Quel puntino luminoso che attraversa il cielo la sera, quello che sembra una stella ma si muove troppo, molto probabilmente è un satellite. O peggio ancora, potrebbe essere il pulviscolo di un satellite vaporizzato che ricorda una stella cadente. E la questione è che di questi oggetti se ne vedranno sempre di più, perché il cielo si sta letteralmente riempiendo. Basti pensare che la sola SpaceX di Elon Musk ha oltre 7.000 satelliti in orbita per far funzionare Starlink, con un piano che punta a raggiungere quota 42.000 unità.
SpaceX sarà anche la flotta più famosa, ma non è certo l’unica. Kuiper di Amazon ha iniziato a lanciare i suoi apparecchi e l’idea è competere ad armi pari con il servizio di Musk. E la tendenza continua a salire. Le stime parlano di un passaggio da 60.000 a 100.000 satelliti entro il 2030. Un numero che fa capire quanto lo spazio sopra le nostre teste stia diventando affollato in poco tempo.
Starlink e Kuiper: l’atmosfera come inceneritore di rifiuti
Il problema è che questi apparecchi non durano per sempre lassù. Hanno una vita utile, più breve di quanto si potrebbe immaginare. Quelli di Starlink, per dire, funzionano solo cinque anni. E quando un satellite smette di servire, cosa succede? Diventa polvere, letteralmente. Ma non una polvere qualunque, bensì una polvere inquinante.
Quando un satellite va in pensione, l’atmosfera si comporta come un inceneritore, vaporizzandolo. Smaltire macchinari fa parte del gioco in qualsiasi attività industriale, con la conseguente produzione di rifiuti da gestire. Esiste una normativa vigente in generale, ma nello spazio ci si è imbattuti in un vuoto legislativo pericoloso, visto che le leggi regolano solo l’inquinamento causato dalle attività umane vicino alla superficie terrestre.
Le particelle dei satelliti finiscono nell’atmosfera e, anche se al momento la loro presenza non rappresenta ancora un vero problema, la direzione presa dall’industria fa sì che la comunità scientifica osservi il fenomeno con preoccupazione. Come l’anidride carbonica e altri composti che distruggono lo strato di ozono quando salgono, gli inquinanti generati dalla vaporizzazione scendono. Tutti finiscono per contaminare l’atmosfera. Lo studio dell’inquinamento stratosferico è però qualcosa di nuovo, iniziato circa cinque anni fa, e ha già mostrato che saturare l’atmosfera con fuliggine di carburante e particelle di satelliti può far arretrare tutto quello che si era guadagnato nella riparazione dello strato di ozono.
Alluminio, fuliggine e calore che minacciano l’ozono
In parole povere, i satelliti dismessi si vaporizzano attraversando l’atmosfera e si scompongono in vari elementi, soprattutto alluminio, con un po’ di rame e litio. Ma prima devono salire fino alla loro orbita. Il cherosene usato nei lanci brucia in modo meno efficiente man mano che sale, generando inquinamento da fuliggine e carbonio nero. Sulla Terra si sa che questa sostanza si deposita sulle calotte polari e sui ghiacciai, assorbendo calore e accelerando lo scioglimento. Questa febbre satellitare sta facendo salire la fuliggine sempre più in alto, e già l’80% resta a 15 chilometri dalla superficie. Secondo uno studio del 2022, questo si traduce in un riscaldamento 500 volte superiore rispetto a quello che avrebbe al suolo.
Nell’alta atmosfera stanno comparendo nuovi elementi chimici come rame, piombo e litio, frutto della vaporizzazione dei satelliti, che superano i livelli attesi dalla polvere cosmica. Ma se c’è un elemento davvero preoccupante, quello è l’impennata dell’alluminio, fondamentale nella fabbricazione di razzi e satelliti. Non si sa in quale percentuale sia presente, per via dei segreti industriali, ma la stima si aggira tra il 35 e il 45%. Combinato con l’ossigeno forma ossido di alluminio, o allumina, capace di distruggere lo strato di ozono tramite reazioni chimiche. Solo nel 2022 sono state prodotte 17 tonnellate di allumina, il 30% in più rispetto ai livelli naturali, generate dalle megacostellazioni. La loro dimensione influisce direttamente sulla velocità con cui cadono e quindi sul loro impatto ambientale.
Non va poi dimenticato il calore prodotto quando i satelliti vengono distrutti, un effetto collaterale che modifica anch’esso l’atmosfera minacciando l’ozono. Si arrivano a toccare i 1.925 gradi, abbastanza per rompere le molecole di azoto, presente nell’atmosfera per circa l’80%. Gli atomi possono combinarsi con l’ossigeno formando ossidi di azoto, un’altra sostanza capace di distruggere le molecole di ozono.
In piena fase di crescita ed espansione, questa industria è in forte ascesa e, anche se alle stesse aziende risulta che si moltiplicano gli studi scientifici sul tema, oggi siamo molto lontani dall’avere una legislazione ambientale spaziale. Anzi, la normativa statunitense favorisce l’attuale processo di combustione nell’atmosfera. Ci sono però altre strade all’orizzonte, come la creazione di un’orbita cimitero o di progettazione, cercando materiali diversi o riducendo le dimensioni, o addirittura allungare la vita utile degli apparecchi.