Il chip M7 di Apple ha completato la fase di progettazione appena sei mesi dopo l’M6, un ritmo che racconta molto bene quanto la pressione dell’intelligenza artificiale stia ridisegnando le priorità dell’azienda di Cupertino. Non capita spesso di vedere un salto così rapido tra due generazioni di silicio, e la ragione dietro questa accelerazione ha un nome preciso, cioè l’AI e la necessità di portare miglioramenti sul neural processing molto prima del previsto.
Perché Apple ha saltato l’intera famiglia M6 di fascia alta
La notizia più curiosa riguarda proprio la scelta di rinunciare alle versioni più potenti dell’M6. Niente M6 Pro e niente M6 Max, perché al loro posto arriveranno direttamente M7 Pro e M7 Max. Una rottura netta con la tradizione, visto che di solito ogni generazione viene completata con le varianti Pro, Max e Ultra prima di passare oltre. Stavolta no. Secondo quanto riferito da Mark Gurman nella sua rubrica Power On, Apple ha avviato il tape out dell’M7, cioè la fase in cui il progetto del chip viene finalizzato, appena sei mesi dopo aver fatto lo stesso con l’M6.
Il calendario che emerge è abbastanza chiaro. L’M7 dovrebbe arrivare nella prima metà del 2027, probabilmente a bordo di un MacBook Pro ridisegnato con tanto di camera di vapore per la gestione termica. Le versioni M7 Pro e M7 Max seguiranno verso la fine del 2027, mentre per l’M7 Ultra bisognerà aspettare il 2028. Quest’ultimo, tra l’altro, è destinato a un Mac Studio con architettura interna rivista e con una dotazione di memoria unificata che può spingersi fino a 1,5 TB.
Salto enorme sulla memoria e sull’AI on device
Il vero motivo di tutta questa fretta, come detto, è l’intelligenza artificiale. Apple aveva già in programma aggiornamenti importanti al comparto neural processing della famiglia M7, e alla fine ha deciso che quelle migliorie erano troppo rilevanti per aspettare. Meglio accelerare la generazione successiva piuttosto che completare la linea M6. Un ragionamento che fila, soprattutto guardando ai numeri sulla banda di memoria.
Il chip base, infatti, dovrebbe supportare una memoria unificata con una banda di 240 GB/s, il 56 percento in più rispetto al limite di 153 GB/s dell’M5. Un balzo notevole, pensato proprio per far girare al meglio i modelli di AI direttamente sul dispositivo, senza dover appoggiarsi al cloud. È lì che Apple vuole recuperare terreno.
Il pezzo forte, però, sarà l’M7 Ultra. Stando alle indiscrezioni, questo processore alzerà in modo drastico le prestazioni sull’AI, avvicinandosi alla categoria degli acceleratori dedicati come quelli della famiglia Blackwell di Nvidia. Un obiettivo ambizioso, che dice parecchio sulle intenzioni della casa.
E non finisce qui. Anche l’M8 risulterebbe già in sviluppo. Apple avrebbe intenzione di restare sul processo produttivo a 2nm di TSMC solo per due generazioni, per poi passare al nodo a 1,4nm. Il motivo è tutto pratico, ovvero la disponibilità di quei chip verrà rapidamente assorbita dai produttori di silicio per l’AI. Il lato positivo per chi compra è che questi prodotti arriveranno con una frequenza di aggiornamento più alta, nonostante i prezzi della memoria in continua salita.