Quando si parla di fibre resistenti prodotte in natura, il pensiero corre quasi sempre ai ragni. Eppure la seta delle api è un materiale che esiste da tempo, con proprietà per certi versi paragonabili, ma che fino a oggi è rimasto ai margini degli studi scientifici. A cambiare le carte in tavola ci ha pensato un gruppo di ricercatori dell’università dello Utah, che ha deciso di guardare più da vicino quello che questi insetti impollinatori sanno fare da sempre.
Il punto interessante è proprio qui. Le api non vengono quasi mai citate quando si discute di filati ultraresistenti, nonostante producano un materiale con caratteristiche notevoli. Il lavoro dell’ateneo americano parte da questa lacuna e prova a colmarla, isolando le proteine che stanno alla base di questo filato naturale.
Un supermateriale che arriva dagli insetti impollinatori
L’idea di trasformare la seta prodotta dagli insetti in un vero e proprio supermateriale del futuro non è campata in aria. La resistenza di certe fibre naturali è nota da tempo, e il fatto che anche le api sappiano generare qualcosa di simile apre una strada che finora era rimasta poco battuta.
Il gruppo di lavoro ha concentrato l’attenzione sulle proteine che compongono questo filato. È un passaggio tutt’altro che secondario, perché capire di cosa è fatto un materiale è il primo requisito per poterlo studiare a fondo e, un domani, provare a replicarlo o migliorarlo. Gli insetti impollinatori diventano così protagonisti di una ricerca che tende a metterli in secondo piano rispetto ai più celebri ragni.
Il fatto che siano proprio le api al centro di questo studio ha un suo peso. Sono animali che conosciamo per il ruolo nell’impollinazione, molto meno per la capacità di produrre fibre resistenti. E invece è proprio questo l’aspetto che ha attirato l’interesse dei ricercatori dello Utah, pronti a esplorare un potenziale rimasto a lungo inespresso.