Rufus 4.15 è arrivato da qualche giorno e porta con sé un elenco di modifiche che, per una volta, vale davvero la pena leggere fino in fondo. Lo sviluppatore Pete Batard ha messo mano soprattutto a una serie di bug che nelle settimane precedenti avevano dato più di un grattacapo a chi cercava di installare Windows 11 su sistemi diversi. Il caso più chiacchierato riguardava un problema introdotto con la versione 4.14, quello che mandava in stallo le installazioni automatizzate di Windows 11 quando il processo raggiungeva più o meno il 75% del percorso. Alla base c’era un conflitto nell’assegnazione delle lettere di unità usate internamente dal programma di installazione.
Cosa cambia per i dispositivi ARM64
Chi utilizza macchine basate su processori Qualcomm Snapdragon X Elite e Snapdragon X Plus troverà pane per i propri denti in questo aggiornamento. Su questi sistemi ARM64 capitava che l’avvio da supporti creati con Rufus finisse con un blocco improvviso durante la fase di boot. Il colpevole era il componente UEFI:NTFS, quello che il programma sfrutta per permettere l’avvio da partizioni NTFS con file di installazione particolarmente pesanti. La correzione non aiuta soltanto i nuovi PC Copilot+, ma allarga la compatibilità anche ad altre piattaforme ARM64 che finora davano problemi.
C’è poi una novità che in tanti aspettavano, legata a Windows 11 24H2. Microsoft, con i suoi ultimi cambiamenti al programma di installazione, aveva di fatto rotto alcune tecniche che Rufus usava per aggirare certi requisiti hardware, quelli che fanno storcere il naso a chi ha hardware un po’ datato. Parliamo di TPM 2.0, Secure Boot e la quantità minima di RAM richiesta. Con la versione 4.15 tutte queste funzioni tornano a lavorare come si deve, senza intoppi.
Supporto RISC-V e altre correzioni
Tra le aggiunte più interessanti c’è il supporto preliminare all’architettura RISC-V a 64 bit, un segnale di apertura verso piattaforme che stanno guadagnando terreno. Non è l’unica cosa messa a punto in questa release. Batard ha lavorato anche su una gestione migliore delle operazioni di scrittura e ha chiuso alcune falle di sicurezza collegate al trattamento dei file XML. Nulla di drammatico, sia chiaro, si tratta di problemi che nella stragrande maggioranza dei casi d’uso non avrebbero comportato rischi concreti, ma sistemarli resta comunque una buona notizia per chi tiene alla stabilità del programma.
Il quadro complessivo racconta di un aggiornamento pensato più per rimettere ordine che per stravolgere l’esperienza d’uso. Le installazioni automatizzate tornano affidabili, i dispositivi con chip Snapdragon smettono di piantarsi al boot e le vecchie scorciatoie per installare Windows 11 su macchine non ufficialmente supportate funzionano di nuovo. Per uno strumento tanto diffuso quanto Rufus, che milioni di utenti usano per creare supporti di installazione avviabili, ogni correzione di questo tipo ha un peso reale sull’esperienza quotidiana.
L’attenzione dedicata alla compatibilità con le piattaforme più recenti, dai PC Copilot+ fino ai primi passi verso RISC-V, mostra la direzione presa dal progetto. Rufus continua a inseguire l’evoluzione dell’hardware, adattandosi ai processori e alle architetture che si affacciano sul mercato senza dimenticare chi lavora ancora con configurazioni più tradizionali. E in un panorama dove Windows 11 24H2 ha reso la vita complicata a più di qualcuno, avere di nuovo a disposizione le tecniche per aggirare i requisiti hardware fa la differenza per parecchi utenti.