La seconda stagione di X-Men 97 ha rimesso al centro dell’attenzione una figura che i fan della Marvel conoscono bene, quel Kang che tanto ha fatto discutere negli ultimi anni. La sua comparsa, sotto forma di una variante ormai nota del celebre villain multiversale, non è soltanto un colpo di scena per gli appassionati della serie animata. È anche il segnale, forse involontario, di quanto la gestione della cosiddetta Saga del Multiverso nell’universo cinematografico Marvel abbia mostrato qualche crepa lungo il cammino.
La cosa interessante è che una serie animata, pensata come omaggio a un classico degli anni Novanta, riesca a fare con questo personaggio ciò che le produzioni in live action hanno faticato a costruire. Il ritorno del villain in X-Men 97 non arriva a caso. Si inserisce in un racconto che sa dove vuole andare, senza affannarsi a spiegare ogni singolo dettaglio al pubblico.
Perché la serie animata dimostra dove il progetto ha vacillato
Il punto è tutto qui. La seconda stagione continua a raccogliere consensi, e lo fa mettendo insieme pubblico e critica in un modo che negli ultimi tempi non capitava così spesso alle produzioni Marvel. Il merito sta nella capacità di allargare la mitologia degli X-Men senza tradire lo spirito della storica serie animata che l’ha ispirata. Le nuove puntate aggiungono strati, personaggi, connessioni, eppure il tono resta quello che i fan ricordavano.
E allora la presenza di questa variante del villain finisce per diventare una specie di cartina di tornasole. Quando un progetto vasto e ambizioso come quello legato al Multiverso perde il filo, basta guardare a produzioni più piccole e apparentemente meno pretenziose per capire cosa sarebbe potuto funzionare meglio. La serie animata riesce a rendere il personaggio pericoloso, credibile, minaccioso, senza bisogno di quintali di spiegazioni o di rimandi a decine di altre pellicole.
Una mitologia che cresce senza perdere identità
Quello che colpisce di più, seguendo le vicende dei mutanti in questa nuova annata, è l’equilibrio. La mitologia si espande, certo, ma senza mai schiacciare i personaggi principali. Gli eroi restano al centro, le loro storie continuano a pesare, e l’arrivo di una minaccia multiversale non stravolge tutto solo per amore della sorpresa.
È proprio questo che, guardando indietro, fa riflettere sul percorso della fase cinematografica dedicata al villain. Dove il grande racconto sul grande schermo ha rischiato di disperdersi tra troppe linee temporali e varianti, la serie animata tiene il timone saldo. Riporta un antagonista importante, gli dà spazio, lo rende funzionale alla storia dei mutanti. Niente di più, niente di meno.
Il successo di X-Men 97 non è quindi soltanto una questione di nostalgia ben confezionata. È la prova che si può maneggiare materiale complesso, come tutto ciò che ruota attorno al Multiverso e alle sue infinite possibilità, mantenendo chiarezza e coerenza. E la comparsa di questa variante del noto antagonista, che tanto peso ha avuto nei piani della Marvel, arriva in un momento in cui il confronto con le scelte fatte altrove appare quasi inevitabile.