Catherine Laga’aia ha imparato in fretta cosa significa raccogliere un’eredità pesante. L’attrice australiana, classe 2006, debutta sul grande schermo con un ruolo che spaventerebbe chiunque: quello di una protagonista Disney amatissima. Vaiana, la versione in carne e ossa del film d’animazione, arriva nelle sale italiane il 19 agosto e Laga’aia si è dovuta buttare senza rete in questo personaggio.
“Non puoi fermarti a metà, devi darti completamente”, racconta collegata da Londra in video. E aggiunge: “Deve avvolgerti del tutto e diventare chi sei, perché lei è un personaggio pieno di vita”.
La storia, ambientata in Polinesia, segue la figlia di un capo tribù che, quando la sua isola finisce in pericolo, si imbarca in un’avventura pericolosa per mare insieme al semidio Maui. A dargli corpo è Dwayne Johnson, che nella versione animata gli aveva già prestato la voce. Un ritorno, in un certo senso, sotto un’altra forma.
La parte più semplice per Laga’aia? Tornare sul set ogni giorno e trovare qualche appiglio familiare. “Ero nella stessa canoa, nella stessa vasca tutti i giorni. Questo ha reso abbastanza facile mantenere uno stato mentale simile a quello di Vaiana”.
Poi però arrivano gli ostacoli. E non erano pochi. “La cosa più difficile è stata l’inizio, capire da dove partire, perché ovviamente esiste la versione del 2016 e volevamo essere fedeli a ciò che rappresenta, perché è quello che la gente ama e si aspetta di vedere. Ma volevamo anche portare qualcosa di nuovo, di fresco. E io non potevo fare esattamente quello che aveva fatto Auli’i. Dovevo mettere anche parti di me stessa nel personaggio”. Il riferimento è a Auli’i Cravalho, la voce originale della Vaiana animata.
Il viaggio interiore secondo Thomas Kail
Identità, eredità, trovare il proprio posto dentro una comunità. Sono temi che tornano spesso nel lavoro di Thomas Kail, regista statunitense nato nel 1977. “Hai riassunto piuttosto bene i miei ultimi 25 anni”, scherza lui. Del resto parliamo dell’uomo dietro spettacoli teatrali come Hamilton e In the Heights. E questo film Disney, in fondo, si incastra perfettamente in quel percorso da narratore.
“Vaiana si fa una domanda molto concreta: chi sono? Chi sono destinata a diventare?”, riflette Kail. “Sta pensando a come inserirsi nella sua famiglia ora che il suo ruolo sta cambiando. Ha una responsabilità che dovrebbe assumersi per il bene della comunità, ma si sente insicura. E c’è anche questa domanda: cosa lascerò dietro di me?”. Per il regista, Vaiana “è una storia sui nostri antenati” e “sul non sapere dove stai andando se non capisci da dove vieni”.
C’è poi tutta la parte musicale, che di certo non passa inosservata. Il movimento diventa uno strumento narrativo vero e proprio. Per curarlo, Kail e la sua squadra si sono affidati a Tiana Nonosina Liufau, ballerina esperta di danza polinesiana.
“Tiana ha preso elementi da molte isole diverse e li ha intrecciati”, spiega il regista. “Il nostro villaggio è un luogo di fantasia, ma questo ci ha permesso di raccogliere elementi da tante isole differenti e provare a inserirli nel linguaggio coreografico”. Con 200 attori in scena, dice Kail, “si sentiva il pavimento tremare”. “Sembrava che gli alberi si muovessero”.
La natura è stata la fonte d’ispirazione principale per le coreografie. “Diceva: questo è il vento che soffia. Questo è il ramo di un albero”, ricorda il regista. “E abbiamo provato a incorporare tutto questo, così che anche in modo inconsapevole lo spettatore percepisse che la storia continua a svilupparsi in molti modi diversi”.