La sovranità tecnologica europea torna al centro dell’agenda di Bruxelles con un piano che punta dritto al cuore di quattro settori chiave. La Commissione europea ha messo sul tavolo il Technological Sovereignty Package, un insieme di misure pensate per dare all’Unione più autonomia e maggiore capacità di reggere agli urti, soprattutto quando si parla di semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale e open source.
Dentro il pacchetto ci sono due proposte legislative vere e proprie, il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act, affiancate da altre due iniziative strategiche: la Open Source Strategy e la Strategic Roadmap for Digitalisation and AI in Energy. Il messaggio che arriva dal comunicato della Commissione è abbastanza diretto. L’Europa dipende ancora troppo da fornitori esterni per le tecnologie digitali che contano davvero. E questa dipendenza, secondo Bruxelles, va ridotta.
Meno dipendenza dall’estero, più scelta per tutti
L’idea di fondo è ridurre le cosiddette dipendenze strutturali, rafforzare l’autonomia digitale e gettare le basi per un futuro tecnologico più sostenibile. Tradotto in concreto, significa offrire più alternative a imprese, cittadini e pubbliche amministrazioni, che oggi si trovano spesso vincolati a soluzioni costruite fuori dai confini europei.
Il primo tassello è il Chips Act 2.0. La versione originale, datata 2023, prometteva di spingere la produzione europea fino a una quota di mercato del 20% entro il 2030. I numeri raccontano però una storia diversa: a quasi tre anni di distanza, in Europa si produce ancora meno del 10% dei chip. Da qui la necessità di rilanciare. Gli obiettivi del nuovo testo sono quattro: rendere più semplici gli investimenti, ad esempio garantendo i permessi entro 12 mesi, far crescere la domanda di chip puntando su quelli utili all’industria, irrobustire la catena di fornitura anche tramite aiuti di Stato e aumentare la resilienza nel caso in cui le forniture dovessero calare improvvisamente.
Cloud, open source ed energia nel mirino di Bruxelles
Strettamente legato ai chip arriva il Cloud and AI Development Act, abbreviato in CADA. La connessione è logica: più cresce l’intelligenza artificiale, più aumenta la fame di chip e di risorse cloud. Tre gli scopi dichiarati: sostenere lo sviluppo delle tecnologie di AI e cloud, triplicare la capacità dei data center nell’arco di cinque o sette anni e tagliare la dipendenza dai servizi cloud non europei. Il riferimento, neanche troppo velato, va ai colossi americani come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud.
C’è poi la Open Source Strategy, che vuole liberare l’Europa dai software proprietari stranieri spingendo l’adozione di soluzioni aperte in ambiti come intelligenza artificiale, cloud, Internet e sicurezza informatica. L’obiettivo è che questi strumenti diventino di casa sia nelle aziende sia nella pubblica amministrazione. Chiude il quadro la Strategic Roadmap for Digitalisation and AI in Energy, dedicata alla digitalizzazione e all’uso dell’AI nel settore energetico. Qui i fronti sono tre: integrare i data center nei sistemi energetici, ampliare le soluzioni digitali e basate sull’intelligenza artificiale e rendere più fluido lo scambio dei dati sull’energia tra i vari paesi europei.
Le due proposte legislative, vale a dire Chips Act 2.0 e Cloud and AI Development Act, dovranno ora passare al vaglio del Parlamento e del Consiglio prima di poter diventare realtà.