XBOX potrebbe vivere nel 2026 una delle trasformazioni più profonde della sua storia, e non solo per i festeggiamenti dei suoi primi 25 anni. Microsoft sembra intenzionata a cambiare marcia su tutta la divisione, mettendo da parte la fase degli investimenti a pioggia per concentrarsi su qualcosa di molto più concreto: i risultati. Il messaggio che arriva da Redmond è chiaro, ora servono numeri veri.
Negli ultimi giorni si sono susseguiti incontri e dichiarazioni che lasciano intendere la fine di un capitolo e l’inizio di un altro. Da una parte ci sono mosse pensate per ricucire il legame con i giocatori, a partire dal parziale ritorno alle esclusive. Dall’altra c’è il tema spinoso della riorganizzazione aziendale e del business delle console, che secondo le stesse parole di Asha Sharma, nuova guida della divisione al posto di Phil Spencer, non gode di buona salute.
Le parole di Nadella e il nodo della sostenibilità
A dare il segnale più forte è stato Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft. Durante un’intervista con Hard Fork ha elogiato il lavoro fatto da Sharma nei primi 100 giorni alla guida del marchio, ma ha anche elencato le priorità per il breve termine. La sfida, ha spiegato, è innovare sia sull’hardware sia sui giochi in modo economicamente sostenibile.
Nadella non ha girato attorno al problema. Ha ricordato come nessuno possa accusare l’azienda di non aver investito negli ultimi 25 anni, ma il punto adesso è un altro: trasformare tutto questo in un business che stia in piedi. E qui arriva l’ammissione più dura. Xbox non è mai riuscita a monetizzare davvero il proprio intrattenimento, anzi lo ha sovvenzionato. Tanto che, a detta sua, i giochi Xbox generano più ricavi su YouTube di quanti ne portino a Microsoft.
Dopo miliardi spesi in acquisizioni, in particolare i quasi 69 miliardi di dollari (circa 64 miliardi di euro) per Activision Blizzard King, il momento della maturazione è arrivato. La divisione non può più essere un progetto laterale portato avanti quasi per passatempo da una delle aziende più ricche del pianeta. Il discorso sulle acquisizioni, va detto, non riguarda tanto il recupero della cifra investita, quanto la necessità di dimostrare che quel capitale sappia generare un ritorno capace di giustificare la scelta. Microsoft, in fondo, avrebbe potuto destinare gli stessi soldi a settori molto più redditizi.
Le opzioni sul tavolo, dalla società controllata alla vendita
Per arrivare a quel risultato, pare che nessuna ipotesi sia stata scartata. Tra le carte in gioco ci sarebbe anche un cambiamento radicale, ovvero la trasformazione dell’intera divisione in una società controllata esterna, capace di operare in autonomia sul modello già visto con LinkedIn e GitHub. Uno scenario che rappresenterebbe uno shock, ancora da capire se in positivo o in negativo. Xbox si troverebbe sul mercato in prima persona, costretta a far quadrare i conti e a centrare gli obiettivi finanziari senza poter attingere direttamente alle casse di Redmond.
In pratica non sarebbe più possibile mascherare i risultati negativi come un piccolo segno meno dentro i bilanci enormi di Microsoft. La divisione dovrebbe reggersi sulle proprie gambe, con tutto l’onore e l’onere del caso. Sul tavolo ci sarebbe anche la ricerca di un partner esterno per la gestione del marchio o, nello scenario più estremo, la vendita a terzi dell’intera divisione. Quest’ultima resta comunque l’ipotesi meno considerata, da tirare fuori solo in casi limite.