I licenziamenti Xbox hanno travolto l’intera galassia di studi interni, con oltre 3.000 dipendenti lasciati a casa nelle scorse ore. Un colpo pesante, che non ha risparmiato praticamente nessuno dei team storici del colosso di Redmond. E la cosa curiosa, se così si può dire, è che dietro i numeri comunicati ufficialmente sembra nascondersi una realtà ancora più dura di quella raccontata.
Perché una cosa sono le dichiarazioni pubbliche, un’altra è quello che è successo davvero nei corridoi degli studi. La riorganizzazione, quella che qualcuno ha già ribattezzato come un vero e proprio reset Xbox, ha portato quattro realtà a tornare indipendenti. Tra queste ci sono nomi che gli appassionati conoscono benissimo, come Double Fine e Undead Labs, studi che avevano legato la loro storia recente proprio all’ecosistema di Microsoft. Adesso si ritrovano di nuovo a camminare con le proprie gambe, con tutto quello che comporta.
Il colpo agli studi storici, da Obsidian a id e Zenimax
Il quadro complessivo, però, è più ampio di quanto lasciato intendere all’inizio. I tagli avrebbero infatti raggiunto un’estensione ben superiore rispetto ai numeri circolati, e diversi team ne hanno pagato le conseguenze in modo silenzioso. Poco rumore, pochissima eco, eppure realtà importanti hanno visto ridursi il personale in maniera drastica. In alcuni casi si parla addirittura di organici dimezzati, con squadre che da un giorno all’altro si sono ritrovate con metà delle persone che avevano prima.
A finire nel mirino sono stati anche studi che rappresentano una parte fondamentale dell’identità videoludica del gruppo. Obsidian, id Software e Zenimax non sono stati risparmiati, e già solo pronunciare questi nomi rende l’idea di quanto sia profonda la ferita. Parliamo di realtà che hanno costruito franchise amatissimi e che rappresentano, per molti giocatori, il cuore stesso dell’offerta targata Xbox. Vederle coinvolte in una ristrutturazione di queste proporzioni lascia poco spazio alle interpretazioni ottimistiche.
Quello che emerge è il ritratto di un’operazione che tocca ogni angolo dell’organizzazione, senza distinzioni tra studi grandi e piccoli, storici o più recenti. La sensazione è che nessuno, davvero nessuno, sia rimasto fuori dal raggio d’azione di questi licenziamenti. E il fatto che parte di questi tagli sia passata quasi in sordina rende il tutto ancora più significativo, perché suggerisce che i dati ufficiali raccontino solo una porzione della vicenda.
Il ritorno all’indipendenza di quattro studi, poi, apre scenari tutti da interpretare. Per alcune di queste realtà potrebbe rappresentare una nuova libertà creativa, per altre una condizione ben più incerta, considerando quanto pesi oggi reggersi da soli in un settore competitivo come quello dei videogiochi. Al di là delle prospettive future, resta il fatto concreto di migliaia di professionisti che si ritrovano a dover ricostruire il proprio percorso lavorativo. Numeri che, dietro la freddezza delle statistiche, raccontano storie di persone e di team costruiti nel tempo, adesso smontati nel giro di poche ore.