Jannik Sinner ha trovato il suo tallone d’Achille, e non è su un campo da tennis. È tra i coni di una pista d’esame per la patente della moto, dove il numero uno azzurro ha collezionato ben quattro bocciature. Poco prima di partire per Wimbledon, il campione ha raccontato tutto a Londra con una punta di ironia. “Forse è meglio se gioco a tennis”, ha detto sorridendo dopo l’ultimo tentativo andato a vuoto.
La confessione ha sorpreso parecchi, perché l’altoatesino non è certo digiuno di motori. Ha già la patente B, guida l’auto senza problemi ed è un appassionato dichiarato. Secondo i tabloid britannici nel suo garage ci sarebbero anche una Ferrari e una Porsche. Il punto è che gestire i cavalli di una supercar e domare due ruote sono due mondi diversi, con licenze completamente separate.
Come funzionano le patenti moto in Italia
La normativa italiana sulle due ruote è divisa per età, cilindrata e potenza. Si comincia a 14 anni con la patente AM, quella dei ciclomotori fino a 50 cc o elettrici fino a 4 kW, con il tetto dei 45 km/h. A 16 anni arriva la A1 (fino a 125 cc e 11 kW), a 18 la A2 (fino a 35 kW). Il traguardo vero è la patente A, senza limiti di cilindrata o potenza, che si può ottenere a 24 anni oppure a 20 se si ha già la A2 da almeno due anni.
Sinner, che ha superato i 24 anni, punta proprio alla patente A per poter guidare le moto più prestazionali. Avendo già in tasca la B, ha potuto saltare l’esame teorico e passare direttamente alla pratica. Ed è lì che sono cominciati i guai.
I trabocchetti della prova pratica
L’esame per le categorie A1, A2 e A parte da un abbigliamento protettivo adeguato e da un controllo iniziale sul mezzo. Il candidato deve dimostrare di sapere verificare casco integrale, pneumatici, freni, sterzo, interruttore di emergenza, catena, olio, luci, catadiottri, frecce e clacson. Per la patente A la moto d’esame deve rispettare requisiti severi: almeno 595 cc, minimo 50 kW di potenza e una massa a vuoto sopra i 175 kg.
La prova pratica si divide in tre fasi. La prima è il circuito a bassa velocità, in un’area chiusa al traffico, dove si testano equilibrio e controllo tra slalom, coni e un corridoio stretto. Bocciato chi tocca un cono, esce dal percorso, mette il piede a terra o mostra scarso controllo. Curioso il paradosso del tempo: se si impiegano meno di 15 secondi, respinti lo stesso.
La seconda fase è il circuito ad alta velocità, con accelerazione, slalom, ostacolo da evitare e frenata nello spazio stabilito. Esito negativo se si abbattono coni, si esce dalle linee, si poggia il piede a terra, si frena fuori zona o si superano i 25 secondi. Solo chi passa questi test accede alla terza fase, la guida nel traffico, con l’esaminatore che segue in auto e dà indicazioni via radio.
I numeri delle bocciature e il fattore Montecarlo
Un po’ di consolazione per Sinner c’è. Non è certo l’unico a faticare con le due ruote. I dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sugli esami del 2025 raccontano che per la patente A i promossi alla prova pratica sono stati 216.538, cioè l’87,54%, mentre i respinti si sono fermati a 30.817, il 12,46%. Quasi tredici candidati su cento vengono bocciati, segno che la prova non è affatto una formalità.
A complicare le cose c’è la burocrazia di Montecarlo, dove il tennista risiede. Il Principato adotta un sistema simile a quello europeo, con le stesse categorie AM, A1 per le moto leggere fino a 125 cc, A2 e A per i mezzi più potenti, gestito tramite una procedura specifica del portale ufficiale del governo monegasco. Queste patenti valgono all’estero, ma le autorità di Monaco consigliano comunque di richiedere una patente internazionale da affiancare a quella nazionale quando si guida fuori dai confini del Principato.