Robot militari che imparano a combattere dentro un videogioco prima ancora di mettere piede sul terreno vero: succede in Corea del Sud, dove l’addestramento bellico ha preso una piega che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza. Qui niente esercitazioni sul campo come primo passo, ma simulazioni virtuali iperrealistiche dove cingolati e droni vengono “cresciuti” al pari di personaggi di un titolo per console.
Il governo coreano ha messo soldi, e parecchi, su un progetto che mette insieme intelligenza artificiale avanzata e gemelli digitali. Per chi non mastica il gergo, i gemelli digitali sono copie virtuali del mondo reale, fedeli al millimetro. L’idea di fondo è semplice da spiegare ma complicata da realizzare: insegnare alle macchine a muoversi, schivare ostacoli e reagire agli imprevisti all’interno di un software, così da arrivare sul campo già pronte. Si risparmia tempo nello sviluppo e si evita che un sistema autonomo vada nel pallone davanti a un terreno fangoso o a un cambio repentino di meteo.
Quando i videogiochi entrano nella difesa
E qui arriva il colpo di scena, anche se a pensarci bene ha tutto un suo senso. L’Agenzia per lo sviluppo della difesa coreana ha affidato il lavoro a un consorzio piuttosto particolare: da una parte il gigante industriale Hyundai Rotem, dall’altra NC AI, una società che sviluppa intelligenze artificiali e che viene dritta dritta dal mondo dei videogame. Chi meglio di loro, del resto, sa costruire ambienti virtuali credibili e riempirli di logica?
Il compito di NC AI è creare il “cervello” di questi automi sfruttando la tecnologia del modello globale. In pratica si ricostruisce dentro il computer tutto quello che conta nel mondo reale: la fisica, la gravità, l’attrito del terreno. Da lì si generano montagne di dati sintetici. Il vantaggio è grosso, perché supera quel problema classico per cui un robot perfetto in laboratorio poi va in crisi appena tocca il fango o le rocce di un vero campo di battaglia.
Sciami di droni guidati con la voce
Mentre NC AI lavora sui cervelli, Hyundai Rotem porta avanti altri due programmi voluti dal governo. Il primo punta su un software di controllo basato sul linguaggio naturale. Tradotto: niente più un telecomando per ogni singola macchina, ma soldati che gestiscono interi sciami di robot e droni contemporaneamente, dando ordini a voce. Una cosa che cambia parecchio la gestione sul campo.
Il secondo programma riguarda invece l’hardware, ovvero una piattaforma modulare. Nei laboratori si sta testando un robot quadrupede con ruote che si possono togliere e carichi utili da configurare a seconda di cosa serve in quella specifica missione. Versatilità prima di tutto, insomma.