I prezzi delle memorie raccontano una storia che parte da cifre che oggi suonano quasi assurde e arriva fino al 2026, quando RAM, SSD e chip per l’intelligenza artificiale si muovono lungo traiettorie sempre più diverse tra loro. Per decenni, quando RAM e storage costavano cifre proibitive, software, sistemi operativi e database nascevano con vincoli durissimi. Poi il costo per gigabyte è crollato e molte architetture hanno cominciato a trattare la capacità come una risorsa quasi ordinaria. Quasi, appunto. Il lavoro del progetto Stanford DAM rimette ordine in questa lunga traiettoria, raccogliendo dati storici e attuali su DRAM, NAND flash e HBM, ovvero le tre famiglie di memoria che oggi pesano in modo molto diverso su PC, server, SSD e acceleratori per l’AI.
Alla base c’è il dataset di John C. McCallum, usato per la DRAM fino al 2024, che include informazioni risalenti addirittura al 1957, quando la memoria a flip-flop o a nuclei magnetici aveva costi oggi quasi inconcepibili. Da allora il prezzo per megabyte, poi per gigabyte, ha seguito una discesa enorme ma non lineare. Crisi di offerta, transizioni tecnologiche, fine vita di alcune generazioni e nuove domande di mercato hanno creato salti, pause e distorsioni. Stanford DAM prova a rendere tutto leggibile con grafici interattivi, dati scaricabili e una distinzione netta tra prezzi retail, stime industriali e valori modellati.
Perché un grafico sui prezzi della memoria dice più di quanto sembri
Il file CSV collegato alla pagina rende il quadro estremamente chiaro. Raccoglie 700 osservazioni distribuite tra DRAM, NAND e HBM, con serie diverse per origine, periodo e metrica. La DRAM occupa la fetta più ampia, con 503 righe, la NAND segue con 121 righe, mentre la HBM ne conta 76. Non una sola curva, quindi, ma tre storie tecniche tenute insieme dalla stessa domanda di fondo: quanto costa spostare, conservare o avvicinare all’unità di calcolo un gigabyte di memoria?
Il primo punto, datato 1957, indica una memoria a transistor flip-flop con un costo normalizzato di circa EUR 360.373.305.278 per GB. L’ultimo punto della stessa serie, luglio 2024, scende a EUR 1 per GB per un kit DDR4 da 64 GB. Il rapporto supera i 268 miliardi a 1. Prodotti non comparabili, certo, perché cambiano tecnologia, mercato, scala produttiva e modalità di acquisto. Però l’ordine di grandezza della trasformazione resta sotto gli occhi di tutti.
La DRAM è la memoria volatile su cui si appoggiano CPU, sistemi operativi, applicazioni e macchine virtuali. Per decenni il suo prezzo ha definito il limite pratico di quello che un computer poteva fare. Chi ha lavorato con i PC degli anni Ottanta e Novanta sa bene quanto 1 MB, 4 MB o 16 MB potessero cambiare l’esperienza d’uso. Dal 2024 in poi Stanford estende la serie usando Keepa, lo strumento che traccia lo storico dei prezzi su Amazon. Da qui un piccolo scalino, dovuto al passaggio da un dataset storico a prezzi retail online, con offerte aggressive e prodotti in fine serie che possono comparire all’improvviso.
NAND e HBM, due mondi che tirano i prezzi in direzioni opposte
La NAND flash è la tecnologia alla base degli SSD, delle memorie eMMC, UFS e di molti supporti removibili. Dal 2016 in avanti il riferimento sono i prezzi dei più economici SSD NVMe consumer ricavati da Keepa. Restano fuori gli SSD SATA, gli enterprise e i drive da datacenter, che hanno logiche diverse: più overprovisioning, firmware per carichi sostenuti, protezione contro la perdita di alimentazione, durata in DWPD o TBW. Il CSV parte dal 2010 con circa EUR 2 per GB e arriva a giugno 2026 a circa EUR 8.551 per GB per un SSD NVMe Western Digital da 4 TB, con un minimo registrato di EUR 2.892 per GB.
La parte più curiosa riguarda la HBM, la High Bandwidth Memory che usa stack di chip DRAM collegati verticalmente, vicino al die logico dell’acceleratore. Qui il prezzo non nasce da listini pubblici ma da contratti riservati. Stanford lo dichiara apertamente: i valori sono stime di analisti, non prezzi verificati. HBM2e compare nel 2021 a circa EUR 5 per GB, HBM3 sale a circa EUR 8 per GB nel biennio 2022–2023, HBM3e tocca circa EUR 16 per GB a marzo 2025 prima di normalizzarsi verso 15-EUR 14. HBM4 appare come proiezione, indicata a circa EUR 14 per GB con lancio previsto per il terzo trimestre 2026.
Per il mercato consumer la lettura non è più così lineare. RAM e SSD restano molto più accessibili rispetto al passato, ma il 2026 sta mostrando una tensione reale sui prezzi. La domanda dei datacenter AI, la priorità data a HBM e memoria server, la riduzione delle allocazioni verso i produttori di moduli stanno facendo risalire i listini anche per prodotti ordinari. TrendForce ha stimato per il secondo trimestre 2026 forti rialzi nella NAND Flash e un mercato DRAM ancora sostenuto da offerta stretta. Il vecchio assunto secondo cui la memoria costa sempre meno funziona nel lungo periodo, ma descrive male la fase attuale.
Un sistema con 16 GB di RAM e 1 TB di SSD non sembra più una macchina estrema, eppure proprio queste configurazioni rischiano di diventare più sensibili al prezzo finale di notebook, desktop e mini PC. Per l’intelligenza artificiale la memoria pesa ancora di più: addestrare e servire modelli grandi richiede acceleratori con molta capacità e moltissima banda. Se la HBM diventa la voce dominante nei costi dell’hardware, l’economia dei modelli non dipende solo dal numero di GPU, ma anche da quanta memoria ad alta banda si riesce a comprare, integrare e alimentare.