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Stampa 3D: come riconoscere e risolvere i difetti più comuni

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Capita a chiunque abbia una stampante 3D di ritrovarsi tra le mani un pezzo venuto male, e nella maggior parte dei casi la colpa non è di chi lo ha progettato. I problemi di stampa 3D hanno quasi sempre una causa precisa, e capire da dove arriva il difetto è il primo passo per sistemarlo e non ricascarci. Ecco come riconoscere e risolvere quelli più frequenti.

Quando la stampa sembra coperta di ragnatele

Il fenomeno dello stringing è tra i più comuni in assoluto. Il nome dice già tutto: sul modello compaiono tanti fili sottili, come se qualcuno ci avesse passato sopra una ragnatela. La colpa è di un ugello che perde filamento anche quando non dovrebbe estrudere nulla. Può capitare su qualsiasi parte del pezzo, ma si nota di più tra i punti fini, dove la stampante deve fermare e riprendere l’estrusione in continuazione.

Non è detto che rovini tutto. Uno stringing leggero si toglie a mano, mentre nei casi più pesanti tocca carteggiare. Per prevenirlo, la prima cosa da controllare è l’umidità del filamento. È la soluzione più semplice in assoluto: basta un ciclo di asciugatura e la qualità cambia in modo evidente. Anche un ugello sporco può causare il problema, quindi vale la pena pulirlo con un ago o con la tecnica del cold pull. Volendo scendere più nel dettaglio, si può intervenire sulle impostazioni di retrazione, aumentando velocità o distanza, sulla temperatura di stampa, che deve corrispondere al tipo di materiale, e sulla velocità di spostamento, alzandola per ridurre il filamento che cola.

Adesione tra i layer e sul piatto

I problemi di adesione tra i layer spesso mandano tutto all’aria, perché uno strato nuovo non si attacca a quello sotto e da lì crolla il resto. Non sempre va così male, a volte restano solo linee brutte che sporgono dove non dovrebbero. Anche qui asciugare il filamento aiuta parecchio, ma la causa può essere una sotto estrusione dovuta a un ugello intasato, quindi conviene pulirlo e riprovare. Da controllare pure la temperatura, che potrebbe essere troppo bassa per il materiale, e la velocità di stampa, da rallentare se serve.

Poi ci sono i supporti, un male necessario. Sono una scocciatura da rimuovere e lasciano segni antiestetici dove toccano il modello. Uno slicer avvisa quando servirebbero, ma non ha sempre ragione. Con certi modelli print in place, attivare i supporti come suggerito rischia di rovinare tutto. Sezioni cadenti, fili che pendono e linee storte sono comunque il segnale che forse andavano messi.

I problemi di adesione al piatto sono la causa più frequente dei fallimenti. Il pezzo non resta fermo e si finisce con un groviglio di spaghetti di plastica, a meno che la stampante non abbia telecamera e rilevamento errori. La prima mossa è pulire il piatto con acqua calda e sapone per i piatti. Se è vecchio e mostra segni di usura, meglio sostituirlo. Un piatto riscaldato è essenziale per molti materiali e rende la vita più facile anche col semplice PLA.

Non sempre la colpa è di chi stampa

C’è una brutta tendenza a prendersela con chi ha creato il modello. A volte però il problema è davvero nel file, che si affetta male, o in profili dello slicer mal ottimizzati e pensati per stampanti diverse. Un modello che fallisce sempre nello stesso identico punto, per esempio, spesso dipende da un G code fatto male.

Ripetere la stessa cosa aspettandosi un risultato diverso non porta da nessuna parte. Se c’è possibilità di scelta, conviene stampare o progettare altro, provare a modificare qualche impostazione predefinita dello slicer, riorientare il pezzo o cambiare slicer del tutto. La stampa 3D resta un continuo mettersi alla prova, e vale sempre la pena chiedersi quanto davvero si conosce l’ugello della propria stampante.

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