Porsche si trova davanti a una riorganizzazione che rischia di essere molto più pesante di quanto ci si aspettasse. Dopo i primi interventi annunciati nei mesi scorsi, la casa automobilistica tedesca starebbe preparando un nuovo pacchetto di misure per abbattere i costi. E secondo le indiscrezioni che arrivano dalla Germania, il conto potrebbe essere salato: fino a 4.000 posti di lavoro a rischio. Un colpo che arriva in un momento tutt’altro che semplice, con la domanda globale che rallenta, il mercato cinese in affanno e una transizione verso l’elettrico che sta rivelandosi più complicata del previsto.
Dove cadranno i tagli e quali reparti sono coinvolti
Il nuovo piano di efficienza dovrebbe colpire soprattutto le aree del management, l’amministrazione e una parte delle attività di ricerca e sviluppo. In particolare, nel centro tecnico di Weissach sarebbe allo studio una sforbiciata alla capacità operativa di circa il 30%. Porsche non conferma le cifre, ma ha ammesso di lavorare a un cosiddetto “pacchetto per il futuro” pensato per rendere l’azienda più leggera ed efficiente. La presentazione dovrebbe arrivare entro la fine di luglio.
Questi possibili licenziamenti andrebbero a sommarsi a quanto già messo in cantiere negli ultimi mesi. Il costruttore aveva infatti annunciato la soppressione di 1.900 posti entro il 2029 nell’area di Stoccarda, il mancato rinnovo di circa 2.000 contratti a termine e la chiusura di tre società controllate, con oltre 500 dipendenti coinvolti. Numeri che, messi in fila, raccontano una fase davvero difficile per il marchio di Zuffenhausen.
La crisi cinese e i numeri che pesano sui conti
Alla radice di tutta questa ristrutturazione c’è un contesto economico che continua a peggiorare. Il mercato cinese, da sempre uno dei più redditizi per Porsche, sta vivendo un rallentamento marcato, complice la concorrenza sempre più agguerrita dei costruttori locali specializzati in auto elettriche. A complicare le cose ci sono anche i dazi negli Stati Uniti, una domanda più bassa del previsto per alcuni modelli elettrificati e il generale raffreddamento del segmento premium. I dati più recenti raccontano bene il momento. Nel primo semestre del 2026 le consegne globali sono calate del 16%, con un tracollo del 32% in Cina. Il mercato asiatico, insomma, resta la principale spina nel fianco per la casa tedesca.
Con il nuovo amministratore delegato Michael Leiters, Porsche sta cambiando marcia sul piano industriale. L’idea è tornare a concentrarsi sui modelli più redditizi, tenendo più a lungo in gamma i motori a benzina e le ibride plug-in, riducendo il numero delle varianti e puntando gli investimenti sui prodotti con i margini migliori. Negli ultimi mesi l’azienda ha anche deciso di chiudere alcune attività ritenute non strategiche, tra cui quelle legate alle batterie sviluppate internamente, alle biciclette elettriche e ad altri progetti lontani dal business principale.