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DNA sintetico disidratato usato per conservare dati
La promessa di Atlas è dimostrare che tale meccanismo, già sperimentato in ambito accademico, può diventare una soluzione affidabile per conservare dati sensibili per periodi che si misurano in secoli, se non in millenni. Il centro del progetto risiede nella resilienza del DNA sintetico disidratato, capace di mantenere integrità molecolare senza alimentazione e senza interventi di manutenzione. Una caratteristica che lo distingue da hard disk, memorie Flash e sistemi magnetici, tutti soggetti a usura.
Un altro elemento che ha attirato l’attenzione è la densità dichiarata dalla società: fino a mille volte superiore rispetto ai formati magnetici attuali. In pratica, enormi volumi di dati possono essere compressi in quantità di spazio estremamente ridotte. Atlas sostiene che l’intero contenuto convertito in sequenze genetiche può occupare fisicamente meno di quanto faccia una comune scheda di memoria.
L’Eon 100 rappresenta il primo modello di una linea pensata per espandersi progressivamente. La società prevede di raggiungere capacità nell’ordine dei terabyte, aprendo il mercato tanto ai privati quanto a istituzioni pubbliche, archivi nazionali, aziende e centri di ricerca. Tale scenario deriva anche dai limiti dei metodi attuali. I nastri magnetici hanno una vita media di sette-dieci anni, mentre hard disk e SSD presentano fragilità legate ai materiali e ai processi fisici di memorizzazione. Il DNA sintetico emerge così come uno dei candidati più promettenti per custodire copie digitali di opere, documenti storici, lingue a rischio e informazioni fondamentali.








