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SpaceX porta i data center nello spazio con le GPU Nvidia

Portare i data center nello spazio non è più fantascienza, e a spingere in questa direzione c’è SpaceX, che ha deciso di affidare a Nvidia il cuore pulsante del suo primo satellite pensato per far girare l’intelligenza artificiale direttamente in orbita. Chi segue da vicino il mondo dell’intelligenza artificiale avrà notato come il discorso, negli ultimi tempi, sia cambiato parecchio. All’inizio si parlava soprattutto del potenziale, di quello che questa tecnologia avrebbe potuto fare. Adesso il focus si è spostato, e non poco, verso i problemi concreti. Quelli energetici, in primis.

Il motivo è abbastanza semplice da capire. Ogni nuova generazione di AI ha bisogno di migliaia di processori, di quantità impressionanti di elettricità e di sistemi di raffreddamento sempre più complicati. Tutta roba che, sulla Terra, comincia a diventare un bel grattacapo. Ed è proprio qui che entra in gioco l’idea di guardare oltre il nostro pianeta. Del progetto Starmind AI1 si era già parlato, ma ora ci sono nuovi dettagli che vale la pena mettere sul tavolo.

Vera e Rubin, i processori che faranno girare tutto in orbita

L’azienda di Musk ha annunciato di aver scelto Nvidia come unico fornitore dei processori destinati al primo satellite progettato per eseguire elaborazioni di intelligenza artificiale direttamente in orbita terrestre bassa. Non una collaborazione qualsiasi, insomma. A bordo troveranno posto i nuovi processori Vera e le GPU Rubin, componenti sviluppati per garantire prestazioni paragonabili a quelle dei moderni data center che troviamo a terra.

E qui viene il bello, perché la domanda che sorge spontanea è una sola. Cosa significa tutto questo, in pratica? L’idea di fondo è che un satellite del genere possa fare il lavoro pesante lassù, sfruttando l’energia solare in modo diretto e liberandosi di gran parte dei problemi legati al raffreddamento e ai consumi che affliggono le strutture terrestri. Un cambio di prospettiva che, se dovesse funzionare come promesso, aprirebbe scenari che fino a poco tempo fa sembravano roba da romanzi.

Il coinvolgimento di SpaceX non stupisce più di tanto, considerando l’esperienza accumulata con i lanci e con la costellazione di satelliti già in orbita. Mettere insieme quella capacità logistica con la potenza di calcolo firmata Nvidia significa provare a costruire qualcosa che finora nessuno aveva davvero tentato su questa scala. Il primo satellite rappresenta solo il punto di partenza di un piano decisamente più ambizioso, che guarda a numeri enormi in termini di infrastrutture spaziali dedicate all’AI.

I processori Vera e le GPU Rubin sono stati pensati proprio per questo tipo di applicazioni, dove serve tanta potenza in poco spazio e con la massima efficienza possibile. Portare in orbita componenti di questo livello vuol dire affrontare sfide tecniche non banali, dalle radiazioni cosmiche alla gestione del calore in un ambiente dove non c’è aria a fare da tramite. Ma è proprio su questi terreni che si gioca la partita del futuro dell’elaborazione dati fuori dall’atmosfera, con Nvidia chiamata a fornire il cervello dell’intera operazione.

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