Xiaomi e le auto elettriche. Chi sperava in un modello economico del marchio cinese dovrà pazientare ancora parecchio, e non è un modo di dire. Il CEO in persona ha messo le cose in chiaro durante una diretta streaming piuttosto seguita, e le parole lasciano poco spazio all’interpretazione. Niente veicoli sotto una certa soglia di prezzo, almeno non nel prossimo futuro. Una scelta che racconta molto della direzione strategica dell’azienda, e che ribalta un po’ il luogo comune secondo cui “cinese” significhi automaticamente “economico”.
Perché Xiaomi non vuole fare auto economiche
Lei Jun, il CEO di Xiaomi, ha confermato il 17 aprile scorso che la marca non ha alcuna intenzione di lanciare veicoli elettrici con un prezzo inferiore ai 100.000 yuan, cioè circa 12.500 euro, nei prossimi anni. Il riferimento è ovviamente al mercato cinese, dove queste cifre hanno un significato ben preciso in termini di posizionamento.
Le dichiarazioni sono arrivate durante una prova di autonomia trasmessa in diretta, nella quale Jun ha guidato un SU7 Pro di nuova generazione da Pechino a Shanghai, coprendo 1.265 chilometri con una sola sosta per la ricarica. Durante il viaggio ha interagito con la chat degli spettatori, in quella che è stata chiaramente una mossa di comunicazione ben calibrata. Ed è proprio nel corso di questa conversazione che sono emerse le informazioni più significative.
Secondo quanto spiegato da Jun, le auto elettriche competitive di oggi dipendono sempre più da sistemi di guida intelligente, e quel tipo di tecnologia ha un costo elevato che non si concilia con prezzi di vendita così bassi. Lo stesso CEO ha ammesso che la nuova generazione di SU7 include oltre 100 miglioramenti rispetto al modello precedente, con un aumento dei costi dei materiali di quasi 20.000 yuan, a fronte di un incremento del prezzo di vendita di appena 4.000 yuan. Applicando questa equazione a un’auto di fascia bassa, i conti semplicemente non tornano.
Dove punta davvero Xiaomi nel settore auto
Il nuovo SU7 aggiornato parte da 219.900 yuan, pari a circa 27.500 euro, e la direzione è chiara. Puntare ancora più in alto. L’azienda ha già pronto il suo SU7 Ultra, che compete nel segmento delle alte prestazioni, e in futuro sono attesi modelli come lo YU7 GT e una variante premium del SU7. Quando il marchio arriverà in Europa con le sue auto, bisognerà vedere a quali prezzi, ma tutto suggerisce che Xiaomi voglia consolidarsi nel territorio della gamma medio/alta dell’automobile.
E non è un caso isolato. Anche He Xiaopeng, presidente di XPeng, ha dichiarato durante la presentazione del MONA M03 che la sua azienda non ha piani per scendere sotto la soglia dei 100.000 yuan. Le ragioni citate sono margini troppo stretti, investimenti insostenibili in tecnologia intelligente e il rischio concreto di una spirale distruttiva dei prezzi.
I numeri raccontano un mercato in trasformazione
I dati di vendita in Cina confermano questa lettura. Le auto elettriche di fascia bassa, come Wuling Hongguang Mini EV o BYD Seagull (conosciuta come Dolphin Surf in Europa), hanno registrato cali su base annua di quasi il 58% nei primi mesi del 2026, complice anche la fine delle esenzioni fiscali sugli acquisti. Il settore delle berline e delle utilitarie nel complesso è calato di quasi il 20% su base annua a marzo. I volumi ci sono, ma la redditività no.
Detto questo, Lei Jun ha lasciato una porta aperta sul lungo periodo. Il suo obiettivo è che Xiaomi entri tra i cinque maggiori produttori di automobili al mondo. Raggiungere quella scala richiederebbe, prima o poi, una copertura più ampia in termini di fasce di prezzo. Ma perché quello scenario si concretizzi, sembra che ci sia ancora parecchia strada da fare.