Nasce da una terra dove i motori sono quasi una religione la Silvestri MN-40 Tributo, una vettura che prova a fare qualcosa di più che accarezzare la nostalgia. A Crocetta di Sant’Agata Bolognese, sfruttando le strutture già esistenti della ST Saldature di Massimiliano Silvestri, ha preso forma la prima auto che rievoca il capolavoro firmato dall’ingegner Nicola Materazzi per Enzo Ferrari. Il nome parla chiaro. MN-40 Tributo omaggia la Ferrari F40, ma anche la Lancia Stratos e la B Engineering Edonis, tre pietre miliari della storia automobilistica italiana.
La produzione resterà limitata a 15 unità e verrà completata nell’arco di tre o quattro anni. Sotto la carrozzeria c’è un telaio tubolare in alluminio, progettato con il contributo diretto dello stesso Materazzi, mentre il corpo vettura è in fibra di carbonio. Il cuore è un V12 aspirato montato in posizione centrale-posteriore, abbinato a un cambio manuale. Niente scorciatoie, insomma, solo meccanica pura come piace ai puristi.
Uno stile che guarda al passato senza copiarlo
Il disegno porta la firma di Francesco Rocco, che ha ripescato dalla F40 alcuni tratti inconfondibili. Il profilo lungo la fiancata, per esempio, e l’alettone posteriore. Ma non si è limitato a citare. Ha aggiunto elementi nuovi, come l’ala integrata nel frontale e la coda avvolgente, con i tre scarichi incastonati nel paraurti posteriore. La vettura è stata mostrata attraverso una maquette in scala 1:1 che rivela, da un lato la carrozzeria finita e dall’altro il telaio nudo. Un dettaglio non da poco, la MN-40 è omologata per l’uso stradale.
Silvestri Automobili nasce accanto a colossi come Ferrari, Lamborghini e Maserati, e ha ambizioni precise. Vuole diventare la nuova realtà artigianale della Motor Valley. Dietro l’idea c’è Massimiliano Silvestri, un nome pesante nel settore automotive, con trent’anni di esperienza maturati tra Maranello, Modena e Sant’Agata Bolognese. L’obiettivo dichiarato è tenere alto il Made in Italy, e detto in quei territori suona quasi come una promessa.
Chi era Nicola Materazzi, il genio dietro il tributo
Vale la pena raccontarlo, perché il nome scelto per la vettura non è casuale. Nicola Materazzi si laureò in ingegneria all’Università di Napoli Federico II e negli anni ’70 entrò nell’ufficio tecnico Lancia come addetto al calcolo. Gli affidarono subito la revisione dell’aerodinamica e del propulsore delle Stratos Silhouette, e lì iniziò la sua sperimentazione sui motori sovralimentati.
Dopo l’unificazione dei reparti corse Lancia e FIAT, lavorò in Abarth per progettare la vettura Formula FIAT Abarth, pensata per far crescere i giovani piloti. Poi passò a Osella, dove realizzò una monoposto di Formula 2 e in seguito una di Formula 1. Ma è a Maranello che il suo nome entrò nella leggenda. Divenne il responsabile dell’adozione dei motori turbo e mise mano a progetti come la GTO, la Testarossa, la GTO Evoluzione e naturalmente la F40.
Quando quest’ultima venne presentata al Salone dell’Automobile di Francoforte del 1987 lasciò tutti senza parole. Con i suoi 324 km/h dichiarati divenne ufficialmente l’auto più veloce al mondo, un record clamoroso per l’epoca che sarebbe stato battuto solo anni dopo dalla Bugatti EB110, alla quale peraltro lo stesso Materazzi contribuì aiutando Romano Artioli. Nel 1999 avviò la progettazione della Edonis, svelata a Modena il primo gennaio 2001. Un ingegnere fuori dal comune, scomparso nel 2022.


