Sul Pass Mondiali DAZN venduto da TIM arriva finalmente una parziale ammissione, dopo giorni di silenzi e smentite. L’operatore, che in un primo momento aveva negato qualsiasi responsabilità, ha riconosciuto che i pass pensati per coprire l’intera durata del torneo erano stati disattivati in anticipo. E lo ha fatto nel modo più diretto possibile, cioè scrivendo direttamente ai clienti coinvolti.
Diversi utenti hanno segnalato di aver ricevuto un SMS in cui TIM mette nero su bianco il disguido. Il testo del messaggio, girato da alcuni lettori, è chiaro. “Gentile cliente, ci scusiamo per il disagio. Per un errore tecnico la tua offerta PASS MONDIALI era stata disattivata. Abbiamo già ripristinato il servizio senza alcun costo a tuo carico.” Un’ammissione che pesa, perché contraddice quanto lo stesso operatore aveva dichiarato pochi giorni prima. All’epoca, a fronte delle richieste di chiarimenti, TIM sosteneva che dai controlli interni non risultava alcuna disattivazione anticipata sui propri sistemi.
Cosa cambia adesso per i clienti coinvolti
Il quadro, insomma, si è ribaltato nel giro di pochi giorni. Prima nessuna traccia del problema, poi la conferma che qualcosa era andato storto. E soprattutto la conferma di chi avesse ragione. Perché ad alcuni clienti che avevano presentato reclamo scritto era stato lasciato intendere che la colpa fosse loro, di chi avrebbe disattivato l’offerta troppo presto. L’SMS inviato in questi giorni racconta però un’altra storia. L’errore è stato di TIM, punto.
Chi è rimasto senza accesso deve ora rifare la procedura di registrazione, seguendo le indicazioni arrivate via SMS ed email, per tornare a vedere le partite. Il ripristino del servizio è certamente una buona notizia, ma resta un dettaglio che rischia di non lasciare tutti soddisfatti. Il riaccesso non restituisce nulla di quanto è già stato trasmesso. Le gare andate in onda nel periodo in cui il pass risultava spento sono perse, e non c’è modo di recuperarle.
C’è poi la questione del rimborso. Al momento non sembra prevista alcuna forma di indennizzo automatico per il disservizio, se non nei casi in cui era stato lo stesso servizio clienti a promettere la restituzione dei 10 euro. Una situazione a macchia di leopardo, quindi, dove molto dipende da quello che ogni singolo utente si è sentito dire durante i contatti con l’assistenza.