La Cina ha compiuto un passo che finora era riuscito soltanto a due colossi americani. Un appaltatore statale ha annunciato il primo lancio e recupero riuscito di un razzo riutilizzabile cinese, un traguardo che sposta gli equilibri in un settore dove la concorrenza è sempre più serrata.
Cina: un club ristretto che ora si allarga
Fino a questo momento, il decollo e l’atterraggio verticale di un razzo orbitale erano stati appannaggio esclusivo di due nomi ben noti negli Stati Uniti, SpaceX e Blue Origin. Sono le uniche due realtà che, prima di questo annuncio, avevano dimostrato di saper padroneggiare una tecnologia complicata. Quella che permette a un vettore di tornare a terra intatto invece di andare distrutto dopo un solo utilizzo.
Il fatto che a rompere questo duopolio sia un appaltatore statale cinese dice molto su quanto il programma spaziale del Paese abbia accelerato negli ultimi tempi. Riportare a terra un razzo in verticale non è un dettaglio tecnico da poco. Significa poterlo riutilizzare, abbattere i costi delle missioni e aumentare la frequenza dei lanci, tre elementi che nel comparto aerospaziale fanno la differenza tra restare indietro e giocarsela ad armi pari.
Perché il recupero verticale cambia le regole
Il lancio e recupero di un vettore che rientra sulle proprie gambe è diventato negli anni il simbolo di una nuova epoca dell’esplorazione spaziale. Chi riesce a farlo può permettersi di lanciare più spesso e spendere meno, e questo apre la strada a tutta una serie di attività che prima erano economicamente proibitive.
L’ingresso di un attore cinese in questo campo, con un razzo riutilizzabile capace di completare il ciclo di decollo e atterraggio verticale, segna quindi un momento di svolta. Non si tratta più di una corsa a due, ma di uno scenario in cui anche la Cina si presenta con credenziali concrete, avendo dimostrato sul campo una capacità che finora era rimasta confinata oltreoceano.