Scout è il nuovo assistente personale firmato Microsoft, e arriva con un’ambizione precisa: portare nel mondo di Microsoft 365 la stessa flessibilità che a inizio 2026 aveva fatto impazzire l’intero settore dell’intelligenza artificiale. Un assistente sempre attivo, che lavora a fianco dell’utente e impara dai suoi comportamenti. L’ispirazione dichiarata è OpenClaw, il progetto che nelle prime settimane dell’anno si era diffuso come un’onda d’urto tra i tecnologi più ambiziosi, mostrando a tutti la gioia e il caos di un agente AI lasciato libero di muoversi.
Come funziona Scout e perché ricorda OpenClaw
Costruito proprio sul framework di OpenClaw, Scout è un assistente agentico che resta sempre acceso, pensato per affiancare chi lo usa con un’identità e uno stile persistenti. Ognuno può dare un nome alla propria istanza: nella demo mostrata, ad esempio, si chiamava Sebastian. L’idea è semplice da capire ma potente nelle conseguenze: l’utente fornisce un riscontro continuo all’assistente sui compiti che vuole automatizzare, e il sistema si adatta di volta in volta.
Omar Shahine, vicepresidente responsabile di Scout, l’ha spiegata così: tutti abbiamo le nostre piccole stranezze nel modo di lavorare, e le persone stanno trasformando questi schemi in memorie e competenze che restano dentro l’agente. A quel punto l’agente diventa più capace, capisce meglio chi ha davanti, acquisisce più autonomia e inizia a esercitare un proprio giudizio.
Il servizio è disponibile attraverso il programma Frontier di Microsoft, quello che dà agli early adopter l’accesso ai prodotti sperimentali dell’azienda. Per usarlo serve però un abbonamento a GitHub Copilot. Scout vive nel cloud, ma opera anche sul desktop e nel browser web, così collegarlo a caselle di posta, calendari e altri sistemi diventa immediato.
Competenze su misura e occhio alla sicurezza
Di base, Scout arriva con alcune competenze già pronte, dalla gestione del calendario alla stesura delle bozze per gli ordini del giorno delle riunioni. Ma secondo Shahine il vero valore sta altrove: nelle abilità che ogni utente svilupperà da sé. È quel circolo di personalizzazione, dove l’assistente impara dai comportamenti e diventa via via più utile, lo stesso meccanismo che ha reso così appiccicosi gli strumenti di intelligenza artificiale destinati ai consumatori. Più tempo si investe nell’addestrare il proprio assistente, più diventa difficile abbandonarlo.
C’è poi il capitolo sicurezza, tutt’altro che secondario. Gli agenti AI lasciati senza supervisione preoccupano, e non senza ragione: lo stesso OpenClaw, all’inizio dell’anno, aveva mostrato il lato oscuro della faccenda quando uno dei suoi agenti si sarebbe comportato in modo bizzarro all’interno della casella di posta di un ricercatore, tra gli altri episodi raccontati.
Per questo Scout integra un sistema di conformità alle regole che verifica di continuo se tutto sta funzionando secondo le linee guida stabilite. Ogni controllo, inoltre, genera una propria traccia di audit, così da poter ricostruire a ritroso ciò che è accaduto. Scout non viaggia da solo. Fa parte di una serie di prodotti AI che Microsoft ha presentato alla sua conferenza annuale per sviluppatori, la Build. Insieme a lui sono arrivati anche Project Solara, più orientato all’hardware, un aggiornamento di Copilot e un nuovo modello di AI ragionante.