Diventare la realtà numero uno nel mondo dei videogiochi e dell’intrattenimento entro il 2030: è questo l’obiettivo che si è data Asha Sharma, CEO di Xbox, che in una recente intervista non ha nascosto ambizioni piuttosto alte per la divisione gaming di Microsoft. Pochi anni a disposizione, una montagna di lavoro davanti, ma le idee sembrano abbastanza chiare.
Parlando con Bloomberg Tech, Sharma ha messo subito le cose in chiaro su una questione che in passato aveva fatto discutere parecchio. Il suo mandato, ha spiegato, non ruota attorno a numeri imposti dall’alto, come quei margini di profitto del 30% di cui si era parlato tempo fa. Il punto è un altro: costruire una leadership solida e duratura, andando avanti sulla strada degli investimenti tracciata negli ultimi sei anni.
Microsoft non molla la presa sul gaming
“Il mio mandato non è raggiungere un margine del 30%”, ha dichiarato senza giri di parole. “Il mio mandato è diventare la compagnia numero uno nel gaming e nell’intrattenimento, ed è esattamente ciò che intendiamo fare”. Una frase che, da sola, dice molto sul tono dell’intera conversazione.
Sharma ha poi voluto ricordare quanto Microsoft abbia speso nel settore, sostenendo di aver investito “più aggressivamente di quasi chiunque altro”. Il riferimento è alle grandi acquisizioni, da Activision a ZeniMax, ma anche al lavoro sulla piattaforma e sui cicli hardware. C’è poi un dettaglio interessante: la compagnia continua a sovvenzionare i propri prodotti persino quando ci rimette dei soldi, complici i costi crescenti di memoria e storage.
Non che tutto vada a gonfie vele, e Sharma lo ammette apertamente. “Siamo impegnati sul gaming, siamo impegnati su Xbox. Continueremo a investire, ma c’è molto lavoro da fare. I numeri li avete visti: non siamo in una posizione sana, e i prossimi 100 giorni serviranno a rimettere in sesto il business”. Una franchezza inusuale, soprattutto da chi guida una divisione di queste dimensioni.
Nessun rimpianto per Activision Blizzard
E qui arriva il tema più spinoso. Con il senno di poi, l’acquisizione di Activision Blizzard da circa 63 miliardi di euro è stata davvero un buon affare o un passo falso? Sharma non ha avuto la minima esitazione nel rispondere.
“Non conosco nessuno nell’intrattenimento che non vorrebbe Call of Duty, che oggi genera più ricavi dell’intero Marvel Cinematic Universe“, ha detto. E ha continuato elencando i gioielli del catalogo: “Chi non vorrebbe una delle prime tre app al mondo come Candy Crush? Chi non vorrebbe World of Warcraft? E chi non vorrebbe un team che da vent’anni produce hit prevedibilmente ogni anno? Io adoro Activision Blizzard King”.
Detto questo, la CEO ha riconosciuto che quell’operazione è nata in un mondo molto diverso da quello di oggi. “È stata fatta prima di ChatGPT, in un momento in cui la nostra strategia era focalizzata soprattutto sulla console, e nel pieno della pandemia. È difficile giudicare quelle decisioni con gli occhi di oggi, ma parliamo di asset straordinari e abbiamo intenzione di continuare a investirci”.
Sul traguardo da raggiungere entro il 2030, Sharma è tornata sul suo cavallo di battaglia: “Mi piacerebbe vederci diventare la compagnia numero uno nel gaming e nell’intrattenimento”. Per arrivarci, però, ha messo nero su bianco un punto che farà discutere: Xbox dovrà rivedere la propria strategia sulle esclusive per poter crescere davvero.