In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Correre sul tapis roulant è più facile o più difficile che farlo all’aperto? Basta chiedere a un gruppo di runner per raccogliere pareri opposti, eppure la fisica della corsa resta la stessa in entrambi i casi. Il motivo per cui chi è abituato al nastro si ritrova improvvisamente più lento su strada dipende da altri fattori, e conoscerli aiuta ad adattarsi per godersi tutte e due le esperienze.
Chi trova più faticoso l’allenamento al chiuso di solito conosce già la ragione. È noioso. Non c’è nulla che distragga dallo sforzo, e quei numeri luminosi sul display sembrano ricordare quanto poco si sia avanzati. Il cervello però può imparare a gestire la situazione col tempo, con qualche distrazione, con la consapevolezza oppure semplicemente apprezzando il fatto di non trovarsi fuori sotto la pioggia.
Il nastro non muove i piedi, la fisica non c’entra
Dal punto di vista fisico, correre su un tapis roulant equivale quasi del tutto a correre all’aperto in condizioni identiche. Non è vero che il nastro “porta avanti i piedi”, come sostengono alcuni runner. Correre significa spingersi contro il suolo per avanzare rispetto al suolo stesso. Se quella teoria fosse corretta bisognerebbe considerare anche la rotazione terrestre una specie di tapis roulant, e allora correre verso ovest sarebbe 2.000 volte più duro che correre verso est.
Nella realtà serve lo stesso sforzo per restare fermi su un nastro che scorre a circa 10,5 km/h e per avanzare alla stessa velocità su un terreno piano e stabile. In entrambe le situazioni i muscoli devono spingere con una forza capace di mantenere quella velocità rispetto al suolo.
C’è poi la questione della resistenza dell’aria. Secondo alcuni andrebbe impostata un’inclinazione dello 0,5% o dell’1% per simulare l’aria che il corpo deve fendere anche in una giornata senza vento. Questo vale però solo sopra un ritmo di circa 4:40 al chilometro, cioè intorno ai 12,9 km/h. Più piano, secondo uno scienziato che ha studiato la questione, la differenza è così piccola da essere priva di significato. Chi corricchia attorno ai 9,7 km/h può quindi ignorare del tutto il problema.
Ritmo, meteo e terreno: cosa cambia davvero fuori
Il fattore più importante, meteo a parte, è probabilmente il ritmo. Sul tapis roulant si sceglie una velocità, la si imposta e il nastro la mantiene senza bisogno di pensarci. All’aperto invece alla partenza non si sa bene a che andatura si stia correndo, e anche l’orologio impiega qualche istante a fornire dati corretti. Partire troppo forte è facilissimo, magari spinti da una bella canzone o dalla voglia di cominciare (o di finire). Così dopo pochi minuti arriva la stanchezza. Chi corre fuori sviluppa per necessità una sensibilità per l’andatura, ascoltando il corpo più che i numeri. È un’abilità che si impara correndo all’aperto almeno ogni tanto e facendo attenzione al respiro e al livello di sforzo.
Poi c’è il meteo. In una palestra a 20 gradi ogni sessione sembra uguale alla precedente, mentre all’esterno arrivano caldo, vento, umidità, pioggia, neve e ghiaccio. Il caldo rallenta parecchio, soprattutto se non ci si è abituati, anche se durante l’estate il corpo si adatta un po’. Con l’umidità il sudore raffredda meno e si resta accaldati. In una giornata torrida è normale perdere da qualche secondo a qualche minuto per chilometro. Il vento frena quando soffia contro e aiuta quando spinge alle spalle, il ghiaccio costringe a guardare dove si mettono i piedi e la neve obbliga a faticare di più. Al contrario, una giornata fresca e asciutta, intorno ai 10 gradi, calma e nuvolosa, permette alla maggior parte delle persone di andare molto più veloce che su un nastro a temperatura ambiente.
Anche le salite contano. Sul tapis roulant l’inclinazione la decide chi corre, fuori molto meno. Persino colline dolci possono pesare su un lungo, perché si fatica in salita senza recuperare del tutto la velocità in discesa. E la superficie cambia di continuo, tra marciapiedi inclinati, bordi delle strade, sassolini, erba, fango, foglie, radici e solchi lasciati dalle mountain bike. Questa varietà fa bene ai piedi ma può affaticare i piccoli muscoli di piedi e gambe se non ci si è abituati.
Come prepararsi a una gara all’aperto
Allenarsi spesso sul tapis roulant va benissimo anche in vista di una gara all’aperto, e a volte è inevitabile per via del maltempo o degli impegni familiari. L’importante è uscire almeno qualche volta. Chi prepara una maratona dovrebbe fare i lunghi fuori, anche se le uscite più brevi e le ripetute restano al chiuso, così da abituarsi al clima, allenare i piedi su terreni diversi e costruire muscoli e mentalità per affrontare le salite.
Fonte: TecnoAndroid








