Trovare il divertimento dentro un videogioco resta un lavoro tutto umano, e secondo un veterano dello sviluppo lo sarà ancora per parecchio. Il tema è l’AI nel gaming, un argomento che divide e accende discussioni, ma che per Rich Vogel potrebbe addirittura aprire le porte a una nuova stagione creativa. La sua posizione è netta: l’intelligenza artificiale entrerà eccome nei processi produttivi, però la parte più delicata, quella che rende un gioco davvero godibile, rimarrà nelle mani delle persone almeno per i prossimi vent’anni.
Tutto è partito da un annuncio di Epic. La società ha confermato che Unreal Engine 5.8, e ancora di più il futuro Unreal Engine 6, integreranno modelli come Claude e Gemini, oltre al supporto per modelli personalizzati. L’obiettivo dichiarato è ridurre il lavoro più noioso nella creazione dei contenuti, lasciando più tempo all’esplorazione creativa e permettendo ai team di moltiplicare le iterazioni per rifinire meglio ciò che producono. Come prevedibile, la fetta di pubblico contraria all’intelligenza artificiale ha storto il naso. Ma non tutti hanno reagito così.
Unreal Engine 5.8 e AI: perché trovare il divertimento resta un compito umano
Vogel, sviluppatore con grande esperienza nel genere MMO, appartiene alla schiera dei pragmatici. In un post pubblicato su LinkedIn ha parlato apertamente di fine di un’epoca per lo sviluppo videoludico, un sentimento condiviso anche da Sjoerd De Jong, storico responsabile di prodotto di Unreal Engine che sta lasciando Epic. L’intelligenza artificiale, secondo Vogel, sarà ormai radicata nell’intero processo produttivo. Eppure non c’è alcuna possibilità che le persone vengano tagliate fuori dalla creazione dei contenuti, proprio perché trovare il divertimento è qualcosa di troppo complesso da replicare per una macchina, almeno per i prossimi vent’anni.
C’è poi il discorso degli asset. Vogel ritiene che la maggior parte verrà ancora realizzata da mani umane, mentre l’AI troverà spazio soprattutto nelle pipeline tecniche: shader, texture, animazioni, rigging e concept, oltre che nel controllo qualità e nella localizzazione. I team più piccoli potranno produrre più materiale in meno tempo, sfruttando la velocità di iterazione che questi strumenti garantiscono. Attenzione però ai costi nascosti, ha avvertito lo sviluppatore, come il consumo crescente di token necessario a generare codice complesso.
La nuova rinascita del gaming secondo Vogel
La chiusura del suo intervento è però tutta in positivo. Vogel immagina che nel giro di due anni arriveranno molti più strumenti dentro le pipeline di produzione, capaci di far costruire contenuti più in fretta e, soprattutto, di dare vita a forme di gameplay emergente mai viste prima. È proprio in quel momento, quando emergeranno meccaniche inedite generate da queste tecnologie, che secondo lui inizierà la vera rinascita dello sviluppo videoludico.
Sul fronte degli studi che hanno già abbracciato questa direzione, il nome più autorevole è quello di PlayStation Studios. Sony ha rivelato il mese scorso che i suoi sviluppatori first party stanno già automatizzando flussi di lavoro ripetitivi, migliorando la produttività nell’ingegneria del software e velocizzando processi in ambiti come controllo qualità, modellazione 3D e animazione, tutto grazie a strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Non sono però gli unici. Gli sviluppatori e gli editori asiatici si sono mostrati particolarmente aperti su questo terreno. Square Enix, CAPCOM, NetEase, Tencent, Nexon e NC stanno tutti spingendo in quella direzione, anche perché da quelle parti il rifiuto culturale verso queste tecnologie è molto più contenuto. Se questi colossi otterranno risultati concreti, gli studi occidentali potrebbero ritrovarsi costretti a seguire la stessa strada.