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Sony brevetta l’IA per alleggerire i dati del cloud gaming

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Sony ha brevettato un sistema pensato per ridurre la quantità di dati che viaggia nel cloud gaming, con un approccio piuttosto interessante. Invece di spedire dal server ogni singolo dettaglio dell’immagine, una parte del lavoro verrebbe lasciata all’intelligenza artificiale, incaricata di ricostruire ciò che manca direttamente sullo schermo del giocatore. Un’idea che va a toccare il nervo più scoperto del gioco in streaming, ovvero la sua dipendenza dalla rete.

Per capire perché il tema conta così tanto basta guardare a com’è cambiato il settore negli ultimi anni. C’è stato un periodo in cui Stadia dominava la scena del gioco via cloud e risultava una spanna avanti rispetto agli altri servizi, a cominciare da quello di Microsoft. Poi la piattaforma di Google ha chiuso i battenti e lo spazio lasciato libero è stato occupato dalla concorrenza, che nel frattempo è cresciuta parecchio. Oggi la situazione appare migliore persino rispetto a un anno fa. Amazon Luna funziona bene e lo stesso vale per GeForce Now, eppure i margini di miglioramento restano ampi.

Il limite del gioco in streaming è sempre la connessione

Il fascino del gioco in streaming è facile da spiegare. Si avvia un titolo e si comincia a giocare senza scaricare nulla, senza aspettare installazioni infinite e senza preoccuparsi dello spazio disponibile sul dispositivo. Una comodità notevole, almeno finché la connessione Internet riesce a stare al passo con quello che succede sullo schermo.

Il problema è che lo spettro di un rallentamento della rete è sempre dietro l’angolo. Basta poco per ritrovarsi con immagini sgranate e comandi che rispondono in ritardo, due difetti che in un videogioco pesano molto più che in un film visto in streaming. Nei casi peggiori la partita si interrompe all’improvviso, e a quel punto la comodità iniziale lascia spazio solo alla frustrazione.

Alla radice di tutto c’è soprattutto la mole di informazioni che deve spostarsi senza sosta dai server fino al display di chi gioca. Ogni fotogramma va elaborato a distanza, compresso, inviato e mostrato in tempo reale, e quando la linea non regge il flusso l’esperienza ne risente subito. È proprio su questo passaggio che si concentra la soluzione immaginata da Sony.

L’idea di Sony per alleggerire il carico di dati

Il ragionamento alla base del brevetto parte da una domanda semplice. Se trasmettere ogni dettaglio dell’immagine è ciò che mette in difficoltà la rete, perché non affidare all’intelligenza artificiale il compito di ricostruirne una parte? In questo modo i dati da far viaggiare sarebbero meno, e il resto verrebbe completato da un sistema capace di rimettere insieme l’immagine a destinazione.

Si tratta di un cambio di prospettiva rispetto al modo in cui oggi funziona il cloud gaming, dove il server si fa carico di tutto e al dispositivo del giocatore resta soltanto il compito di mostrare ciò che riceve. Nella visione di Sony una porzione del lavoro si sposterebbe invece sulla ricostruzione delle immagini tramite AI, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso dei dati in transito.

Il terreno su cui si muove l’azienda giapponese è proprio quello che ancora separa lo streaming dal gioco tradizionale. Le piattaforme attuali hanno fatto passi avanti evidenti, ma restano legate alla stabilità della linea e alla quantità di informazioni che questa riesce a sostenere. Il sistema descritto nel brevetto punta a intervenire esattamente su questo punto, alleggerendo il flusso che collega i server allo schermo del giocatore.

Fonte: TecnoAndroid

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