Per decenni, il dibattito sulla resistenza antimicrobica si è concentrato quasi esclusivamente sui superbatteri, quei microrganismi capaci di rendere inutili gli antibiotici più potenti. Eppure, esiste un pericolo parallelo che sta crescendo in modo preoccupante e che merita la stessa attenzione: i cosiddetti superhonghi, ovvero funghi multiresistenti ai farmaci antifungini attualmente disponibili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme importante per ampliare lo sguardo della sanità pubblica anche verso questa direzione, e i dati che emergono dalla ricerca più recente sono tutt’altro che rassicuranti.
Se c’è un protagonista in questa nuova emergenza, quello è senza dubbio Candida auris. A differenza di altri funghi che convivono con l’essere umano da secoli, questo patogeno è emerso di recente come un problema sanitario globale, causando infezioni gravi soprattutto tra pazienti ricoverati in ospedali o residenze per anziani, persone già debilitate da altre patologie. Un ampio studio genomico, a cui ha partecipato l’Istituto di Salute Carlos III, ha analizzato oltre 300 campioni isolati da pazienti in 19 paesi, tracciando la mappa evolutiva di questo fungo multiresistente. Quello che ne viene fuori è piuttosto inquietante: Candida auris è in grado di propagarsi rapidamente tra pazienti fragili, e soprattutto resiste ai farmaci antifungini di uso comune con una facilità disarmante.
Non si tratta solo della capacità di eludere i trattamenti di prima linea. Gli esperti sottolineano che la sua enorme diffusione è legata anche alla formazione di biopellicole su superfici ospedaliere e dispositivi medici. In pratica, un oggetto utilizzato da più pazienti può diventare un veicolo di contagio continuo, propagando l’infezione in modo subdolo e difficile da contenere.
Perché questi funghi stanno diventando così pericolosi
La famiglia Candida comprende molti funghi che normalmente convivono sulla nostra pelle senza causare problemi. Il punto di svolta arriva quando le difese immunitarie crollano, che sia per una malattia, un trapianto, una terapia immunosoppressiva o semplicemente per l’età avanzata. È in quel momento che un organismo apparentemente innocuo può invadere il corpo e provocare patologie gravi.
E qui entra in gioco un paradosso. L’abuso di antibiotici ad ampio spettro, pensati per eliminare i batteri, finisce per spazzare via anche la flora batterica naturale del corpo. Distruggendo i batteri che colonizzano, per esempio, il sistema digestivo, si lasciano spazi liberi che i funghi possono occupare senza più alcun controllo biologico. È un effetto collaterale strutturale, non casuale, e gli esperti lo segnalano come una delle cause principali della crescita dei superhonghi.
A tutto questo si aggiunge un problema farmacologico serio. I funghi hanno una struttura cellulare che somiglia parecchio a quella delle cellule umane, dato che in molti casi contengono colesterolo nelle loro membrane. Questo rende estremamente complicato sviluppare farmaci capaci di distruggere il fungo senza risultare tossici per il paziente. Il risultato è che le armi a disposizione della medicina contro queste infezioni sono davvero poche.
Non solo Candida auris: le altre minacce dal regno dei funghi
Candida auris non è l’unico superhongho sotto osservazione. Esiste, per esempio, Scedosporium prolificans, un fungo multiresistente che, grazie a meccanismi di evasione unici, provoca tassi di mortalità altissimi tra i pazienti immunodepressi. La comunità scientifica sostiene che non sia possibile affrontare la crisi dei superhonghi e dei superbatteri con interventi isolati. Serve una strategia unitaria che integri la salute umana, quella animale e la tutela degli ecosistemi. Attualmente, l’uso massiccio di fungicidi in agricoltura sta di fatto allenando i funghi ambientali a resistere agli stessi principi attivi che vengono poi impiegati per curare i pazienti più gravi.