Sony ha messo le cose in chiaro su un punto che agita parecchio chi aspetta la prossima console: la futura PS6 non verrà venduta in perdita, qualunque cosa accada al mercato dei componenti. Una posizione netta, arrivata mentre circolano voci poco rassicuranti sui costi di produzione, che secondo alcune stime potrebbero arrivare a sfiorare cifre molto alte per ogni singola unità.
Il tema è venuto fuori durante una sessione di domande e risposte dedicata alla divisione Game & Network Services dell’azienda. I dirigenti si sono trovati davanti a una richiesta diretta: con il prezzo dei componenti in continua salita, e in particolare la RAM, la strategia sui listini continuerà a premiare la redditività anche con la console di nuova generazione? La risposta, in sostanza, è stata sì.
Perché Sony non vuole vendere l’hardware in perdita
Nelle trascrizioni ufficiali la società ha ribadito un concetto che ripete da tempo, ovvero che l’hardware è la base di tutta l’esperienza di gioco. L’obiettivo dichiarato è far percepire il valore di quel prodotto a chi lo acquista. “In primo luogo, consideriamo l’hardware come la base per fornire l’esperienza di gioco e, offrendo prodotti come il PlayStation Portal Remote Player, miriamo a fornire esperienze adattate agli stili di gioco degli utenti al di fuori del salotto, che è tradizionalmente considerato l’ambiente di utilizzo principale”, ha spiegato l’azienda.
Sul fronte economico il messaggio è ancora più diretto. I vertici hanno ammesso che non è realistico assorbire da soli tutti i rincari sui componenti, tanto che alcuni aumenti di prezzo sono già stati applicati al di fuori del Giappone. Nonostante questo, dicono, le vendite procedono come previsto e non si è notato alcun calo della domanda. Tradotto: i ritocchi al listino non hanno spaventato i clienti.
Il nodo della RAM e i rincari che toccano tutti
Il punto chiave riguarda proprio la marginalità. “In linea di principio, non intendiamo vendere l’hardware in forte perdita. Al contempo, stiamo monitorando attentamente il mercato e continuando a valutare il nostro approccio”, ha precisato la società, aggiungendo che vuole assicurarsi che chi compra comprenda fino in fondo il valore offerto rispetto alla cifra spesa.
Dietro tutto questo c’è una situazione che non riguarda soltanto PlayStation. La carenza di memorie RAM e di archiviazione, con il conseguente aumento dei costi, ha già fatto lievitare i prezzi dell’hardware per diverse aziende del settore. Non solo Sony, quindi, ma anche realtà come Microsoft, Nintendo, Apple e Valve si trovano a fare i conti con la stessa pressione sui costi. La logica sembra chiara: finché i clienti continuano a comprare e riconoscono il valore del prodotto, l’azienda non ha intenzione di rimetterci sull’hardware. Una linea che, applicata alla futura console, lascia intuire come potrebbe muoversi il colosso giapponese quando arriverà il momento di fissare il prezzo della prossima generazione.