a geotermia resta forse la grande occasione mancata tra le rinnovabili, eppure sotto i nostri piedi c’è un serbatoio di energia che pochi altri metodi possono eguagliare. Il punto è sempre stato lo stesso, arrivare abbastanza in profondità per catturare quel calore senza distruggere gli strumenti lungo il percorso. E qui entra in gioco Quaise Energy, che ha appena incassato 134 milioni di dollari, circa 124 milioni di euro, per spingere avanti un progetto che sembra uscito da un laboratorio di fantascienza.
L’idea di fondo è semplice da raccontare ma complicatissima da realizzare. La Terra nasconde un tesoro energetico enorme, il problema è raggiungerlo. Le trivelle classiche si consumano quando incontrano rocce durissime e temperature altissime, ed è proprio lì che la maggior parte dei progetti geotermici si ferma. Riuscire a superare quel limite significherebbe, di fatto, cambiare le regole del gioco per una fonte pulita e praticamente inesauribile.
Onde millimetriche al posto delle trivelle
La parte più interessante di tutta la storia è il metodo. Niente punte meccaniche, niente lame che si sfaldano contro il granito. La tecnologia di Quaise usa onde millimetriche ad alta potenza capaci di vaporizzare la roccia direttamente, letteralmente polverizzandola col calore anziché scavarla. Un approccio che aggira di netto uno dei problemi storici della perforazione tradizionale, ovvero l’usura degli utensili quando le condizioni diventano estreme.
Dietro a questo progetto c’è una storia solida, non un’improvvisazione di passaggio. L’azienda è nata a Houston dopo più di dieci anni di ricerca al MIT, quindi parliamo di un bagaglio scientifico costruito con pazienza. E i risultati cominciano a vedersi. L’impianto sperimentale allestito nel Texas centrale si sta avvicinando a una profondità di circa un chilometro, un traguardo che serve a dimostrare sul campo se la teoria regge davvero.
Quel chilometro, tra l’altro, è solo l’inizio. L’obiettivo dichiarato è arrivare molto più in basso, dove le temperature sono così alte da rendere la produzione di energia enormemente più efficiente. I nuovi fondi servono esattamente a questo, accelerare uno sviluppo che finora è andato avanti passo dopo passo, con la prudenza tipica di chi sta esplorando territori mai testati prima. Se il metodo delle onde millimetriche dovesse funzionare su scala reale, il potenziale sarebbe difficile da sottovalutare. Si aprirebbe la strada a impianti geotermici capaci di operare quasi ovunque, non solo nelle zone vulcaniche o particolarmente attive dal punto di vista geologico. E questa, per un settore che da anni cerca la sua svolta, sarebbe una notizia di quelle che pesano.