Per diverso tempo tutta la comunità scientifica ha visto l’aria come un semplice mezzo di trasporto di pollini, spore e agenti di vario genere, è risaputo infatti che alcuni di questi microrganismi utilizzano proprio l’aria per muoversi nello spazio trasportati da piccole particelle che fanno da carrier, a quanto pare molto presto questa concezione potrebbe cambiare grazie alla scoperta di un gruppo di ricercatori che hanno visto come i filtri dell’aria installati originariamente per monitorare la radioattività, possano racchiudere tra le loro maglie, generazioni e generazioni di materiale biologico in grado di fornire una vera e propria mappa temporale di come le popolazioni microbiche di quell’ambiente si sono evolute, non parliamo di un’istantanea bensì di un vera e propria cronaca duratura.
Una base importante
L’elemento fondamentale dietro questa ricerca risiede nel fatto che tutti i microrganismi nel corso del loro ciclo di vita rilasciano nell’ambiente del DNA che viene definito per l’appunto DNA ambientale, quest’ultimo può depositarsi nell’aria, nel suolo e anche nell’acqua, fino a questo momento però era sempre mancata una serie sufficientemente lunga da poter effettuare dei confronti temporali, tale problema però è stato risolto quasi per caso quando i ricercatori hanno messo le mani su alcuni filtri custoditi presso la Swedish Defence Research Agency.
Questi filtri avevano il compito di monitorare lo stato dell’aria nella regione della Kiruna, nell’estremo nord della Svezia, una volta analizzati i ricercatori hanno scoperto che al loro interno erano contenuti i materiali genetici di una miriade di organismi tra i quali spiccano: 2.700 gruppi di organismi, tra piante, funghi, insetti, microrganismi e vertebrati, inclusi mammiferi delle regioni artiche come alci e renne.
L’elemento avvincente è che la distribuzione del materiale all’interno di questi filtri copre un periodo di tempo addirittura di 34 anni e sottolinea un progressivo e continuo calo della biodiversità, nello specifico si può notare in modo importante la sparizione di specie correlate alle foreste di betulla, dinamica che non è da correlare solo al cambiamento climatico ma anche alla gestione forestale da parte del genere umano.