La prima cosa che ho notato, la sera in cui l’ho acceso per la prima volta, non è stata l’immagine. È stato il silenzio. Mi aspettavo la solita ventola da asciugacapelli che caratterizza mezzo mercato dei proiettori, e invece niente: un fruscio leggero, quasi educato, mentre sul muro bianco del salotto prendeva forma un’immagine larga due metri abbondanti. Dafne, la mia pastore svizzero, ha sollevato la testa dal divano per tre secondi e poi è tornata a dormire. Buon segno.
Vivo in una villa fuori Roma, dalle parti di Guidonia, e ho una parete in soggiorno che da anni mi guardava come a dire: e adesso?. Tante TV provate, qualche proiettore economico finito male, e la solita verità che chi mastica un po’ di home cinema conosce bene: per avere davvero l’effetto sala serve la luce riflessa, non la luce emessa. Una TV da cento pollici non esiste a prezzi umani, e comunque non darebbe quella sensazione di stare dentro al film. Un proiettore sì.
Il BenQ TK705i arriva proprio in quel punto del mercato dove le cose si fanno interessanti. Non è il giocattolo da trecento euro che proietta una poltiglia luminosa, e non è nemmeno il mostro da quattro o cinquemila euro per puristi con la stanza dedicata e le pareti nere. Sta nel mezzo. Promette 4K, Google TV a bordo, installazione automatica, gaming a bassa latenza e tremila lumen di luminosità. Sulla carta sembra il coltellino svizzero del salotto. Ma funziona, o è il solito elenco di feature che si sgonfiano alla prova dei fatti? L’ho tenuto sotto torchio per un paio di settimane buone, tra film a tarda sera, partite, sessioni alla PS5 e qualche pomeriggio con le tapparelle solo socchiuse. Mettiamoci comodi.
Una premessa, perché ci tengo. Non sono uno che si emoziona facilmente davanti alle schede tecniche. Ne ho viste passare tante, di promesse, e ho imparato a diffidare dei numeri urlati sulle confezioni. Quello che mi interessa è una domanda sola: alla fine di una giornata, quando mi siedo sul divano stanco, questo affare mi fa stare bene o mi fa litigare? È con questo metro che l’ho giudicato. Niente fanboyismo, niente demolizioni gratuite. Solo l’esperienza di chi se lo è portato a casa e ci ha convissuto. Attualmente è disponibile per l’acquisto su Amazon Italia.
Unboxing: essenziale, ma non tirchio
Scatola compatta, più leggera di quanto immaginassi. Dentro, il necessario e poco altro: il proiettore avvolto in un panno morbido, il telecomando, l’alimentazione, un paio di manualetti che ovviamente non ho letto (e chi li legge). Niente custodia, niente cavo HDMI in dotazione, niente fronzoli da regalo di Natale.
C’è da dire una cosa, però. La sensazione, aprendo, non è quella della confezione povera. Il telecomando ha un suo peso, anche se ci torno dopo perché su quello ho un appunto. Il proiettore, appena lo prendi in mano, comunica solidità: poco meno di quattro chili, ben distribuiti, niente plasticaccia che scricchiola. Lo appoggi sul tavolino e sta lì, fermo, senza dare quell’impressione di leggerezza nervosa di certi modellini.
La dotazione, a conti fatti, è sufficiente per chi vuole partire subito. Avrei gradito almeno un cavo HDMI nella confezione, a questo prezzo, ma è un peccato veniale: chiunque compri un apparecchio del genere un cavo decente ce l’ha già nel cassetto. Il packaging fa il suo dovere, protegge bene, e il mio sample è arrivato senza un graffio nonostante il corriere lo abbia trattato come un pacco di pasta. Insomma: niente wow da unboxing, ma nemmeno delusione. Si va al sodo, e va benissimo così.
Una cosa che ho apprezzato fin da subito: il primo avvio è guidato e veloce. Colleghi l’alimentazione, parte la procedura di configurazione di Google TV, accoppi il telefono per inserire le credenziali senza dover digitare lettera per lettera col telecomando (chi ha mai inserito una password di Netflix con le frecce sa di cosa parlo), e in pochi minuti sei operativo. Niente nottate passate a litigare con i menu. Questa filosofia del “pronto all’uso” la ritrovi in ogni angolo del prodotto, e ammetto che all’inizio ero scettico, perché di solito “facile” fa rima con “limitato”. Qui invece la facilità non taglia le funzioni avanzate, le nasconde e basta finché non le cerchi.
Design e costruzione: finalmente un proiettore che non sembra un router industriale
Ecco, questo. Per anni i proiettori da casa hanno avuto l’estetica del fax aziendale: scatoloni neri, griglie minacciose, quel vibe da ufficio del 2004. Il TK705i rompe lo schema, e lo fa con gusto. La scocca è di un bianco caldo, opaco, con una finitura quasi tessile sulla bocchetta laterale di ventilazione. BenQ dice di essersi ispirata alla luce che filtra tra le foglie. Sarà marketing, ma il risultato è un oggetto che in salotto ci sta bene davvero, non lo devi nascondere.
Le dimensioni sono contenute, sui ventidue centimetri di larghezza, e la forma tende al cubico morbido che ormai va di moda. La cosa che mi ha colpito è la cura dei dettagli pratici: ci sono i fori per il montaggio a soffitto già integrati, i piedini regolabili in altezza per allinearlo al volo, e (questa l’ho apprezzata) più attacchi per treppiede con compatibilità a vite universale. Significa che lo puoi piazzare su una mensola, capovolto, a soffitto, su un treppiede fotografico, come ti pare. Versatilità vera, non da brochure.
I materiali trasmettono qualità percepita alta. Le fughe tra i pannelli sono strette, regolari, niente parti che ballano. La griglia di aerazione è posizionata in modo intelligente, lateralmente, così l’aria calda non ti sputa addosso quando sei seduto di fianco. E scalda poco, comunque: dopo due ore di film il guscio era appena tiepido al tatto, niente di preoccupante.
Una nota meno entusiasta sul telecomando. Funziona, ha i tasti giusti, retroilluminazione assente ma pazienza. Però la plastica è quella economica, leggerina, con un click dei pulsanti un po’ gommoso che stona col resto. Sembra preso da un altro prodotto, di fascia inferiore. Non è un dramma (tanto poi lo gestisci dall’app o dalla voce), ma in un oggetto curato come questo l’occhio cade subito sull’anello debole. Vabbè.
Specifiche tecniche
| Tecnologia di proiezione | DLP single-chip 0,47″ con pixel shifting a 4 posizioni |
|---|---|
| Risoluzione su schermo | 3840 x 2160 (4K UHD) |
| Sorgente luminosa | LED (sistema 4LED), durata 20.000 ore / 30.000 ore in Eco |
| Luminosità dichiarata | 3.000 ANSI lumen |
| Rapporto di contrasto | 600.000:1 dinamico |
| Profondità colore / gamut | 10 bit, 98% Rec.709 |
| Supporto HDR | HDR10, HDR10+, HLG |
| Ottica | Zoom ottico 1,3x motorizzato, fuoco motorizzato |
| Rapporto di tiro | da 1,00:1 a 1,30:1 |
| Diagonale immagine | fino a 150″ (range utile da circa 50″) |
| Distanza di proiezione | circa 3,3 / 4,3 m per le diagonali maggiori |
| Sistema operativo | Google TV integrato (Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+) |
| Ingressi video | 2x HDMI 2.0 (HDCP 2.2), con ALLM |
| Altre porte | USB-A, USB-C con Power Delivery fino a 30W, uscita audio mini-jack, trigger 12V |
| Connettività wireless | Wi-Fi 6 dual band, Bluetooth 5.2, Google Cast, AirPlay |
| Audio integrato | 2 altoparlanti da 8W, supporto eARC e Bluetooth out |
| Input lag | fino a 5 ms dichiarato (4K/60 e 1080p/60) |
| Rumorosità | 26 dB / 24 dB in Eco |
| Peso | circa 3,8 kg |
| Garanzia | 3 anni |
| Prezzo di listino Italia | 1.399 euro |
La tecnologia dietro l’immagine: 4LED e quel “4K” che merita una spiegazione
Facciamo un passo indietro, perché qui c’è una cosa importante da capire e troppi la nascondono sotto il tappeto. Il cuore di questo proiettore è un chip DLP da 0,47 pollici, lo stesso formato che si trova in tantissimi modelli di questa fascia. Quel chip, di suo, non è nativamente 4K: ha una matrice di micro-specchi che, in pratica, viene “spostata” elettronicamente quattro volte per ogni fotogramma. È il famoso pixel shifting. Il risultato sullo schermo sono effettivamente 3840 per 2160 pixel, quindi un’immagine in 4K UHD a tutti gli effetti percepibili. Ma tecnicamente non è un pannello con otto milioni di specchi fisici.
Vi sto annoiando? Forse. Però il punto è questo: nella pratica, a un metro e mezzo o due dal muro, la differenza tra questo sistema e un fantomatico 4K “vero” non la coglie nessuno. La nitidezza c’è, i dettagli fini ci sono, i bordi sono puliti anche su una diagonale da centotrenta pollici. Ho proiettato qualche documentario naturalistico (il pelo degli animali è sempre il test impietoso per la definizione) e il livello di dettaglio mi ha convinto. Non è marketing gonfiato: si vede bene, punto.
L’altra chicca tecnica sta nella sorgente luminosa. Niente lampada tradizionale da sostituire ogni tot ore, e qui parliamo di un sistema 4LED. In soldoni: ai tre LED classici (rosso, verde, blu) se ne aggiunge un secondo blu, che serve a spingere lo spettro del verde e quindi ad alzare la luminosità complessiva senza sacrificare la resa cromatica. È un trucco intelligente, perché i LED tendono a peccare proprio sul verde, e questo è il motivo per cui i colori escono vivaci ma non finti.
La durata dichiarata è di ventimila ore in modalità normale, che diventano trentamila in Eco. Tradotto in vita reale: se lo usi tre ore al giorno tutti i santi giorni, parliamo di quasi vent’anni prima di vedere un calo significativo. Di fatto, è un componente che non sostituirai mai. E rispetto alle vecchie lampade, che si spegnevano impallidendo mese dopo mese, qui la luminosità resta stabile nel tempo. Mica male.
Google TV: l’interfaccia che non ti fa rimpiangere lo stick esterno
Ok, parliamo di software, perché su questo fronte tanti proiettori smart fanno una figura barbina. Il TK705i monta Google TV direttamente a bordo, e (questa è la notizia) lo fa con un processore che non arranca. Mi spiego meglio: una delle cose che mi manda ai matti nei dispositivi smart, proiettori e anche certe TV, è la lentezza dei menu. Quel mezzo secondo di esitazione a ogni clic che ti fa venire voglia di tirare il telecomando contro il muro.
Qui invece la navigazione fila liscia. Apri Netflix, scorri le copertine, entri in un film, torni indietro, cambi app: zero impuntamenti. Il sistema è reattivo come ci si aspetterebbe da un buon TV box dedicato, non da un’elettronica infilata dentro un proiettore quasi per dovere. E ovviamente ci sono tutte le app che contano: Netflix, YouTube, Prime Video, Disney+, più l’integrazione con Google Assistant per la ricerca vocale. Niente stick HDMI da attaccare, niente telecomandi doppi. Accendi e guardi.
Una sera, verso le undici, avevo voglia di rivedermi una scena precisa di un film ma non ricordavo il titolo. Ho premuto il tasto del microfono, ho descritto la trama a voce a metà tra l’italiano e il gesto della mano (inutile, tanto non mi vedeva), e l’Assistant me l’ha tirato fuori al primo colpo. Piccole comodità che a fine giornata fanno la differenza.
C’è anche un’app companion, la SmartRemote di BenQ, che dopo il primo abbinamento ti permette di controllare tutto dal telefono: accendere, lanciare le app, regolare luminosità e correzione trapezoidale. Funziona via connessione diretta, senza passare per il Wi-Fi di casa, quindi niente hotspot da configurare. L’ho usata soprattutto per i settaggi fini, dove digitare sul telecomando è scomodo. Non è perfetta, ogni tanto perde il collegamento e va riaperta, ma nel complesso fa il suo dovere. Detto questo, l’esperienza standard col telecomando fisico è già abbastanza buona da non rendere l’app indispensabile.
Netflix, YouTube e le serate sul divano: la prova streaming
Visto che è lì che passo la maggior parte del tempo, allo streaming dedico un capitolo a parte. Perché un conto è proiettare un segnale pulito da console o da lettore, un altro è vivere il proiettore come lo vive il novanta per cento delle persone: aprendo Netflix la sera e lasciandosi andare.
Partiamo proprio da Netflix, che qui gira in modo ufficiale e certificato, niente trucchetti o app caricate di lato come succedeva con tanti proiettori del passato. Apri l’applicazione, scegli il profilo (io ho il mio, e poi c’è quello dei film che nessuno in casa ammette di guardare), e parti. Lo streaming in 4K con HDR funziona davvero: i contenuti marcati Ultra HD si vedono nitidi, dettagliati, con quella pulizia che ti aspetti da una sorgente di qualità. Una sera ho iniziato una serie crime nuova, di quelle fotografate cupe, fatte apposta per mettere in crisi i proiettori. Bene, sul muro reggeva: i volti nelle scene poco illuminate restavano leggibili, e i dialoghi (via soundbar, che ormai do per scontata) erano chiari e pieni.
La fluidità del caricamento merita una parola. Grazie al Wi-Fi 6, nella mia rete di casa non ho mai visto un buffering serio. La qualità saliva al massimo in un paio di secondi e ci restava inchiodata. Anche saltando avanti e indietro nel timeline, niente di quei fastidiosi cali di risoluzione a blocchi che capitano con connessioni ballerine. E sì, la mia rete è parecchio affollata di dispositivi (tra automazioni e gingilli vari ho perso il conto da un pezzo), eppure il proiettore non ha mai fatto i capricci. Streaming stabile, punto.
YouTube è un altro pezzo di vita quotidiana, e il discorso si ripete: app reattiva, 4K dove disponibile, zero attese. Mi è capitato di guardare un documentario di viaggio in altissima definizione, di quelli con i droni che planano sopra le montagne, e l’impatto su una diagonale così grande è un’altra cosa rispetto a uno schermo normale. Ti viene voglia di mettere via il telefono e basta. Stare lì, e guardare.
Un dettaglio che non tutti considerano: la possibilità di mandare l’audio in cuffia via Bluetooth. La notte, quando in casa dormono tutti e io voglio finire l’episodio, collego le cuffie wireless e guardo in silenzio assoluto, con lo schermo gigante davanti agli occhi. È una di quelle comodità che scopri per caso e poi non molli più. Da solo, a tarda sera, con Anubi acciambellato ai piedi del divano e il resto della casa al buio: ecco, quello è diventato uno dei miei momenti preferiti della giornata.
Una piccola nota meno entusiasta, perché la onestà prima di tutto. Come tutti i sistemi Google TV, ogni tanto la schermata principale ti propina suggerimenti e righe promozionali che non hai chiesto. Si può limitare dalle impostazioni, ma non azzerare del tutto. È il prezzo (figurato) della comodità di avere ogni cosa integrata senza accessori esterni. A me non dà particolarmente fastidio, ma chi è allergico alla pubblicità dentro le interfacce è avvisato.
Luminosità, rumore e gestione del calore: i numeri che contano davvero
Tremila lumen ANSI sono tanti per un proiettore da salotto, e qui sta uno dei punti di forza più concreti di tutto il pacchetto. Cosa significa nella pratica? Significa che non sei schiavo del buio totale. Ho fatto la prova cattiva: pomeriggio, tapparelle abbassate ma non del tutto, con quella luce diffusa che entra dai bordi. Su una TV economica avresti un’immagine slavata. Qui invece il quadro reggeva, i colori restavano leggibili, il contrasto non collassava in una poltiglia grigia.
Sia chiaro: il proiettore dà il suo meglio col buio, come tutti. Però la cosa interessante è che la luminosità dichiarata, per una volta, non sembra gonfiata in senso pessimistico. Anzi, in condizioni di luce ambientale media questo apparecchio buca lo spazio con una facilità che mi ha sorpreso. Per le partite della domenica pomeriggio, con gli amici e le tapparelle a metà, è perfetto. E qui torna utile il discorso sui LED: la luce è pulita, satura, senza quell’effetto lavato che avevano i vecchi modelli a lampada quando li spingevi.
Sul fronte rumore, l’avevo anticipato in apertura: è silenzioso sul serio. Ventiquattro decibel in Eco, ventisei in modalità normale. Tradotto: durante un film a volume normale non lo senti proprio. Devi mettere pausa e avvicinare l’orecchio per cogliere la ventola. Per chi, come me, odia il ronzio di sottofondo che ti ricorda di stare guardando una macchina e non un film, è una benedizione.
Il calore, come dicevo nel paragrafo sul design, è gestito bene. La ventilazione laterale evita di riscaldare lo spettatore seduto vicino, e dopo sessioni lunghe il guscio resta tiepido. Niente surriscaldamenti, niente spegnimenti improvvisi, niente di quei comportamenti nervosi che a volte affliggono i proiettori compatti quando li tieni accesi per ore. Una serata da quattro ore filate, tra cena e doppio film, l’ha retta senza un singhiozzo.
Test sul campo: due settimane di film, partite e console
Arriviamo al dunque, perché le specifiche sono una cosa e la vita reale è un’altra. Ho usato questo proiettore come fosse la mia TV principale per due settimane, in scenari diversi, cercando di metterlo in difficoltà.
Cinema al buio. Il terzo giorno ho organizzato la serata seria: luci spente, parete bianca da centotrenta pollici, un film fotografato bene per stressare i neri e le ombre. La sensazione è stata, davvero, quella della sala. C’è qualcosa nella luce riflessa che una TV non ti dà mai, una morbidezza, una profondità di campo che ti risucchia dentro. Le scene diurne, luminose, erano spettacolari: colori pieni, dettaglio abbondante, una nitidezza che su quella diagonale non mi aspettavo così solida. Le scene notturne, invece, raccontano un’altra parte della storia, e ci torno tra poco perché lì c’è il limite fisiologico di questa tecnologia.
Sport e movimento. Una domenica pomeriggio, partita in casa con un paio di amici. Qui entra in gioco la compensazione del movimento, il MEMC, e la modalità Sport dedicata. Il prato verde usciva brillante, vivo, e i movimenti rapidi della palla restavano puliti senza quella scia fastidiosa. La modalità Sport satura un filo i colori per dare quel look “da stadio in HD” che ad alcuni piace e ad altri no. Personalmente l’ho trovata azzeccata per il calcio, un po’ troppo aggressiva per altri contenuti. Il bello è che il MEMC è regolabile su più livelli, quindi chi odia l’effetto “soap opera” lo può ammorbidire o spegnere del tutto. Nessuno si fa male, come si suol dire.
Console. E qui mi sono divertito. Collegata la PS5 via HDMI, qualche aggiustamento alle impostazioni (consiglio spassionato: settate la console su uscita RGB pieno e HDR, non in automatico, altrimenti i colori escono un po’ spenti) e via. La reattività è ottima, la latenza bassa si sente, il colpo arriva quando premi il tasto e non mezzo secondo dopo. Su un titolo sparatutto in prima persona la cosa fa una differenza enorme. Ho passato una notte intera (sì, lo ammetto, fino alle due) a giocare su una diagonale che mi faceva sentire dentro al gioco, e la fluidità non mi ha mai tradito.
Quotidianità. Poi c’è l’uso di tutti i giorni, quello banale: la serie TV mentre cucino, il telegiornale, due video su YouTube. In questi scenari il proiettore si comporta come una TV qualsiasi, con la differenza che lo schermo è enorme. L’unica accortezza è la luce: di giorno pieno, con le finestre spalancate sul giardino dove Anubi corre dietro a non si sa cosa, l’immagine perde un po’ di smalto. Ma basta socchiudere e torna tutto a posto. Diciamo che non sostituisce la TV in cucina alle dieci del mattino, ma per tutto il resto è un upgrade clamoroso.
Una cosa che NON ho potuto testare a fondo, per onestà, è la resa su uno schermo dedicato ALR (quelli che respingono la luce ambientale). Ho usato la mia parete bianca, che va benissimo, ma con un telo tecnico il nero e l’HDR farebbero un altro salto. Su questo mi fido di quanto ho letto in giro e della logica: è un investimento ulteriore, ma chi vuole spremere il massimo dovrebbe metterlo in conto.
La prova “casa reale”. C’è poi un test che nessuna scheda tecnica racconta: come si comporta in una casa abitata, con la vita che scorre. Una sera ero seduto alla scrivania a finire del lavoro mentre in sottofondo, sul muro, scorreva un documentario. Ho cambiato stanza, sono tornato, mi sono spostato di lato per prendere un bicchiere d’acqua, e in nessun momento ho sentito il bisogno di gestire qualcosa. Il proiettore stava lì, faceva il suo, senza chiedere attenzioni. Ed è questa, forse, la prova più importante di tutte: un buon elettrodomestico da intrattenimento è quello che ti dimentichi di avere, perché funziona e basta. Da questo punto di vista, promosso a pieni voti.
Ho anche provato a stressare l’autofocus spostandolo fisicamente di posizione tre volte in una sera, da tavolino a mensola a treppiede. Ogni volta, in pochi secondi, ha ritrovato la messa a fuoco e raddrizzato l’immagine da solo. Per chi, come me, ama spostare le cose e provare configurazioni diverse, è una libertà che con i proiettori tradizionali te la scordi. Lì ogni spostamento era mezz’ora di bestemmie e regolazioni manuali. Qui no.
Approfondimenti
Resa dei colori e calibrazione
Sul colore, BenQ ha una reputazione da difendere, e qui non la tradisce. La copertura del 98% dello spazio Rec.709 non è un numero buttato lì: nella pratica si traduce in incarnati naturali, niente facce arancioni o verdognole, e una saturazione che è generosa ma non caricaturale. Ho guardato qualche film con palette molto curate e i colori uscivano credibili, equilibrati, con quella sensazione di “giusto” che solo una buona calibrazione di fabbrica ti dà.
Il merito, come dicevo, è anche del sistema 4LED, che spinge il verde e dà profondità ai rossi senza farli sbavare. La cosa bella è che già con le impostazioni predefinite (modalità Cinema su tutte) il risultato è ottimo, senza dover impazzire nei menu. Per chi vuole smanettare ci sono i controlli fini, ma il bello di questo proiettore è proprio che non ti obbliga a farlo. Lo accendi e va bene così.
Un piccolo test che faccio sempre, quasi una mania: guardare una scena di cucina, con cibo a colori, frutta, verdure. È lì che i colori finti si tradiscono, dove un pomodoro diventa rosso plastica o un’insalata vira al fluo. Qui i toni restavano credibili, appetitosi nel senso giusto, senza quella saturazione da cartone animato. Anche gli incarnati, il banco di prova più impietoso, uscivano naturali, senza dominanti strane. Per essere un proiettore di questa fascia, è un livello di fedeltà che non davo per scontato.
Gestione del nero e contrasto
E veniamo al tasto dolente, quello che ogni recensione onesta deve affrontare. I neri. Questo è un proiettore LED-DLP, non un OLED, e va detto chiaro: il nero non è mai nero assoluto. Nelle scene molto scure, al buio, vedi che il “nero” tende a un grigio scuro, una specie di velo. Il contrasto dichiarato di 600.000:1 è dinamico, quindi un numero che conta poco nella realtà delle scene complesse.
È un limite della tecnologia e della fascia di prezzo, non un difetto specifico di questo modello. Nelle scene diurne e luminose, che sono poi la maggioranza di quello che guardiamo, non te ne accorgi minimamente. È solo nei film cupi, fotografati al limite, che l’occhio nota il grigiore nelle zone d’ombra. Con uno schermo tecnico la situazione migliora parecchio, ma sulla parete bianca bisogna farci pace. Io ci ho fatto pace abbastanza in fretta, perché il resto del quadro compensa alla grande. Però sarei disonesto a non segnalarlo.
HDR nella pratica
L’HDR sui proiettori è sempre una mezza promessa, diciamocelo. Una TV di fascia alta ha una luminosità di picco che un proiettore non può eguagliare, perché la luce riflessa parte già svantaggiata. Detto questo, il TK705i supporta HDR10, HDR10+ e HLG, e con un buon tone mapping fa il possibile con l’hardware che ha.
Il risultato? Convincente, nei limiti del mezzo. Le scene con forti contrasti di luce, un tramonto, un’esplosione, una finestra luminosa in una stanza buia, guadagnano profondità e impatto rispetto all’SDR. Non aspettatevi il pugno nello stomaco di un pannello premium, ma c’è un guadagno reale e percepibile. Le giuste condizioni ambientali (buio, schermo adatto) fanno la differenza tra un HDR “carino” e uno davvero coinvolgente. Nella mia esperienza, al buio, sono rimasto soddisfatto più di quanto mi aspettassi da un prodotto di questa categoria.
C’è un tone mapping dinamico che lavora scena per scena, e si nota soprattutto nei film con sbalzi di luminosità marcati. In una sequenza buia con una sola fonte di luce, il proiettore cerca di preservare i dettagli sia nelle ombre sia nelle alte luci, e per lo più ci riesce. Ogni tanto, nelle scene più estreme, qualche dettaglio nelle zone scurissime si perde, ma è un compromesso accettabile. Tirando le somme: l’HDR qui non è una spunta sulla scheda buttata lì per fare numero, è una funzione che lavora e che, nelle condizioni giuste, regala soddisfazioni concrete.
Installazione automatica e flessibilità di posizionamento
Questa è la sezione dove il proiettore gioca le sue carte migliori, ed è anche il motivo per cui lo consiglierei a chi non ha mai avuto un proiettore in vita sua. Il sistema si chiama Smart Image Adaptation a 8 vie, e fa una cosa semplice da spiegare e complicata da realizzare bene: lo accendi, lo punti più o meno verso il muro, e lui si arrangia. Autofocus, correzione trapezoidale automatica verticale e orizzontale, adattamento alle dimensioni dello schermo, e perfino l’aggiramento degli ostacoli.
Sì, avete letto bene. Se davanti al proiettore c’è un soprammobile, una lampada, qualcosa che intralcia, lui riconosce l’ostacolo e sposta l’immagine per evitarlo. La prima volta che l’ho visto fare ho pensato a un giochino inutile, poi mi sono ricreduto: in una casa vera, con i mobili veri, è una comodità concreta. C’è pure una funzione di protezione degli occhi che abbassa la luminosità se qualcuno (leggi: un cane curioso, leggi: Dafne) passa davanti alla lente.
A tutto questo si aggiunge lo zoom ottico 1,3x motorizzato, che è la vera chicca. Non lo zoom digitale che ti taglia la qualità, ma uno zoom vero, ottico, che ti permette di regolare la dimensione dell’immagine senza spostare fisicamente il proiettore. Combinato col fuoco motorizzato gestibile da telecomando, significa che puoi piazzarlo dove ti pare nella stanza e adattare l’immagine con due click. Flessibilità di posizionamento che pochi modelli in questa fascia offrono. Una piccola critica: l’ottica ha un offset di circa quindici gradi, tipico di BenQ, e questo a volte rende un filo più laborioso ottenere l’immagine perfettamente dritta al primo colpo. Niente di drammatico, ma chi è perfezionista lo noterà.
Sulla diagonale ideale, dopo varie prove, mi sono assestato intorno ai centotrenta pollici, ma il proiettore arriva tranquillamente a centocinquanta. Il consiglio, se avete lo spazio, è di non strafare: oltre una certa dimensione la luminosità per unità di superficie cala e l’immagine perde un po’ di brillantezza. Tra i cento e i centocinquanta pollici sta il punto dolce, dove l’effetto sala è garantito senza sacrificare la resa. Nella mia stanza, con la distanza che avevo a disposizione, l’incastro è stato naturale. Ed è proprio questo il bello: in una casa normale, senza stanze dedicate e senza calcoli da ingegnere, ci si arriva senza patemi.
Gaming: latenza, modalità e qualche asterisco
Il proiettore è pensato esplicitamente anche per i videogiocatori, e in larga parte mantiene la promessa. Supporta l’ALLM (la modalità a bassa latenza automatica) e ha modalità di gioco dedicate per generi diversi: una per gli FPS, che alza il dettaglio nelle ombre per stanare i nemici, e una per gli RPG, che spinge la gamma dinamica e i colori per le avventure cinematografiche. Non sono gadget inutili: la differenza tra le due modalità si vede e si gioca diversamente.
Sulla latenza, BenQ dichiara fino a 5 millisecondi. Qui devo fare il giornalista pignolo: nei test indipendenti che ho consultato, il valore reale in modalità gioco standard è risultato intorno ai dodici millisecondi, che scendono sotto i dieci attivando il boost massimo. Restano comunque numeri ottimi, da TV di fascia media, e nella pratica del gioco la reattività è eccellente. Però c’è un asterisco: la modalità Gaming Boost più spinta disattiva tutte le correzioni dell’immagine impostate in fase di setup, persino lo zoom. Quindi, a meno che il proiettore non ti dia un’immagine già perfetta senza correzioni, in quella modalità potresti dover scendere a compromessi sulla geometria. Da sapere prima di comprare.
Un dettaglio che gli appassionati apprezzeranno: la già citata porta USB-C con Power Delivery da 30W permette di alimentare certi dispositivi mentre giochi, niente pause per ricaricare. Sembra una sciocchezza, ma con le console portatili che ormai vanno tanto è una comodità reale, e in questa fascia di prezzo ce l’hanno in pochi. Nel complesso, come compagno di gioco da salotto questo proiettore mi ha convinto: la combinazione tra diagonale enorme, colori vividi e reattività bassa crea quel tipo di immersione che davanti a un monitor da ventisette pollici, semplicemente, non esiste. Ho riscoperto vecchi titoli solo per il gusto di rigiocarli grandi così.
L’audio integrato, ovvero l’anello debole
Sarò onesto: qui casca un po’ l’asino. I due altoparlanti da 8 watt integrati non sono terribili, ma nemmeno entusiasmanti. Per il telegiornale, una serie parlata, un video su YouTube, vanno benissimo: il dialogo è chiaro, il volume sufficiente a riempire un salotto, e non hanno quel suono metallico e sottile che affligge tanti proiettori. Fin qui, bene.
Il problema arriva col cinema vero e con l’azione. Manca completamente il basso, manca il corpo, manca quella spazialità che rende un film immersivo. Un’esplosione suona come un colpo di tosse, una colonna sonora epica perde tutta la sua potenza. È fisiologico: dentro una scocca così piccola non ci stanno casse degne di quel nome. La buona notizia è che BenQ ha previsto sia l’uscita Bluetooth sia il supporto eARC, quindi collegare una soundbar o un sistema audio esterno è banale. Il mio consiglio, sincero: mettete in conto una soundbar fin da subito. Senza, vi perdete metà dell’esperienza. Con, il proiettore diventa un’altra cosa.
Connettività e quel “HDMI 2.1” che merita un chiarimento
Questo è il punto su cui voglio essere particolarmente chiaro, perché in giro c’è parecchia confusione e qualche scheda prodotto un po’ allegra. Diverse descrizioni commerciali parlano di HDMI 2.1. Nella realtà, le due porte HDMI si comportano come HDMI 2.0: il massimo che si ottiene è 4K a 60 Hz, non c’è modo di arrivare al 4K a 120 Hz. Per i giocatori più esigenti, quelli con PC potenti che inseguono i frame rate altissimi in 4K, questo è un limite reale da conoscere prima dell’acquisto. Per chi gioca su console a 60 fps, invece, è del tutto irrilevante: la PS5 e le Xbox in 4K viaggiano lì.
Per il resto la dotazione è ricca e moderna: Wi-Fi 6 dual band, Bluetooth 5.2, Google Cast e AirPlay per buttare contenuti dal telefono, USB-A, uscita audio mini-jack e un trigger da 12 volt per chi ha uno schermo motorizzato. C’è anche una porta USB-C con Power Delivery fino a 30W, che è una rarità in questa categoria: puoi alimentare un dispositivo mentre lo usi, comodo per certe console portatili o accessori. Unica assenza che qualcuno ha lamentato: manca una porta LAN cablata, quindi per la rete si dipende dal Wi-Fi. Con il Wi-Fi 6 a bordo, nella mia rete mesh non ho mai avuto problemi di streaming, ma chi preferisce il cavo per principio resterà a bocca asciutta.
Consumi, calore e manutenzione
Un proiettore così luminoso, quanto mangia? Siamo intorno ai 250 watt di assorbimento dichiarato, che nella pratica significa un consumo paragonabile a quello di una buona TV di grandi dimensioni. Niente di esagerato, ma nemmeno un dispositivo a bassissimo consumo: se lo tieni acceso molte ore al giorno, sulla bolletta qualcosa si sente, soprattutto coi prezzi dell’energia di questi tempi. La modalità Eco viene in aiuto, abbassando un filo la luminosità e con essa consumi e rumore. Per la visione serale al buio è più che sufficiente, e ci guadagni pure in silenziosità.
Sul fronte manutenzione, la vita è semplice. Niente lampada da cambiare, come ho già detto, e quindi nessun costo nascosto che ti aspetta dietro l’angolo dopo un paio d’anni. Una spolverata ogni tanto alla lente con un panno adatto, l’accortezza di non ostruire le griglie di ventilazione, e poco altro. Non ci sono filtri da pulire in modo ossessivo come sui modelli vecchio stile. È uno di quei prodotti che, una volta sistemato, ti dimentichi di dover gestire. E per me, che ho già abbastanza cose di cui occuparmi tra lavoro, i cani e il poligono, è un pregio che vale oro.
Una tentazione: il cinema in giardino
Vivendo in una villa con un bel pezzo di verde intorno, la tentazione è arrivata quasi subito: e se lo portassi fuori, d’estate? Una sera ho ceduto. Lenzuolo bianco teso tra due alberi, proiettore su un tavolino, prolunga fino alla presa più vicina, e via. Lo dico chiaro: questo non è un modello pensato per l’esterno, non ha batteria né protezione dalle intemperie, quindi serve la corrente a portata di mano e la prudenza di rientrarlo a fine serata.
Detto questo, con il buio pieno della campagna l’effetto è stato magico. Schermo enorme, cielo stellato sopra, i cani che giravano increduli intorno al lenzuolo chiedendosi cosa diavolo fosse. La luminosità abbondante aiuta parecchio anche all’aperto, dove non hai pareti che riflettono e rinforzano la luce. Non è l’uso per cui è nato, e non lo consiglierei come scopo principale d’acquisto, ma come bonus delle sere d’estate è una piccola goduria. Occhio solo all’umidità della sera, che all’elettronica non ha mai fatto bene.
Confronti: dove si colloca davvero
Ora, la parte che molti aspettano. Rispetto ad altre soluzioni, come se la cava? Faccio qualche paragone onesto, di quelli ragionati, senza trasformare la recensione in una guerra di numeri buttati lì per fare scena.
Contro una buona TV di pari prezzo
Con millequattrocento euro, in giro, ti porti a casa un’ottima TV da sessantacinque pollici, magari da settantacinque cacciando le offerte giuste. E allora perché un proiettore? La risposta sta tutta nella scala e nella natura della luce. Una TV da settantacinque pollici, messa accanto a un’immagine proiettata da centotrenta, sembra all’improvviso piccola. E la luce riflessa di un proiettore ha una morbidezza che l’occhio percepisce come più cinematografica, meno affaticante nelle lunghe maratone al buio. Cosa perdi rispetto alla TV? Il nero profondo, la luminosità di picco in HDR, e la praticità di accendere e guardare anche a mezzogiorno con le finestre spalancate. È un baratto: scegli l’immersione e la grandezza, rinunci a un po’ di versatilità diurna e di contrasto assoluto. Per me, in salotto la sera, il baratto conviene eccome. In cucina alle dieci del mattino, no.
Contro i proiettori laser
Nella stessa fascia esistono modelli a sorgente laser, e qualcuno storcerà il naso davanti al LED. C’è del vero: il laser tende a spingere un po’ di più sulla luminosità di picco e su certe sfumature cromatiche estreme. Ma il sistema 4LED di questo apparecchio colma gran parte del divario, costa meno da produrre, scalda meno, e soprattutto non soffre dello speckle, quel leggerissimo brillichìo che certi occhi sensibili percepiscono sulle proiezioni laser. A conti fatti, per l’uso domestico di tutti i giorni, la differenza pratica è più piccola di quanto la scheda tecnica lasci immaginare. Non mi sono mai trovato a pensare “ah, se solo fosse laser” durante un film. Mai.
Contro il fratello a tiro corto
BenQ vende anche una versione gemella, pensata per chi ha poco spazio e deve stare attaccato al muro. Cambia solo l’ottica: quella a tiro corto sforna immagini grandi da distanza ravvicinata, ma rinuncia allo zoom motorizzato e quindi alla flessibilità di posizionamento. La scelta è tutta lì, ed è semplice. Se la tua stanza è piccola e il proiettore deve vivere a ridosso della parete, la versione a tiro corto ha senso. Se invece hai una distanza di proiezione normale e vuoi la libertà di spostarlo, zoomare, sistemarlo dove ti pare, allora questo modello con lo zoom ottico è la scelta giusta. Io, avendo lo spazio, non ho avuto il minimo dubbio.
Contro i top di gamma
E qui chiudo con il confronto più scomodo, quello che fa male all’orgoglio del prezzo. In passato ho avuto modo di mettere a fuoco proiettori che costano il triplo o il quadruplo. Sono migliori? Sì, oggettivamente. Hanno neri più profondi, colori un capello più fedeli, un HDR con più muscoli. Ma se dovessi dare cento al top di gamma, questo si porta a casa un solido novanta, forse novantadue. La differenza c’è, e un occhio allenato la coglie. Però non è abissale come il divario di prezzo suggerirebbe. Per la stragrande maggioranza delle persone, quel dieci per cento di qualità in più non vale tre volte la spesa. Ed è esattamente questo il motivo per cui un prodotto del genere ha senso di esistere: porta l’ottanta, novanta per cento dell’esperienza premium a una frazione del costo.
Funzioni extra: le piccole cose che fanno la differenza
Oltre al grosso, ci sono una serie di chicche che messe insieme alzano il valore complessivo. La modalità Auto Cinema analizza il colore della parete e la luce ambientale e adatta tono e luminosità di conseguenza: utile per chi proietta su muri non perfettamente bianchi. C’è la già citata protezione degli occhi, la modalità lavagna (Blackboard) per chi volesse usarlo in contesti didattici, e una gestione del 3D per i nostalgici dei film tridimensionali.
La compensazione del movimento MEMC, l’ho detto, è personalizzabile su più livelli, e questa è una scelta intelligente: chi ama la fluidità extra la tiene alta, chi vuole il look cinematografico puro la spegne. La modalità Sport tara i colori per i contenuti sportivi, e funziona bene per il calcio. Tutte queste funzioni non sono lì a fare numero: le ho provate una per una e hanno un senso pratico, non sono riempitivi da scheda tecnica.
Un appunto operativo importante: alcune di queste funzioni, in particolare la modalità Sport, richiedono che il proiettore sia aggiornato all’ultima versione del sistema operativo via OTA. Quando l’ho ricevuto, il primo aggiornamento ha sbloccato un paio di cose che prima non andavano del tutto. Quindi, primo gesto dopo l’accensione: lasciatelo aggiornare. Banale, ma c’è chi se lo dimentica e poi pensa che qualcosa non funzioni.
Pregi e difetti
- Luminosità reale generosa: tiene botta anche con luce ambientale, non sei costretto al buio totale.
- Installazione automatica davvero efficace: autofocus, trapezio, aggiramento ostacoli e zoom ottico motorizzato rendono il setup una passeggiata.
- Google TV fluido e completo: niente stick esterni, interfaccia rapida e tutte le app che servono.
- Colori accurati e ben calibrati di fabbrica, grazie al sistema 4LED e al 98% di Rec.709.
- Silenziosissimo e con garanzia di 3 anni su una sorgente luminosa che dura una vita.
- Audio integrato deludente per il cinema: senza una soundbar esterna vi perdete bassi e immersione.
- HDMI di fatto 2.0: massimo 4K a 60 Hz, niente 4K/120 nonostante il marketing.
- Neri grigiastri nelle scene scure, limite fisiologico della tecnologia su parete bianca.
- Telecomando dalla plastica economica, stona col resto della cura costruttiva.
- La modalità gaming più spinta disattiva le correzioni dell’immagine, e manca la porta LAN cablata.
Prezzo e posizionamento
Veniamo ai soldi, che alla fine della fiera è quello che interessa. Il BenQ TK705i ha un prezzo di listino in Italia di 1.399 euro, anche se sullo street price online si trova spesso un po’ sotto, intorno ai milleduecento e rotti nei momenti buoni. È un prezzo popolare? No, diciamocelo. Ma è un prezzo onesto per quello che offre?
A mio giudizio sì, e parecchio. Non stiamo parlando dei proiettorini da due o trecento euro che proiettano una nebbia luminosa e che non sono nemmeno paragonabili a questo. E non stiamo parlando delle cifre folli dei top di gamma per la stanza dedicata, dove per uno scalino qualitativo sensibile devi spendere il triplo o il quadruplo. Per le prestazioni, e soprattutto per la facilità con cui lo piazzi in qualsiasi stanza ottenendo un’immagine dritta e a fuoco, questo apparecchio sta in una zona di valore molto solida.
Quello che paghi, oltre all’immagine, è la comodità: il Google TV integrato, lo zoom motorizzato, l’autocalibrazione, le funzioni gaming. Sono elementi che incidono sul costo e che spostano questo modello dalla categoria “proiettore” a quella “sistema di intrattenimento tutto in uno”. Se cercate solo luminosità bruta a meno spesa qualcosa si trova, ma quasi sempre rinunciando alle automazioni e alla piattaforma smart. Qui invece avete tutto in un colpo solo, e questo per molti vale la differenza di prezzo. Attualmente è disponibile per l’acquisto su Amazon Italia.
Conclusioni
Dopo due settimane, l’idea che mi sono fatto è semplice: questo è il proiettore che consiglierei a un amico che non ne ha mai avuto uno e ha paura di impazzire con le regolazioni. È un prodotto che toglie l’ansia dall’equazione. Lo accendi, si sistema da solo, apri Netflix e ti godi un’immagine grande, luminosa, colorata e silenziosa. La complessità sparisce, resta il piacere.
A chi lo consiglio? A chi vuole l’effetto cinema in salotto senza trasformare la casa in una sala dedicata, a chi gioca su console e vuole una diagonale enorme con buona reattività, a chi organizza serate sportive con gli amici. A chi, insomma, mette la praticità e la versatilità in cima alla lista. E a chi non ha mai avuto un proiettore e ha il terrore di doverci litigare: questo, di litigi, te ne risparmia parecchi.
A chi lo sconsiglio? Al puntiglioso dell’home cinema che insegue il nero perfetto e la massima fedeltà HDR (per quello servono altri budget e altre stanze), e al videogiocatore da PC che pretende il 4K a 120 Hz. E lo dico chiaro a tutti, per l’ultima volta: compratelo già con una soundbar in mente, perché senza vi giocate metà del divertimento. Non è un optional, consideratelo parte del prezzo.
Lo scenario perfetto? Una sera, luci spente, parete da centotrenta pollici, una buona soundbar che riempie la stanza, e un film che parte. In quel momento, con Dafne addormentata sul divano e Anubi che brontola dal corridoio, ho smesso di pensare alla tecnologia e ho semplicemente guardato. Ed è esattamente quello che un proiettore dovrebbe farti fare: sparire, e lasciarti il film.








