La siccità che ha stravolto le risaie europee ha trovato in Italia uno dei suoi bersagli più esposti, e il ricordo del 2022 pesa ancora come un macigno sulla memoria di chi coltiva la terra lungo la Pianura Padana. Quell’anno la peggiore crisi idrica degli ultimi 70 anni ha piegato un settore che sembrava intoccabile, con un crollo del 30% nella produzione di riso e perdite che si misurano in miliardi.
Quando l’acqua sparisce dalle risaie
Chi conosce queste zone sa bene quanto sia particolare il legame tra il riso e l’acqua. Le risaie vengono tenute sommerse da secoli, e non per caso. Quel velo d’acqua serve a soffocare le erbe infestanti, a proteggere le piante dagli sbalzi di temperatura, a creare un microclima che il riso ama e senza il quale fatica a crescere. È un sistema collaudato nei secoli, tramandato di generazione in generazione, che nel 2022 si è però trovato davanti a un ostacolo mai visto prima.
Perché durante quella siccità senza precedenti, le distese d’acqua che ricoprivano la campagna si sono semplicemente prosciugate. Al loro posto sono rimaste croste giallastre, terra secca che scricchiola sotto i passi, un paesaggio che chi ci lavora non avrebbe mai immaginato di vedere. La Pianura Padana, cuore pulsante della coltivazione del riso in Italia e in gran parte d’Europa, si è ritrovata in ginocchio.
Un colpo che si sente ancora
Il dato del 30% in meno di raccolto racconta bene la portata del disastro, ma dietro quella percentuale ci sono storie concrete di aziende agricole messe a dura prova, di famiglie che da generazioni vivono di questo mestiere e che si sono trovate a fare i conti con un clima che cambia più in fretta di quanto ci si aspettasse. Le perdite miliardarie non hanno riguardato soltanto i produttori, ma tutta la filiera che ruota attorno al riso italiano, un prodotto che rappresenta un pezzo importante dell’agricoltura nazionale.
La cosa che colpisce di più è proprio la trasformazione visiva. Terreni che per tradizione appaiono come specchi d’acqua durante la stagione della crescita, ridotti a superfici aride e screpolate. Un’immagine che vale più di tante spiegazioni tecniche, perché mostra in modo diretto cosa significhi quando la crisi idrica colpisce un’area così vocata alla coltivazione del riso.
L’Italia si è così ritrovata in prima linea in una battaglia che riguarda l’intero continente. Le risaie europee stanno affrontando pressioni sempre più forti, e la posizione del nostro Paese, con la sua lunga tradizione risicola concentrata soprattutto tra Piemonte e Lombardia, lo espone in modo particolare a questo genere di difficoltà. Quel 2022 è diventato una sorta di spartiacque, un anno che ha mostrato con quanta rapidità un settore solido possa vacillare quando l’acqua, elemento vitale per queste colture, viene a mancare.