La batteria della Tesla Model Y protagonista di questa storia ha lasciato di stucco anche i più scettici: dopo sei mesi di vita e una marea di ricariche veloci, ha conservato circa il 99% della sua salute. Un dato che, diciamolo, va controcorrente rispetto a tutto quello che si legge in giro sulle auto elettriche e sul presunto rapido decadimento degli accumulatori.
La tenuta nel tempo delle batterie delle auto elettriche è una di quelle questioni che da anni alimentano dubbi e timori. Chi mai vorrebbe ritrovarsi con metà autonomia cinque anni dopo l’acquisto? Nessuno, ovviamente. Eppure sui social capita spesso di leggere proprio questo genere di allarmismo, che serve più a fare rumore che a raccontare la realtà. E la realtà, ancora una volta, dice il contrario. Uno studio condotto dalla società Recurrent mostrava già una bella resistenza degli accumulatori col passare del tempo: 97% di autonomia residua dopo tre anni e ancora il 95% di capacità conservata dopo cinque. Insomma, niente di cui preoccuparsi davvero.
Un risultato che ribalta le aspettative dopo 25.600 km
Il proprietario di questa Model Y non ha trattato l’auto con i guanti, anzi. Si è collegato per lo più alle colonnine rapide, quelle che teoricamente stressano di più le celle e ne accelerano l’usura. Per togliersi ogni dubbio ha voluto fare i suoi test personali. Ha scaricato il SUV elettrico sotto il 10% di batteria e poi lo ha ricaricato fino al 100%, ma a bassa potenza: ci sono volute venti ore abbondanti. L’attesa però è stata ripagata. Dopo 25.600 km percorsi, la batteria ha registrato una degradazione di appena l’1%. Praticamente come nuova, e questo nonostante l’uso massiccio della ricarica veloce.
Il segreto per mantenere la batteria come nuova
L’uomo ha raccontato di aver assorbito 2.888 kWh in corrente continua DC e 2.588 kWh in corrente alternata AC. Numeri impressionanti. Significa che dopo poco più di sei mesi di utilizzo, con ricariche fatte in gran parte sui Supercharger, l’accumulatore ha mantenuto una salute eccezionale, con un impatto quasi nullo sull’autonomia. Un risultato che, va detto, non è arrivato per caso. Il proprietario è stato parecchio attento: non ha mai superato il 75% di carica e non è mai sceso sotto il 35%.
Una disciplina non facilissima da mantenere, soprattutto per chi si trova spesso a fare lunghi viaggi. Da segnalare poi un altro dettaglio: la persona ha sempre precondizionato la batteria tra i 40 e i 45°C, così da garantire condizioni di ricarica ottimali. Questa attenzione in più può spiegare la forma smagliante dell’accumulatore. Un filo noiosa come abitudine, certo, ma evidentemente utile per preservare le celle. Non c’è dubbio che il risultato sarebbe stato persino migliore se questo proprietario avesse limitato l’uso dei Supercharger.