Poche invenzioni hanno saputo lasciare a bocca aperta il pubblico come fece il telefono nell’estate del 1876, durante la prima Esposizione universale americana di Filadelfia. E le primissime parole pronunciate attraverso quel marchingegno non furono affatto quelle che oggi verrebbe spontaneo immaginare. Niente saluti banali, niente frasi di prova qualunque. Il telefono scelse di presentarsi al mondo con un verso che chiunque, ancora oggi, riconoscerebbe al volo.
Tutto ruota attorno a un momento preciso, quasi teatrale nella sua semplicità. Davanti a un pubblico che osservava incuriosito, il nuovo apparecchio cominciò a far sentire la propria voce recitando una battuta tratta da Shakespeare. Una scelta tutt’altro che casuale, pensata per dimostrare le reali potenzialità sonore di quella tecnologia ancora acerba ma sorprendente.
Essere o non essere, e lo stupore di Pedro II
«Essere o non essere, questo è il problema». Furono proprio questi i versi che il telefono fece risuonare davanti agli occhi e alle orecchie dei presenti. Una frase celebre, scelta forse anche per il suo peso simbolico, capace di rendere ancora più memorabile quel debutto. La reazione più nota fu quella dell’imperatore del Brasile, Pedro II, che assistette alla scena rimanendo letteralmente di sasso.
Lo stupore del sovrano si tradusse in un’esclamazione passata alla storia. «Dio mio, parla!», disse, sintetizzando in tre parole tutta l’incredulità di chi si trovava davanti a qualcosa che fino a poco prima sarebbe sembrato impensabile. Una voce umana, trasmessa e riprodotta da una macchina, in un’epoca in cui simili prodigi appartenevano più all’immaginazione che alla realtà.
Quel momento all’Esposizione universale di Filadelfia non fu soltanto una curiosità tecnica. Rappresentò il primo, vero contatto del grande pubblico con uno strumento destinato a cambiare il modo di comunicare. E il fatto che la scelta sia caduta proprio su un verso shakespeariano racconta molto dello spirito di quella dimostrazione, a metà strada tra la prova scientifica e la piccola messa in scena pensata per colpire.
A guardarla oggi, quella scena conserva un fascino particolare. Da una parte c’è la tecnologia che muove i primi passi, fragile e ancora tutta da perfezionare. Dall’altra c’è l’eco di un autore che attraversa i secoli, prestato a un esperimento che avrebbe aperto le porte a un’intera rivoluzione delle telecomunicazioni. Il telefono, insomma, debuttò citando uno dei testi più famosi mai scritti, e lo fece davanti a un imperatore rimasto senza parole.