Il DNA sulla Sindone ha restituito qualcosa che nessuno si aspettava di trovare in questa quantità. Analisi forensi condotte su campioni prelevati nel 1978 hanno individuato tracce genetiche di almeno quattordici persone diverse, provenienti da tre continenti distinti, insieme a decine di specie vegetali e animali. Un telo di lino custodito a Torino da circa settecento anni, insomma, si porta dietro un archivio biologico che va ben oltre quello che l’occhio riesce a vedere.
Numeri che colpiscono, se ci si pensa un attimo. Quattordici individui non sono pochi per un unico oggetto, e la provenienza da continenti diversi apre scenari interessanti su quante mani abbiano toccato quel tessuto nel corso dei secoli. La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, non parla di un elenco chiuso. Anzi, gli stessi studiosi lasciano intendere che la lista sia tutt’altro che completa.
Pollo, gatto e banana: cosa dicono davvero le tracce
E qui arriva la parte che ha fatto discutere. Tra le specie rilevate compaiono arachidi, banane, coralli di origine romana e muggini atlantici. Un insieme apparentemente scollegato, che a prima vista sembra più un inventario da mercato che il contenuto di una reliquia. Eppure ogni traccia ha una sua storia da raccontare, legata ai luoghi e ai momenti in cui il telo è passato di mano.
La presenza di elementi tanto diversi tra loro non stupisce chi conosce il tipo di indagine. Un tessuto antico, maneggiato e spostato più volte, funziona un po’ come una spugna che assorbe frammenti dell’ambiente circostante. Il materiale genetico di piante e animali finisce depositato sulle fibre attraverso il contatto, la polvere, il semplice trascorrere del tempo in ambienti differenti.
I coralli romani e i muggini atlantici, per esempio, suggeriscono contatti con aree geografiche precise. Le banane e le arachidi raccontano invece di scambi e presenze più recenti, considerando la diffusione di certe colture nel corso della storia. Tutto questo, messo insieme, compone un quadro che non riguarda l’origine del telo in sé ma piuttosto il suo lungo viaggio attraverso mani, luoghi e continenti.
Perché queste analisi genetiche contano
Va detto con chiarezza: la scoperta di DNA di pollo, gatto e banana non fornisce risposte sull’autenticità della Sindone né sulla sua datazione. Le analisi forensi di questo tipo servono ad altro. Servono a ricostruire la storia materiale di un oggetto, a capire dove è stato e cosa lo ha toccato lungo il cammino.
Il fatto che siano state trovate tracce di quattordici persone diverse la dice lunga su quanto quel lino sia stato manipolato nei secoli. Ogni contatto umano lascia un segno biologico, e sommando tutti questi segni si ottiene una specie di mappa delle persone che hanno avuto a che fare con il telo. Non nomi, non volti, ma frammenti genetici che testimoniano un passaggio.
I campioni analizzati risalgono al prelievo del 1978, quindi si tratta di materiale conservato da decenni e sottoposto oggi a tecniche di indagine molto più raffinate rispetto a quelle disponibili all’epoca. La genetica forense ha fatto passi enormi, e strumenti che anni fa erano impensabili ora permettono di leggere quantità minime di DNA depositate sulle fibre.
Il risultato è un ritratto complesso, fatto di sovrapposizioni e contaminazioni accumulate nel tempo. Nessuna rivelazione clamorosa sull’identità di chi fu avvolto nel telo, ma una fotografia dettagliata di ciò che quel tessuto ha attraversato. Le specie animali e vegetali, le persone di tre continenti, gli organismi marini: tutti tasselli di una storia materiale che continua a svelarsi campione dopo campione.