The Mandalorian and Grogu ha riportato Star Wars in cima al box office nordamericano, eppure il dato che sta facendo più chiacchierare non è la vetta conquistata, bensì il paragone con un film che Disney avrebbe preferito lasciare nel dimenticatoio: Solo: A Star Wars Story. Il debutto parla di 82 milioni di dollari nel weekend a tre giorni tra Stati Uniti e Canada, circa 76 milioni di euro secondo le stime diffuse da Disney. Numeri che, presi da soli, sembrano ottimi. Il problema, semmai, arriva quando li si mette accanto a quelli del passato.
I numeri del debutto e il confronto che scotta
Sul lungo weekend del Memorial Day la previsione domestica sale a 102 milioni di dollari, poco meno di 95 milioni di euro, mentre l’incasso globale viene indicato a 165 milioni, all’incirca 153 milioni di euro. Sono cifre solide in assoluto, specie per un’uscita familiare pensata per riempire le sale. Il punto è che restano incollate ai 103 milioni domestici che Solo aveva raccolto nel 2018, proprio nello stesso periodo festivo.
Ed è qui che il confronto pesa davvero. Solo è rimasto per anni il riferimento più scomodo del box office moderno legato al franchise: chiuse la sua corsa a 392,9 milioni di dollari a livello globale, ma con un budget nettamente più alto rispetto alla nuova pellicola. Per The Mandalorian and Grogu, invece, si parla di un costo di circa 165 milioni di dollari, quasi 153 milioni di euro. Un dettaglio che cambia parecchio la lettura economica dell’operazione, perché sposta l’asticella del punto di pareggio molto più in basso.
Pubblico dalla sua parte, e uno sguardo al futuro
Insomma, il debutto non si traduce in automatico in un flop. Le recensioni della critica sono state contrastanti, questo va detto, ma il riscontro del pubblico ha raccontato tutta un’altra storia. Il film ha ottenuto un A- CinemaScore e valutazioni molto alte dalle famiglie e dai ragazzi sotto i 13 anni. Un segnale che conta, soprattutto per un titolo costruito attorno a due personaggi già entrati nell’immaginario collettivo.
La regia porta la firma di Jon Favreau e il film prosegue idealmente la serie Disney+ dedicata al Mandaloriano, rimettendo al centro Din Djarin e Grogu. Pedro Pascal resta legato al ruolo del cacciatore di taglie con l’armatura, mentre Jeremy Allen White presta la voce a Rotta the Hutt. C’è poi un dato quasi simbolico: è il primo film di Star Wars arrivato al cinema dopo The Rise of Skywalker del 2019, dopo anni in cui la saga aveva spostato il proprio baricentro sullo streaming.
Il risultato si colloca in una fase di transizione delicata per Lucasfilm, impegnata a ricostruire una presenza stabile nelle sale. Dopo questa uscita, la prossima tappa cinematografica indicata è Star Wars: Starfighter, con Ryan Gosling, attesa per maggio 2027. Il segnale, per ora, è doppio: il marchio sa ancora aprire in testa al box office, ma il ritorno al grande schermo non ha prodotto quella partenza esplosiva che per anni era sembrata quasi scontata per il brand. Sul fronte videoludico, intanto, pesa anche il progetto cancellato di Giant Skull, lo studio fondato dal veterano di Star Wars Jedi Stig Asmussen. Le prossime settimane diranno se il passaparola delle famiglie basterà ad allontanare quel confronto ingombrante con Solo.