Con iOS 27 beta 3, arrivata proprio in queste ore, la voce di Siri AI smette di essere una scelta secca tra maschile e femminile e diventa qualcosa di molto più modellabile. Adesso si può decidere quanto in fretta l’assistente parla e quanta emozione mette nelle sue risposte. L’idea di fondo è chiara, far sembrare Siri meno un software e più un vero assistente personale che si adatta a chi lo usa.
Come si personalizza la voce di Siri con iOS 27
Il punto di partenza resta la scelta della voce, con una serie di opzioni caratterizzate da accenti diversi. Da lì in poi però si entra in un territorio nuovo. C’è uno slider per il ritmo, che va da lento a veloce, e uno per l’espressività, che si muove da una resa neutra fino a una decisamente più emotiva. Durante la regolazione Siri pronuncia frasi di uso comune, tipo Hai un nuovo messaggio, così da far percepire subito l’effetto delle modifiche mentre le si applica.
La cosa interessante è quanto Siri AI sia ormai incastonata dentro il sistema. Le conversazioni si possono avviare in tanti modi diversi, parlando, scorrendo verso il basso dalla Dynamic Island, premendo il pulsante laterale, digitando oppure aprendo la nuova app Siri separata. Non un accessorio, insomma, ma un pezzo strutturale di iOS 27.
Il confronto con ChatGPT e la questione europea
Sul fronte della personalizzazione vocale, ChatGPT era arrivato prima, con la funzione disponibile da dicembre 2025. Lì ci sono slider per calore ed entusiasmo, più una scelta di stile e tono di base, dall’amichevole al professionale, passando per lo schietto e l’eccentrico. E quelle impostazioni non toccano solo il modo di parlare, ma anche come vengono presentate le informazioni.
Apple si muove con un po’ di ritardo, questo è vero. Ma la carta che gioca è diversa, l’integrazione a livello di sistema operativo, cioè proprio quello che a ChatGPT manca. Una Siri regolata sulle proprie preferenze risponde ovunque dentro iOS, nei messaggi, nella mail, nelle app, nella ricerca, nelle automazioni. ChatGPT resta un’applicazione, Siri è il sistema che ci gira attorno.
E non è una faccenda puramente estetica. La possibilità di intervenire sulla voce incide sull’esperienza d’uso in modo concreto. Una voce troppo lenta finisce per irritare, una troppo veloce diventa difficile da seguire. Allo stesso modo un tono troppo piatto annoia, mentre uno eccessivamente espressivo rischia di disturbare. Permettere a ciascuno di tarare Siri sulle proprie abitudini può spingere verso un uso più naturale nel quotidiano, ed è esattamente il traguardo che Apple ha in mente.
Per chi vive in Europa però il discorso si complica. Servirà pazienza, perché sembra che Tim Cook stia cercando una strada che consenta di portare Siri AI nel Vecchio Continente rispettando l’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital Markets Act.