Il processo produttivo a 1,4 nanometri è già entrato nella lista delle priorità di TSMC, che non aspetta nemmeno di vedere sul mercato i primi chip a 2 nanometri prima di guardare avanti. Il colosso taiwanese starebbe infatti spingendo forte sullo sviluppo della tecnologia chiamata A14, quella che dovrebbe segnare il prossimo salto generazionale nel mondo dei semiconduttori. E stando alle voci che circolano, il percorso finora non avrebbe riservato brutte sorprese.
Il lavoro sul nuovo nodo produttivo procederebbe insomma senza intoppi degni di nota. La costruzione del primo impianto dedicato a questa tecnologia rispetterebbe i tempi previsti, con il completamento in programma entro aprile 2027. Una volta ultimata la fabbrica, TSMC dovrebbe far partire la produzione pilota nel terzo trimestre dello stesso anno, per poi passare alla produzione su larga scala nel corso del 2028.
Quattro impianti e investimenti da capogiro
Il piano dell’azienda prevede la realizzazione di quattro stabilimenti destinati unicamente alla produzione dei chip a 1,4 nanometri. Un impegno economico enorme, che nella fase iniziale sarebbe stimato attorno ai 45 miliardi di euro. Non si tratta solo di una scommessa tecnologica, ma di una mossa dal peso strategico notevole, perché ogni singola fabbrica potrebbe portare ricavi annuali nell’ordine dei 15 miliardi di euro. Numeri che spiegano bene perché il progetto sia considerato tanto importante.
Tra i nomi che compaiono nella lista dei possibili clienti spunta ancora una volta Apple. L’azienda di Cupertino avrebbe messo gli occhi sul nodo da 1,4 nanometri per costruire il futuro chip A22 Pro. Se questa indiscrezione dovesse trovare conferma, quel processore diventerebbe il primo SoC prodotto in grandi volumi con la nuova architettura. Apple sembra insomma decisa a bruciare le tappe, saltando in circa due anni dalla tecnologia a 2 nanometri a quella più avanzata.
L’intelligenza artificiale mette pressione a tutti
Dietro questa corsa c’è un elemento che continua a pesare parecchio, ovvero la domanda di chip per l’intelligenza artificiale. La richiesta cresce senza sosta e mette sotto stress la capacità produttiva delle fonderie, TSMC compresa, che ha già ammesso di avere qualche limite nel tenere il passo. Proprio questa fame di silicio spinge realtà come Apple a voler passare il prima possibile ai nodi più piccoli.
Nel frattempo anche Samsung e Intel stanno lavorando ai loro processi produttivi sotto i 2 nanometri. Samsung, in particolare, avrebbe scelto per ora di concentrarsi sul migliorare le rese del nodo a 2 nanometri prima di accelerare sul futuro processo SF1.4. Le indiscrezioni parlano però di un ritardo, con l’azienda sudcoreana che arriverebbe circa un anno dopo TSMC nello sviluppo di questa nuova tecnologia.