Il braccio di ferro tra Apple e le istituzioni europee ha appena registrato un nuovo capitolo, e questa volta la Mela non ne esce bene. Il Tribunale dell’Unione europea ha stabilito che l’azienda di Cupertino è a tutti gli effetti un cosiddetto controllore dell’accesso, e come tale dovrà rispettare le regole imposte dal DMA, il Digital Markets Act. Una decisione che chiude, almeno per ora, uno dei fronti legali più caldi aperti tra la società americana e Bruxelles.
Cosa ha stabilito il tribunale europeo
Apple aveva presentato ricorso, come del resto ha sempre fatto quando si è trattato di normativa europea. L’azienda non è nuova a battaglie di questo tipo e sul terreno del diritto continentale si muove con una certa disinvoltura, spesso pronta a contestare le decisioni che arrivano dalle istituzioni. Stavolta però il verdetto è arrivato e non lascia molto spazio a interpretazioni. Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto le argomentazioni della Mela, confermando che rientra nella categoria dei controllori dell’accesso.
Il concetto, tradotto in parole semplici, è questo. Ci sono aziende talmente grandi e influenti nel settore digitale da funzionare come veri e propri cancelli attraverso cui devono passare utenti e sviluppatori. Chi controlla quei cancelli ha un potere enorme, e proprio per questo l’Europa ha deciso di mettere dei paletti. Il DMA serve esattamente a questo, cioè a evitare che chi domina il mercato possa abusare della propria posizione a scapito della concorrenza e dei consumatori.
Cosa cambia adesso per Apple
La conseguenza pratica è che Apple dovrà adeguarsi ai vincoli previsti dalla normativa, senza più poter contare su questa via legale per sottrarsi agli obblighi. Il fatto di essere qualificata come controllore dell’accesso significa dover rispettare una serie di regole pensate per aprire il proprio ecosistema, che storicamente è stato uno dei più chiusi e controllati del settore tecnologico.
Il Digital Markets Act è entrato in vigore proprio con l’obiettivo di ridimensionare il peso dei grandi colossi digitali. Aziende come quella guidata da Tim Cook si sono ritrovate a dover ripensare il modo in cui gestiscono i propri servizi in Europa, dagli store alle modalità di installazione delle applicazioni. E la resistenza mostrata finora dice molto su quanto queste regole tocchino nervi scoperti.
La pronuncia del Tribunale dell’Unione europea rappresenta un segnale chiaro. Le istituzioni continentali non intendono fare passi indietro sul principio che ha ispirato il DMA, e la sconfitta della Mela in questo ricorso conferma la solidità dell’impianto normativo costruito da Bruxelles. Per Apple si tratta di dover accettare un quadro di regole che, evidentemente, avrebbe preferito evitare o quantomeno ammorbidire.