma settimanale di tre uscite, lunedì mercoledì e venerdì alle 10 del mattino.
Cosa è successo nei due mesi successivi? Una serie di osservazioni miste. Da un lato, il robot ha effettivamente mantenuto il prato in ordine. Dall’altro, ho dovuto intervenire molto più spesso del previsto. Le situazioni problematiche sono state principalmente tre.
Primo, il tracciamento. Anche su un terreno piatto e ben mappato come il mio, il robot non si muove con la precisione che ti aspetteresti. Procede a strisce, sì, ma le strisce non sono mai veramente parallele. Si sovrappongono, lasciano piccoli buchi, ripassano due volte sulla stessa zona e ne saltano un’altra. La modalità “L pattern” promessa dall’app, in teoria sistematica, nella pratica sembra più una linea guida che una traiettoria reale. Mi spiego meglio: se ti aspetti il taglio geometrico stile robot RTK di fascia alta, lascia perdere. Qui la copertura è buona solo nel medio periodo, dopo cinque o sei passaggi, quando le imprecisioni di un giorno vengono compensate da quelle del giorno dopo.
Secondo, il taglio è approssimativo. Non parlo di un taglio brutto, parlo di un taglio non uniforme. Le lame oscillanti tagliano bene quando incontrano l’erba alla giusta altezza, ma sui ciuffi più resistenti la lama sembra “scalpicciare” piuttosto che recidere netto. Risultato: a fine ciclo, vedi chiaramente delle striscioline più alte alternate a zone più basse. Non è un disastro estetico, ma se sei uno che vuole il prato all’inglese stile golf course, scordatelo. Qui hai un prato curato sì, ma con quella texture irregolare tipica dei robot economici che non investono in piatti di taglio premium.
E terzo, il problema più fastidioso di tutti: i blocchi continui per sovraccarico motore. Devo essere chiaro perché è un punto serio. Anche su terreno piatto, anche con erba non troppo alta, il robot si ferma più spesso di quanto dovrebbe. Notifica sull’app, lucetta rossa, blocco totale. Devi andare fisicamente vicino a lui, alzarlo, pulire la zona delle lame da eventuali residui, riposarlo a terra e riavviarlo dal pulsante. Mediamente, per un ciclo completo del giardino, mi è capitato di doverlo riavviare due o tre volte. In due mesi è una scocciatura concreta. Non sempre c’è erba alta o ostacoli evidenti: a volte la protezione scatta senza ragione apparente, e questo fa pensare che il firmware del controller motore sia tarato in modo troppo conservativo. Speriamo lo aggiornino, perché così è una rottura di scatole quotidiana.
Scenario due: campo di tiro con l’arco al CUS Roma, 3000 metri quadri. Premessa fondamentale: questo scenario è chiaramente fuori specifica. Il produttore dichiara 500/600 metri quadri, e qui parliamo di una superficie sei volte tanto, con dislivelli importanti, alberi sparsi, paglioni piazzati a varie distanze, tubi di irrigazione a vista in alcune zone. Era pura curiosità sperimentale.
Cosa è successo? Le prime due settimane sono state uno scoglio. La mappatura automatica fallisce miseramente su una superficie così ampia: il robot perde i riferimenti, gira a vuoto, si confonde sui margini sfumati tra prato curato e zone con erba alta. Soluzione: ho usato la mappatura manuale via app, segmentando solo una porzione di circa 400 metri quadri della zona più pianeggiante, e ho ignorato il resto. In quella sub area ha lavorato, ma con tutti i limiti che ho già descritto, amplificati dalla maggiore superficie e dalle pendenze: blocchi più frequenti, slittamenti sulle ruote anteriori dopo la pioggia, una volta è rimasto fermo per un’ora prima che me ne accorgessi. Sopra i 18/19 gradi reali di pendenza, le ruote slittano e il robot si ferma chiedendo aiuto via notifica. Dichiarazione del produttore: 36% di pendenza, che in gradi fa 20. Diciamo che è il limite massimo teorico in condizioni asciutte e con erba corta.
Sui paglioni, e qui apro un sorriso, il robot li ha sempre riconosciuti come ostacoli, fermandosi a una trentina di centimetri di distanza e cambiando rotta. Bene. Sui tubi di irrigazione a vista, invece, una volta è passato sopra senza riconoscerli. Non li ha tagliati, per fortuna, perché si sono solo abbassati al passaggio, ma è un campanello d’allarme: oggetti sottili, lineari e a colore mimetico con l’erba sono il suo punto debole.
E poi ci sono Dafne e Anubi. Mia pastora svizzera bianca lei, groenendael nero lui. Nei primi giorni Dafne lo guardava con sospetto, pelo dritto, qualche ringhio di traverso. Poi, dopo una settimana, ha iniziato a ignorarlo. Anubi, invece, è stato amore a prima vista in senso esagerato: lo segue, lo annusa, una volta ha provato a sdraiarcisi sopra. Per fortuna il sistema di riconoscimento ha sempre identificato i cani come obiettivi grandi e in movimento, fermandosi a distanza prudenziale prima di girare attorno. Mai una volta che li abbia toccati con le ruote o, peggio, con le lame. Quella protezione lì funziona davvero, e per chi ha animali è il punto più importante in assoluto. Su questo, niente da dire.
Approfondimenti
Tracciamento e qualità del taglio: aspettative ridimensionate
Ho già accennato ma vale la pena dilungarsi, perché è il punto su cui ho dovuto rivedere le mie aspettative iniziali. Il sistema vSLAM è una soluzione brillante per evitare il filo perimetrale, ma paga in precisione di traiettoria. Il robot non sa dove si trova con precisione centimetrica come fa un modello RTK. Stima la sua posizione tramite la fotocamera, l’unità inerziale e la mappa che ha costruito. Risultato: il tracciamento è approssimativo.
Cosa vuol dire in pratica? Vuol dire che se gli chiedi di tagliare in modalità “L pattern” (la modalità sistematica a strisce parallele), le strisce non saranno mai veramente parallele. Saranno strisce che si incrociano leggermente, che si sovrappongono in alcuni punti, che lasciano dei piccoli triangolini non tagliati in altri. La copertura completa arriva solo dopo più passaggi consecutivi, perché la statistica fa il resto. Lavorando il prato tre volte a settimana, dopo due settimane il giardino è uniforme. Ma se pretendi quel taglio geometrico perfetto da un solo ciclo, no, qui non lo trovi.
Il taglio in sé, come ho già detto, è approssimativo. Le lame oscillanti tagliano l’erba in modo decoroso quando le condizioni sono ottimali, ma sui ciuffi più resistenti tendono a “tirare” il filo d’erba piuttosto che reciderlo. Questo si traduce in un risultato visivo non sempre lineare: vedi striscioline a diverse altezze, soprattutto controluce o quando il prato è più alto del solito. Onestamente non è il taglio professionale che ti aspetti da un tagliaerba a lame fisse, ma è in linea con quello dei concorrenti diretti in questa fascia di prezzo. Non è peggio, ma non è neanche meglio.
Il problema dei blocchi: il vero tallone d’Achille
Questa è la cosa che più mi ha fatto storcere il naso in due mesi di test, e va affrontata senza giri di parole. Il RoboUP Raccoon 2 SE ha un firmware del controller motore che scatta in protezione fin troppo facilmente. Il messaggio che vedi sull’app è sempre lo stesso: “sovraccarico motore, robot fermato per protezione, riavviare manualmente”.
Le condizioni che lo fanno scattare sono varie. Erba leggermente più alta del solito? Si blocca. Trifoglio fitto? Si blocca. Strato sottile di erba bagnata sotto le lame? Si blocca. Una volta si è bloccato in mezzo al prato, di colpo, senza che ci fosse nessuna evidente difficoltà. Ho dovuto andare a vedere, alzarlo, pulire le lame (che erano pulite), e riavviarlo. Ha ripreso come se nulla fosse stato. Mah.
Dopo due mesi di convivenza, ho fatto una statistica grossolana: in media, per ogni ciclo di taglio completo del giardino della villa, il robot si blocca due o tre volte per sovraccarico motore, e va riavviato manualmente. Tradotto: l’autonomia di 150 minuti è teorica, perché in mezzo ci stanno gli interventi umani. Se programmi un ciclo notturno o mentre sei al lavoro, te lo ritrovi fermo a metà strada e ti incazzi. Se sei un tipo paziente, lo riavvii e va. Ma è un difetto reale che pesa nella valutazione complessiva.
Spero davvero che il produttore intervenga via OTA su questo punto. Il problema sembra software, non hardware: il motore è sano, le lame sono in ordine, è la soglia di intervento della protezione corrente che è impostata troppo bassa. Una taratura più tollerante risolverebbe il 70% dei casi. Aspettiamo un firmware update, in pratica.
Mappatura senza filo: pregi e limiti reali
La promessa “no wires, no RTK” è il vero cavallo di battaglia di questo modello, e va sviscerata bene perché qui sta sia il valore che il limite. Sul giardino della villa, la mappatura automatica ha funzionato al primo colpo. Il robot fa un giro perimetrale guidato dalla telecamera AI, individua i bordi, costruisce una mappa bidimensionale e da quel momento sa cosa è prato e cosa no. Per giardini con bordi netti, tipo il mio recintato in pietra, è una manna dal cielo: niente cavi sotterranei da posare, niente quattro pomeriggi a piantare picchetti.
Il limite emerge quando i bordi non sono netti. Un prato che sfuma in ghiaia chiara con erba sporadica, oppure una zona dove il prato si fonde con un’aiuola dello stesso colore, manda in confusione la fotocamera. La soluzione che il produttore propone sono dei picchetti perimetrali opzionali, da piantare a 40 cm uno dall’altro per definire visivamente il bordo. Funzionano, ma sono un costo aggiuntivo e fondamentalmente reintroducono parte della scocciatura che il sistema voleva eliminare. Sul mio giardino non ne ho avuto bisogno, ma su un terreno aperto sì, sicuramente.
Un altro punto delicato è la mappatura sotto chiome basse di alberi. Il sistema vSLAM lavora con la telecamera che osserva il terreno, e quando entri in zone d’ombra densa, tipo sotto una pianta di olivo cresciuta troppo, perde un po’ di precisione e a volte il robot rallenta o fa giri stretti su sé stesso. Niente di tragico, ma se hai un giardino molto ombroso aspettati qualche piccola crisi esistenziale del robot.
Gestione dei bordi: il rifinitore manuale serve ancora
La regolazione dell’altezza, da 30 a 80 mm in 12 step di 5 mm, è gestita elettricamente dall’app, e questa cosa è molto comoda. Niente di rotellina manuale, niente robot capovolti per cambiare misura. Mi spiego meglio: in primavera taglio a 35 mm, in piena estate alzo a 55/60 mm per non stressare il prato col caldo, in autunno scendo di nuovo. Tutto da telefono, in due secondi.
Quello che non mi piace è la gestione dei bordi alti. Il sistema Ride on Edge promette taglio fino a filo del bordo del prato, e in effetti quando il bordo è planare il robot ci si appoggia parzialmente sopra e taglia bene. Ma se il bordo è verticale (muretto, recinzione, fioriera rialzata), il piatto di taglio è centrale rispetto alla scocca di 40 cm, quindi resta una fascia di circa 10 cm non tagliata. Verità da dire: questo problema ce l’hanno tutti i robot tagliaerba di questa fascia, salvo modelli con piatto estensibile che però costano il triplo. Quindi va contestualizzato. Però se compri questo prodotto, sappi che il rifinitore manuale ogni tanto lo devi ancora tirare fuori per i lati.
Rilevamento ostacoli e sicurezza con animali
Questa è la parte che mi premeva di più, perché con due cani in giardino non potevo permettermi un dispositivo che tagliasse zampe. Devo essere chiaro: in due mesi di uso, Anubi e Dafne non sono stati toccati una sola volta. Il sistema di riconoscimento AI, abbinato ai sensori del paraurti, ha sempre funzionato in tempo. Vede una sagoma in movimento, rallenta, si ferma a circa 30/40 cm, gira e va dall’altra parte.
Su oggetti statici, il discorso è leggermente diverso. Tennis ball, scarpe da giardino, attrezzi appoggiati, vasi: tutto identificato e aggirato. Su piante basse e flessibili, invece, ho avuto un piccolo incidente. Una pianta di salvia bassa, di quelle che fanno fiorelli viola, è stata leggermente potata da un suo passaggio frontale. Niente di drammatico, la pianta è viva, ma la lezione è che le piante a foglia sottile e dello stesso verde dell’erba possono confonderlo. Soluzione: sposto io quel tipo di piante, o le proteggo con un sasso sul perimetro.
Una cosa che apprezzo è il comportamento alla pioggia e di notte. Il robot non lavora di notte, perché il produttore ha pensato giustamente alla fauna notturna che potrebbe attraversare il prato (ricci, in particolare, che sono spesso vittime di robot tagliaerba meno attenti). E quando piove, torna in stazione e basta. Per chi vive vicino a zone con presenza di piccoli animali selvatici, questa è una scelta etica che vale la pena sottolineare.
Rumorosità e convivenza in giardino
I 56 dB dichiarati sono confermati nei miei test informali, fatti col fonometro del telefono. Per dare un riferimento concreto: è più silenzioso di un tagliaerba a benzina, decisamente, ma anche di un decespugliatore elettrico. Diciamo che è paragonabile a una conversazione a voce bassa o al ronzio di una lavatrice in centrifuga a venti metri.
Nella pratica? Posso starci accanto a leggere un libro all’ombra senza disturbo. Posso lasciarlo lavorare alle 9 del mattino senza che i vicini protestino. Posso, e l’ho fatto, fare riunioni in videoconferenza all’aperto con il robot a tre metri e nessuno mi ha mai chiesto “ma cos’è quel rumore?”.
Quello che lo rende davvero discreto, comunque, è l’assenza di picchi sonori. Non c’è il rumore aggressivo del motore a scoppio che parte, non ci sono accelerazioni stridule. È un ronzio costante, basso, quasi rilassante. Una mattina mia madre si è addormentata in poltrona in giardino col robot che girava a due metri. Non sto scherzando.
Manutenzione ordinaria
Punto che spesso viene trascurato nelle recensioni e che invece sulla lunga distanza fa la differenza. La manutenzione del piccolo procione è semplice. Ogni due settimane circa, lo capovolgo (con calma, senza farlo cadere) e tolgo l’erba accumulata sotto il piatto di taglio con uno spazzolino e un soffio di compressore. Ci metto cinque minuti.
Le lame vanno ispezionate ogni mese, e cambiate quando si vedono visibilmente smussate o scheggiate. In dotazione hai tre set, che ti coprono almeno una stagione e mezza di uso intensivo. Il cambio è banale: tre viti, lama vecchia via, lama nuova in posizione, viti strette. Non serve nemmeno un manuale, è intuitivo a vista.
I contatti della stazione di ricarica, di tanto in tanto, vanno puliti con un panno asciutto, perché si sporcano con polvere e residui di erba bagnata. Niente di trascendentale.
Quello che invece va monitorato sono le ruote anteriori. Sono soggette a usura, e dopo due mesi di uso intensivo, soprattutto sul campo di tiro con dislivelli e terreno meno regolare, ho notato un leggero consumo della tassellatura. Il produttore vende ruote di ricambio a parte (intorno ai 30 euro la coppia, se non ricordo male) e secondo me, dopo una stagione e mezza, vanno cambiate. Vedremo.
Connettività e gestione fuori casa
Ho una particolarità che mi rendeva un cliente difficile: la villa fuori Roma non ha connessione internet fissa. Né vado a installare un fisso, né mi va di gestire una rete via radio. La soluzione che ho trovato, e che vale la pena raccontare per chi è nella mia stessa situazione, è banale: uso il telefono in tethering quando voglio aggiornamenti firmware o cambiare programmi via app, oppure attivo l’hotspot dal mio modem 4G portatile. Per il funzionamento normale, il robot non ha bisogno di internet: lavora sulla mappa che ha già memorizzato in locale, esegue i programmi che ho impostato e basta.
Detto in altre parole: una volta configurato, può vivere offline per settimane senza problemi. La connessione serve solo per aggiornamenti e gestione remota. Cosa che, se ci pensi, è esattamente come dovrebbe essere progettato un dispositivo da giardino. Niente cloud obbligatorio, niente account che se cade il server sei fregato.
L’unica cosa da sapere è che il robot vuole una rete 2.4 GHz per la prima configurazione (non funziona su 5 GHz, attenzione), ma una volta configurato e mappato, funziona anche in solitaria.
Versatilità su terreni difficili: dove finisce davvero
Ho già accennato al test sul campo di tiro, ma vale la pena tirare le somme. Il RoboUP Raccoon 2 SE è disegnato per giardini piccoli, pianeggianti o con dolci dislivelli. Il dichiarato di 36% di pendenza è veritiero in condizioni ideali, ovvero erba corta e asciutta, ruote pulite. In condizioni reali, sopra il 30% inizia a slittare. Sopra il 35% si pianta e ti chiede aiuto.
Le strette tra zone si gestiscono con i beacon, e qui devo dire che funzionano discretamente bene. Ho fatto un test con un corridoio in mattonelle largo 90 cm tra due sub aree: con i beacon piazzati ai due estremi, il robot ci passa senza incertezze. Il limite dichiarato è 80 cm di passaggio minimo. Sotto, non ci passa fisicamente.
Su terreno bagnato, c’è un calo di prestazioni evidente. Le ruote anteriori, che sono motrici, perdono aderenza. Ho avuto due o tre episodi di slittamento su prato fradicio dopo un temporale. Soluzione: ho lasciato che il sensore pioggia e il programma settimanale evitassero queste situazioni, e basta. Se uno è furbo, programma le sessioni di taglio nelle ore più asciutte della giornata e il problema sparisce.
Una cosa che il piccolo procione gestisce sorprendentemente bene è il passaggio di radici affioranti. Sotto i miei olivi nani della villa ci sono radici che escono di un paio di centimetri dal terreno, e il robot le supera senza incepparsi, grazie al disco di taglio flottante. Una piccola gioia inaspettata.
Pregi e difetti
Pregi:
- Setup velocissimo, senza fili e senza RTK, davvero “togli e usa” come promesso
- App opzionale ma molto utile, con aggiornamenti regolari OTA che migliorano il prodotto nel tempo
- Silenziosità reale (intorno ai 56 dB), può lavorare anche a fianco di una conversazione
- Ottimo riconoscimento di persone e animali grandi, con Dafne e Anubi mai un incidente
- Regolazione altezza taglio elettrica via app, comodità non scontata in fascia di prezzo
Difetti:
- Si blocca troppo spesso per sovraccarico motore, anche su terreno piatto, e va riavviato manualmente
- Tracciamento approssimativo, le strisce parallele non sono mai veramente tali
- Taglio non uniforme su erba di diverse altezze, lascia striscioline visibili
- Bordi alti verticali lasciano una fascia di circa 10 cm non tagliata
- Su superfici sopra i 500 mq la copertura diventa irregolare e poco efficiente
Prezzo e posizionamento
E veniamo al punto dolente, quello che decide se vale la pena. Il RoboUP Raccoon 2 SE ha un listino ufficiale UE di 499 €. Disponibile sul sito ufficiale.
A 499 euro, il posizionamento è chiaro: è uno dei robot tagliaerba più economici della categoria senza filo perimetrale e senza RTK. I diretti rivali (modelli simili di altri marchi cinesi e ibridi europei) viaggiano tra i 600 e i 1200 euro, con feature aggiuntive ma anche con setup più complessi. Sotto i 500 c’è poco di paragonabile in termini di automapping e riconoscimento ostacoli AI.
Detto questo, il prezzo va contestualizzato con i limiti reali del prodotto. Sotto i 500 euro, accetti che non avrai un taglio professionale, accetti che ogni tanto dovrai andare a riavviarlo, accetti che la copertura sarà disomogenea in singolo ciclo. Se queste cose ti pesano, valuta l’upgrade a una fascia più alta. Se invece vuoi automatizzare il grosso del lavoro accettando qualche piccolo intervento, va benissimo.
A chi ne vale la pena? A chi ha un giardino sotto i 400 metri quadri, ben definito, con bordi netti. A chi vuole spendere il giusto e ha pazienza per qualche piccolo intoppo. A chi ha animali e bambini e vuole un sistema di sicurezza affidabile.
A chi non vale la pena? A chi ha più di 600 metri quadri, perché la navigazione random non gli garantirà copertura uniforme. A chi ha un terreno con pendenze importanti sopra i 20°. A chi pretende un taglio dei bordi perfetto al millimetro e non sopporta interventi quotidiani.
Conclusioni
Due mesi dopo, posso dire che il piccolo procione si è guadagnato una nicchia nel mio giardino della villa, ma con riserva. Non è un prodotto che posso consigliare a occhi chiusi, e questo va detto chiaramente. Ha pregi reali (setup banale, sicurezza con gli animali, silenziosità, prezzo aggressivo) ma anche difetti reali (blocchi continui, taglio approssimativo, tracciamento impreciso) che impattano sull’esperienza quotidiana.
La cosa che mi resta in tasca dopo otto settimane è un’impressione di prodotto promettente ma non maturo. Il RoboUP Raccoon 2 SE ha un’architettura intelligente (vSLAM, AI vision, no fili) ma un firmware che ha ancora bisogno di lavoro. Spero davvero che il produttore intervenga via OTA sui blocchi del motore, perché se sistemano quello il giudizio cambia di parecchio.
Lo consiglio a chi ha un giardino sotto i 400 metri quadri, vuole risparmiare nei weekend, ha animali domestici e ha pazienza. Quest’ultima parola è la chiave. Lo consiglio a chi è alle prime armi con i robot tagliaerba e accetta che il primo anno sarà di rodaggio. Lo sconsiglio a chi ha terreni grandi, in pendenza, con bordi complessi, o a chi pretende il prato perfetto da subito.
Se vi stavate chiedendo se è arrivato il momento di togliervi di torno il decespugliatore per il piccolo prato di casa, e avete un budget intorno ai 500 euro e una buona dose di pazienza, la risposta è probabilmente sì. Almeno per quel pezzo di giardino dove l’erba ricresce sempre più veloce di quanto vorreste tagliarla. Sapendo, però, che ogni tanto vi toccherà alzare il sedere dalla sedia e andare a dare uno scappellotto al procione che si è bloccato di nuovo.










