Ci sono momenti in cui la scelta più intelligente per la propria smart home è rinunciare a un automatismo e tornare al buon vecchio interruttore manuale. La tecnologia domestica intelligente tende infatti a dividersi in due grandi famiglie. Da un lato c’è quella davvero utile, quella che semplifica la vita. Dall’altro ci sono le cose che si fanno solo perché si può, un po’ per il gusto di dirlo, un po’ perché fanno la loro figura. Eppure esiste anche una terza categoria, meno raccontata: quella delle soluzioni che non valgono il tempo e la fatica che richiedono.
Dal sensore di movimento ai sensori di presenza
Nella casa precedente, diversi sensori di movimento Philips Hue avevano funzionato piuttosto bene. Il più importante stava in cucina e accendeva le strisce luminose sotto i pensili appena qualcuno entrava, spegnendole poi dopo due minuti di inattività. Un meccanismo semplice, replicato senza problemi anche nella nuova abitazione.
Il discorso cambiava in bagno. Un sensore di movimento, come suggerisce il nome, rileva una persona solo quando questa si muove davvero. Durante un bagno rilassante nella vasca, senza movimenti da captare, la luce si spegneva mentre la stanza era ancora occupata. Poco pratico, per usare un eufemismo.
Da qui l’idea di puntare su un sensore di presenza. Questi dispositivi usano segnali radar mmWave al posto dell’infrarosso, e rilevano qualsiasi interferenza con quei segnali. Sono molto più sensibili e riescono a captare persino i micro movimenti, come il respiro. Anche restando completamente fermi, finché si è vivi il sensore dovrebbe continuare a segnalare la presenza.
Una battaglia lunga e senza vittoria
Il sensore di presenza costa di più, soprattutto perché ha richiesto anche l’acquisto di un hub Matter-Zigbee, ma sarebbe valso la spesa se avesse funzionato con affidabilità. Cosa che purtroppo non è successa.
L’idea iniziale era un modello a batteria, quindi la prima scelta è caduta sull’Aqara FP300. Peccato che si sia rivelato molto poco affidabile nel rilevare la presenza, addirittura meno sensibile di un normale sensore di movimento. In pratica bisognava fare i salti da fermo davanti al dispositivo prima che ammettesse la presenza di qualcuno. Una rapida ricerca online confermava che l’esperienza era piuttosto comune, e che l’FP2 era una scommessa migliore.
L’FP2 richiede alimentazione USB, chiaramente meno comoda in un bagno, ma aveva superato il primo test rimanendo consapevole della presenza durante il relax in vasca. Il problema è che soffriva del difetto opposto rispetto all’FP300: continuava a rilevare una presenza che non esisteva.
I primi due tentativi di risoluzione non sono serviti a nulla, né spegnere e riaccendere il sensore né resettarlo dall’app. Tramite l’applicazione è stato possibile eliminare il falso bersaglio, operazione che però disattivava anche una parte della zona di rilevamento, segnalata come fonte di interferenza. Il guaio è che si trattava proprio del punto in cui una persona entra in bagno, rendendo il tutto meno reattivo.
Andata peggio ancora, il sensore ha poi individuato una persona fantasma in un altro riquadro, disattivando un’altra porzione della zona. Nemmeno spostarlo in un paio di posizioni diverse ha portato benefici.
L’app Aqara dichiara di usare l’intelligenza artificiale per imparare col tempo, quindi la speranza era che, lasciandolo lavorare e passando spesso davanti al dispositivo, il sistema capisse la situazione. Dopo quasi una settimana, però, nulla era cambiato.
Quando arriva la lucidità
Il momento della verità è arrivato mentre stava per iniziare un’analisi ancora più approfondita del problema. Una pausa e una domanda semplice: perché tutto questo? Il “problema” da risolvere era azionare a mano un interruttore entrando e uscendo dal bagno. Il tempo e l’energia investiti in questo compito rivoluzionario continuavano a crescere.
A quel punto ha prevalso il buonsenso. Le lampadine smart restano comunque utili, permettono di avere una luce soffusa mentre ci si rilassa nella vasca, ma le dita sopravviveranno benissimo all’usura di accendere e spegnere un interruttore. Il sensore di movimento è tornato al mittente, mentre l’hub Matter-Zigbee resta utile per trasmettere all’app di casa le letture di temperatura e umidità dai semplici sensori presenti in ogni stanza.