La stazione spaziale Tiangong è tornata al centro dell’attenzione con l’arrivo della missione Shenzhou 23, mentre dall’altra parte del cielo la Stazione Spaziale Internazionale continua a convivere con problemi strutturali che nessuno riesce davvero a risolvere in modo definitivo. Due storie che, messe una accanto all’altra, raccontano benissimo la fase di transizione che sta attraversando l’intera infrastruttura spaziale in orbita terrestre bassa.
La Cina ha completato con successo il lancio di Shenzhou 23 il 24 maggio dal Jiuquan Satellite Launch Center, utilizzando un razzo Lunga Marcia 2F Y23. L’aggancio al modulo principale Tianhe della stazione è avvenuto circa tre ore e mezza dopo il decollo. Una volta a bordo, i taikonauti Zhu Yangzhu, Zhang Zhiyuan e Lai Ka-ying hanno incontrato l’equipaggio della missione Shenzhou 21, che era rimasto nello spazio per circa 204 giorni, e hanno avviato le operazioni di passaggio di consegne.
Un anno in orbita
Il dato che colpisce di più è la durata prevista della permanenza in orbita: circa un anno intero. Le precedenti missioni cinesi si fermavano normalmente attorno ai sei mesi, quindi questo rappresenta un salto notevole. La Cina punta a raccogliere dati molto più approfonditi sugli effetti della microgravità prolungata sul corpo umano, in vista delle future missioni verso Luna e Marte. Zhang Jingbo, portavoce della CMSA, ha chiarito che un soggiorno annuale nello spazio non equivale semplicemente a raddoppiare una missione semestrale, e che per questo l’equipaggio è stato sottoposto a un addestramento fisico e psicologico decisamente più intenso rispetto al passato.
Dal punto di vista scientifico, a bordo di Tiangong verranno condotti oltre 100 esperimenti, dalla scienza dei materiali allo studio dei fluidi in microgravità, passando per ricerca farmaceutica e biologia spaziale. Tra i carichi più curiosi ci sono anche semi di riso che dovranno generare almeno due generazioni direttamente nello spazio, e microorganismi esposti alle radiazioni cosmiche all’esterno dei moduli. Altro aspetto significativo: Lai Ka-ying è il primo astronauta proveniente da Hong Kong a raggiungere Tiangong, nonché la quarta donna cinese a partecipare a una missione spaziale nazionale.
La ISS e il ritorno della perdita di atmosfera nel modulo russo
Mentre la Cina guarda avanti, la ISS si ritrova ancora una volta alle prese con un problema che sembrava risolto. NASA e Roscosmos hanno confermato il ritorno di una perdita di atmosfera nel modulo PrK del segmento russo, lo stesso punto critico su cui si era intervenuti all’inizio del 2026 dopo mesi di applicazioni di sigillante. Il modulo PrK, collegato al modulo di servizio Zvezda, funziona essenzialmente come tunnel di trasferimento per le operazioni di attracco. Da oltre cinque anni gli ingegneri russi e statunitensi monitorano microfratture strutturali nella zona, ma individuare con precisione tutte le crepe si è rivelato molto più complicato del previsto.
A gennaio la situazione sembrava stabilizzata, con la NASA che parlava di una configurazione stabile della pressione interna. Poi, all’inizio di maggio, dopo le operazioni di scarico della navicella cargo Progress 95, il problema si è ripresentato. La perdita stimata è di circa mezzo chilogrammo d’aria al giorno. Non ci sono rischi immediati per gli astronauti, anche perché il modulo viene mantenuto a una pressione inferiore rispetto al resto della stazione e viene periodicamente ripressurizzato. Però dietro le rassicurazioni ufficiali la NASA classifica ormai questo problema come uno dei rischi più elevati nella propria matrice di sicurezza, considerando sia l’alta probabilità sia le potenziali conseguenze di un peggioramento.
Il futuro delle stazioni spaziali tra ISS, progetti commerciali e la corsa cinese
Questa situazione riaccende inevitabilmente il dibattito sulla sostenibilità della ISS oltre il 2030. La NASA aveva iniziato a valutare un’estensione della vita operativa fino al 2032, ma il progressivo invecchiamento dei moduli, alcuni in orbita dalla fine degli anni Novanta, rende ogni decisione sempre più delicata. Nel frattempo l’agenzia statunitense continua a lavorare sulle future stazioni spaziali commerciali che dovranno raccogliere l’eredità della ISS: tra i progetti più avanzati ci sono Haven 1, Axiom Station e altre infrastrutture private che dovranno diventare operative entro la fine del decennio.
Si starebbe valutando anche la possibilità di agganciare moduli commerciali direttamente alla ISS durante la fase di transizione, una soluzione che però non convince del tutto le aziende coinvolte, preoccupate che un eventuale prolungamento della vita della ISS possa rallentare investimenti e sviluppo delle alternative private. Anche la Russia lavora sulla propria futura stazione spaziale ROS, teoricamente prevista a partire dal 2027, ma ancora alle prese con importanti problemi economici e logistici. Tiangong, intanto, continua a espandere le proprie capacità operative, e la Cina accumula esperienza preziosa con missioni di lunga durata che potrebbero fare da base per le future esplorazioni lunari e interplanetarie.