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Lo sconto sui carburanti resta in piedi, ma per un tempo che ha del paradossale: quarantotto ore esatte, dal 25 al 26 agosto 2026. È quanto stabilisce il decreto interministeriale firmato da Giancarlo Giorgetti per l’Economia e da Gilberto Pichetto Fratin per la Sicurezza Energetica, arrivato praticamente in extremis per evitare che il controesodo estivo si trasformasse in una stangata al distributore. Alla mezzanotte del 24 agosto, infatti, scadeva il precedente decreto legge che garantiva un ribasso alla pompa di 17 centesimi al litro, cifra composta da 14 centesimi di accisa pura più la relativa Iva. Senza quella firma, la mattina successiva gli automobilisti avrebbero trovato un rincaro automatico di quasi 8,50 euro su un pieno da 50 litri. Numeri che in piena fase di rientri dalle vacanze pesano parecchio, sia sul portafoglio delle famiglie sia sul termometro politico. Da qui la corsa contro il tempo, con un risultato che somiglia più a una toppa che a una soluzione.
Perché la proroga dura solo due giorni
La spiegazione è tutt’altro che ideologica, è semplicemente contabile: mancano le risorse. Per finanziare la misura i ministeri hanno attivato il meccanismo dell’accisa mobile, quello che consente di restituire ai cittadini l’extragettito Iva incassato dallo Stato quando i prezzi dei carburanti salgono. Nel solo mese di luglio quel gettito aggiuntivo è ammontato a 20,8 milioni di euro. Una somma che, calcolatrice alla mano, copre lo sconto per non più di due giornate.
Andare oltre il 26 agosto richiede tutt’altro percorso. Non basta una firma ministeriale: serve convocare d’urgenza un Consiglio dei Ministri, varare un nuovo decreto legge e trovare coperture finanziarie nell’ordine di centinaia di milioni di euro, il che significherebbe costringere i vari dicasteri a tagliare le proprie spese interne. Solo ai primi di settembre arriveranno i nuovi dati sull’extragettito relativo ad agosto, che potrebbero rimettere qualche risorsa sul tavolo. Nel frattempo il calmiere resta appeso a una scadenza brevissima.
Prezzi alla pompa già oltre soglia
Mentre a Roma si contano gli spiccioli, sulle strade i listini corrono da settimane. Secondo le rilevazioni dell’osservatorio ministeriale, la media del gasolio in modalità self service sulla rete autostradale ha superato la soglia critica dei 2,2 euro, attestandosi a 2,203 euro al litro contro i 2,17 euro registrati a inizio agosto. La benzina, sempre in autostrada, viaggia a 2,087 euro al litro. Sulla viabilità ordinaria la situazione è appena più contenuta, ma resta pesante: il diesel si posiziona a 2,130 euro e la verde a 2,010 euro al litro. Differenze di pochi centesimi che però, moltiplicate per un serbatoio pieno e per i chilometri del rientro, fanno la loro parte.
Le reazioni: da “presa in giro” a “vergognoso”
La scelta di applicare un cerotto di sole 48 ore su una voragine di questo tipo ha innescato reazioni immediate. Raffaella Paita, esponente di Italia Viva, ha parlato senza giri di parole di “una insopportabile presa in giro”, puntando il dito contro l’inconsistenza della misura rispetto alla portata del problema. Ancora più netto il Codacons, che ha definito il decreto interministeriale “inadeguato, insufficiente e vergognoso”. L’associazione sottolinea come un intervento della durata di due giorni risulti del tutto inefficace per proteggere le famiglie che affronteranno il viaggio di ritorno nel fine settimana successivo, quello previsto come il più intenso della stagione.
Il quadro, dunque, è quello di una misura tampone che si esaurisce prima ancora di produrre effetti concreti su chi si metterà in strada nei giorni di traffico più pesante. Il taglio delle accise resta valido fino al 26 agosto, poi tutto dipenderà dalla capacità dell’esecutivo di trovare, in tempi rapidissimi, i fondi necessari per prolungarlo almeno fino ai primi giorni di settembre.








