Il futuro di Splinter Cell e di Far Cry 7 torna al centro delle chiacchiere grazie a nuove indiscrezioni firmate dal leaker Rogue, una fonte che negli ultimi tempi ha accumulato una certa credibilità quando si parla di progetti targati Ubisoft. Il quadro che emerge racconta due strade quasi opposte, con il remake dello storico stealth che vuole restare fedele a se stesso e il nuovo capitolo della saga sparatutto pronto invece a rischiare parecchio.
Il remake che vuole restare Splinter Cell
Partiamo dalle notizie che faranno felici i nostalgici. Secondo Rogue, il remake di Splinter Cell punta a mantenere l’anima della serie originale, senza stravolgimenti. Si parla di un titolo lineare, strutturato a missioni e costruito sul motore Snowdrop, con una forte attenzione al gioco non letale. Ci sarebbero i sistemi di visibilità, ambienti distruttibili e tutto quel repertorio di gadget che i fan conoscono a memoria, dalle telecamere adesive alle granate a gas, passando per lo scivolamento lungo i tubi e le zipline. Insomma, l’idea sembra quella di preservare l’identità del franchise, non di trasformarlo nell’ennesimo open world.
Il progetto risulta ancora vivo, il che non è affatto scontato considerando i ritardi, i licenziamenti e i continui cambi ai vertici di Ubisoft Toronto, lo studio che guida lo sviluppo. Sui tempi però c’è ancora molta nebbia. Le voci precedenti parlavano di una finestra tra il 2026 e il 2027, ma adesso Rogue sposta l’asticella e sostiene che il gioco non arriverà prima del secondo o del quarto trimestre del 2027. Non solo. Il leaker aggiunge che il progetto si troverebbe in uno stato definito molto fragile, il che lascia aperta la possibilità che alla fine non veda mai la luce.
Far Cry 7 punta tutto sulla sperimentazione
Storia completamente diversa per Far Cry 7. Qui Ubisoft sembra intenzionata a spingere la serie verso un territorio molto più sperimentale. Si parla infatti di un loop di tipo extraction e survival con componenti PvE e PvEvP, incentrato sulla raccolta di risorse, su una struttura di salvataggio limitata, su un rifugio da gestire e sulla durabilità delle armi. A fare da antagonisti ci sarebbe una fazione chiamata Sons of Truth.
Tutto questo combacia con le indiscrezioni circolate in passato, che parlavano di un ripensamento profondo della formula, con modifiche a inventario e movimento anziché la solita riproposizione dello schema open world visto in Far Cry 6. Rogue precisa che una campagna dovrebbe comunque esserci, anche se non è chiaro se la modalità PvE e PvEvP sia separata oppure integrata in qualche modo con la storia principale.
Due direzioni agli antipodi, quindi. Da un lato la scelta conservativa dello stealth che resta ancorato alle sue radici, dall’altro un esperimento che potrebbe non piacere a tutti i fan della serie. Per Ubisoft il momento è delicato e questi due titoli devono funzionare dopo una serie di passi falsi, motivo per cui la casa francese potrebbe scegliere di rimandarli finché non saranno pronti davvero.
C’è poi un altro fronte aperto. La prossima grande uscita del publisher avrebbe dovuto essere il nuovo Ghost Recon, ma alcuni report recenti raccontano di uno sviluppo travagliato, tanto da ipotizzare un possibile reboot o addirittura una cancellazione.