Chi sperava in una lunga lista di cover personalizzabili firmate direttamente dall’azienda dovrà ridimensionare le aspettative, perché Steam Machine non vedrà nuove faceplate ufficiali, almeno per il momento. A dirlo sono stati proprio gli ingegneri di Valve, che hanno chiarito quanto sia limitato il perimetro del loro intervento su questo fronte. In sostanza il discorso è semplice, la produzione interna si ferma alle due varianti già previste e da lì non si muove.
Le due opzioni in questione riguardano il modello da 2 TB, quello di taglia più capiente della gamma. Nessun catalogo che si allarga stagione dopo stagione, nessuna edizione speciale in arrivo dagli uffici della compagnia. Chi immaginava una collezione ricca di pannelli frontali intercambiabili, magari a tema o con finiture particolari, dovrà fare i conti con una scelta molto più contenuta di quanto forse si aspettava.
La strada della personalizzazione affidata a terzi
La logica dietro questa decisione non ruota però attorno a una chiusura totale, tutt’altro. Valve ha deciso di spostare il peso della personalizzazione su chi sta fuori dall’azienda, mettendo a disposizione i file CAD aperti. Tradotto in parole più comprensibili, si tratta dei progetti tecnici che descrivono nel dettaglio forma e misure delle faceplate, quei documenti che permettono a chiunque abbia le competenze giuste di realizzare cover su misura.
È una mossa che apre le porte alla creatività esterna. Con questi file tra le mani, produttori indipendenti, piccole realtà artigianali e appassionati con una stampante 3D possono cimentarsi nella creazione di pannelli frontali completamente originali. Il risultato pratico è che l’offerta di cover per Steam Machine potrebbe crescere comunque, solo che a farla crescere saranno le terze parti e non la casa madre.
Questo approccio ricalca in parte una filosofia che a Valve conoscono bene, quella dell’apertura e della libertà lasciata alla community. Piuttosto che investire risorse interne per sfornare una variante dopo l’altra, la compagnia preferisce fornire gli strumenti e poi lasciare che siano gli altri a costruirci sopra. Un modo per contenere il lavoro diretto e allo stesso tempo alimentare un ecosistema di accessori fatto da chi la macchina la usa davvero.