Il 14 ottobre si celebra l’International E-Waste Day, la Giornata Internazionale dei RAEE. Anagramma di Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Lo scopo di questo evento? Sensibilizzare cittadini e istituzioni sul grande impatto ambientale della tecnologia. L’edizione 2025 è dedicata alle Materie Prime Critiche, quali litio, silicio e terre rare. Tutti materiali oggi indispensabili per smartphone, auto elettriche, pannelli solari e batterie. La domanda di questi elementi è in costante crescita. L’Europa, però, continua a dipendere in gran parte dalle importazioni, soprattutto dalla Cina.
RAEE e materie prime critiche: gli obiettivi fino al 2030
Il tema scelto quest’anno evidenzia un paradosso. In quanto da una parte cresce il consumo di dispositivi elettronici. Dall’altra però, milioni di apparecchi finiscono dimenticati nei cassetti o smaltiti impropriamente. Ogni anno l’UE produce oltre 10milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Ma solo poco più della metà viene gestita secondo gli standard previsti dalle normative. Una perdita enorme, se si considera che nei RAEE si nascondono materiali dal valore economico altissimo. Basta pensare al rame, all’ alluminio, silicio e palladio. Quest’ultimo, in particolare, può superare i 30.000$ al kg. Un esempio concreto di quanto sia urgente recuperare e valorizzare tali risorse.
Il Critical Raw Materials Act punta a ridurre la dipendenza dell’UE dalle importazioni esterne. Entro il 2030, almeno il 10% del fabbisogno europeo di materie prime dovrà provenire da fonti interne. Il 40% dovrà essere trattato localmente. Invece, il 25% dovrà derivare da materiali riciclati. L’obiettivo finale è che non più del 65% dei consumi provenga da un unico Paese terzo.
A supportare questo percorso è il progetto FutuRaM, finanziato dal programma europeo Horizon. In cosa consiste? Nell’analizzare appunto la circolarità delle materie prime critiche in UE, Regno Unito e Paesi limitrofi. Insomma, se l’attuale tendenza non cambierà, nel 2050 i rifiuti elettronici potrebbero raggiungere 19milioni di tonnellate l’anno. Parliamo di quasi il doppio rispetto a oggi. Ma, adottando un modello di economia circolare e investendo in infrastrutture di riciclo avanzate, l’Europa potrebbe recuperare annualmente fino a 1milione di tonnellate di CRM. Solo così potrebbe davvero assicurarsi una fonte stabile e sostenibile di materiali utili.