Il Gruppo Tessellis, la società di telecomunicazioni che attraverso Tiscali Italia gestisce i brand Tiscali e Linkem, ha comunicato importanti aggiornamenti sulla procedura di composizione negoziata della crisi avviata nelle scorse settimane. La vicenda ruota attorno alla possibile cessione del ramo B2C di Tiscali Italia a Canarbino, e il passaggio chiave è arrivato dal Tribunale di Cagliari, che ha confermato le misure protettive e cautelari richieste dalle società coinvolte.
Tessellis S.p.A., quotata su Euronext Milan, aveva già diffuso comunicati il 1° marzo, il 12 marzo e il 30 marzo 2026 in merito alla composizione negoziata di gruppo, avviata presso la Camera di Commercio di Cagliari e Oristano ai sensi del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII). Con un decreto del 19 marzo 2026, il Tribunale di Cagliari aveva inizialmente disposto alcune misure cautelari e fissato per il 13 aprile l’udienza di conferma. Il ricorso era stato presentato congiuntamente da Tessellis, Tiscali Italia S.p.A. e GO Internet S.p.A. il 12 marzo 2026.
Con ordinanza del 14 aprile 2026, tenuto conto della relazione depositata dall’esperto nominato (l’avvocato Massimo Zappalà) e delle trattative intercorse con i creditori anche in sede di udienza, il Tribunale ha confermato le misure protettive nella misura massima prevista dalla legge, pari a 120 giorni, con decorrenza dalla pubblicazione della domanda e quindi fino al 10 luglio 2026, salvo eventuale proroga. Secondo il Tribunale, queste misure sono funzionali ad assicurare il buon esito delle trattative e coerenti con il progetto di risanamento del Gruppo, fondato sulla conservazione e valorizzazione degli asset da cedere anche tramite procedura competitiva.
Tessellis: cosa prevedono le misure protettive e cautelari
Le misure protettive confermate dal Tribunale di Cagliari comprendono diversi punti rilevanti. Viene stabilito il divieto di acquisire diritti di prelazione se non concordati con l’imprenditore, il divieto di avviare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio e sui beni con cui viene esercitata l’attività d’impresa, la sospensione delle prescrizioni e delle decadenze. Inoltre, non potrà essere pronunciata la sentenza di apertura della liquidazione giudiziale o di accertamento dello stato di insolvenza. Ai creditori, anche finanziari, è preclusa la possibilità di risolvere o peggiorare i termini dei contratti pendenti per il mancato pagamento di crediti anteriori.
Con la stessa ordinanza, il Tribunale ha confermato anche le misure cautelari già concesse in precedenza, sempre per 120 giorni fino al 10 luglio 2026. Nei confronti di alcuni fornitori strategici, è inibito rifiutare l’adempimento dei contratti o esercitare rimedi che possano provocarne recesso, risoluzione o modifica delle condizioni. Nei confronti di determinati creditori finanziari, è vietato esercitare rimedi legati all’accesso alla composizione negoziata, escutere garanzie reali o esercitare il diritto di compensazione impropria: i pagamenti eseguiti sul conto corrente devono essere destinati ai costi operativi della continuità aziendale. A soci di un consorzio è stato inoltre inibito l’esercizio di diritti di prelazione o gradimento sul trasferimento della partecipazione. L’ordinanza, va detto, non ha confermato tutte le ulteriori misure che erano state richieste.
Il tavolo al Ministero e la notifica all’Antitrust
Sempre il 15 aprile 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha reso noto lo svolgimento di un tavolo di confronto con Tiscali, relativo alla crisi che sta coinvolgendo l’azienda e i suoi lavoratori. Un nuovo incontro è stato fissato per il 25 maggio 2026. Nelle stesse ore, è emerso che l’operazione con cui il Gruppo Canarbino intende acquisire il ramo consumer di Tiscali Italia, insieme ai marchi Tiscali e Linkem, è stata notificata all’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che ha pubblicato un avviso per consentire a terzi interessati di presentare eventuali osservazioni entro il 22 aprile 2026.